8 Gennaio 2016

Colonia: violenza sessuale e razzismo

Pubblichiamo un articolo dei compagni di Der funke, sezione tedesca della Tendenza marxista internazionale sui fatti di Capodanno a Colonia

Durante la notte di San Silvestro, nella piazza davanti alla stazione centrale di Colonia più di settanta donne sono state vittima di aggressioni sessuali, sono stati inoltre denunciati due stupri (ulteriori aggressioni sono state segnalate dopo la pubblicazione dell’articolo – ndt).

Se a capodanno la polizia di Colonia riferiva che la situazione sarebbe stata priva di tensioni, gli atti di violenza inizialmente ignorati dalla polizia sono diventati nei mass media la “notte di terrore di Colonia”. Il dibattito politico si surriscalda – perché i migranti sono stati identificati come colpevoli.
In questi giorni le circostanze sono favorevoli per i cosiddetti “cittadini preoccupati”. Così, per esempio un post del movimento razzista Pegida su Facebook recita: “la distanza di un braccio non ci ripara da aggressioni sessuali o di altro tipo, la larghezza del Mediterraneo invece sì”(1). Politici borghesi e giornali liberali non sono da meno. Sessismo e violenza sessuale non sono argomento di discussione, si parla piuttosto di “modello culturale” e di diritto d’asilo. Reazionari di varie correnti seguono già da un pezzo questa strada, atteggiandosi a “difensori delle donne”. Questi signori sono spesso gli stessi che trovano del tutto accettabili le “palpate di sedere” e che si schierano contro il finanziamento delle case di accoglienza delle donne che hanno subito violenza (2).

La violenza sessuale non è un privilegio dei migranti

Come riferimento a questa ipocrisia viene citato volentieri l’Oktoberfest di Monaco, dove ogni anno vengono commesse parecchie violenze, ma ciò non porta ad alcun dibattito pubblico sui diritti delle donne. In Europa una donna su tre dall’età di 15 anni ha già subito violenza fisica e/o sessuale. Una donna su tre ha subito almeno una violenza psicologica dal partner, il 18% delle donne intervistate erano già state almeno una volta vittima di comportamenti persecutori (dati di un’intervista dell’Agenzia dell’Unione europea per i diritti fondamentali). Nell’80% dei casi di violenza sessuale e nel 60% in quelli di molestia sessuale il maltrattatore è una persona che la donna conosce.

Dove sono dunque in questi casi le urla dei tanto preoccupati “difensori delle donne”? Naturalmente non esistono. Ora ad emettere urla sono solo quelli che intravedono una donna picchiata in ogni donna con il velo. Quelli sono gli stessi che appoggiano una birra sul fondoschiena delle proprie ragazze e ne postano la foto su internet. Per i diritti delle donne si interessano solo quando i “richiedenti asilo” infastidiscono le donne. A quanto pare la violenza sessuale negli occhi dei nuovi “difensori delle donne” è un privilegio che essi vogliono riconoscere solo a se stessi.

Le vittime sono escluse dal dibattito

Le conclusioni di destra sono di fatto false e politicamente inconsistenti. Anche l’obiezione riguardante l’Oktoberfest non è tuttavia priva di problemi. Mettiamoci nei panni delle donne che nella notte di San Silvestro sono state vittima di violenze sessuali. Se cercano una spiegazione a ciò che è loro accaduto, hanno la possibilità di scegliere tra due argomentazioni: “colpevoli sono i richiedenti asilo” oppure “ora viene fatto un dramma per qualcosa che succede anche all’Oktoberfest”. Entrambe le spiegazioni sono insufficienti dal punto di vista delle vittime.

Il fatto è che le vittime hanno subito qualcosa di terribile, ma nel dibattito che si è scatenato non se ne parla. Non si discute di come sia possibile che delle donne nella folla subiscano violenze sessuali senza che qualcuno intervenga. Non si discute di come si possano aiutare al meglio le vittime, affinché esse possano elaborare l’esperienza subita. In conclusione, non poche donne sicure di sé, violentate da un branco di gentaglia, vengono degradate a deboli esseri che necessitano di essere difese da maschi. Non c’è traccia di considerazioni su come debba essere organizzata una società in cui non avvengano violenze sessuali né in pubblico né in privato. Gli episodi di violenza che le donne sono state costrette a vivere vengono invece strumentalizzati per dare al latente dibattito sui profughi una piega razzista. Colpevolizzare i migranti non ha proprio nulla a che fare con ciò che è stato fatto a queste donne. Ed è menzionato di sfuggita, probabilmente senza alcun fondamento di fatto.

Bande di periferia di Colonia

Attivisti locali a Colonia riferiscono infatti che queste aggressioni sono state compiute da bande di periferia note alla polizia, i cui membri sono tutti quanti nati e cresciuti in Germania. Sarebbe allora il caso di porsi alcune domande. Non è forse andato qualcosa storto tra i giovani socialmente svantaggiati ed esclusi in alcuni quartieri di Colonia? Disoccupazione, politiche statali di tagli nonché un sistema educativo e delle infrastrutture sociali carenti possono aver costituito un terreno fertile per giovani criminali ai quali non è stata concessa la possibilità di ottenere un titolo di studio, una formazione professionale e la speranza di una vita dignitosa uscendo da questo ambiente? Dovrebbe poi forse venire considerato, se nei ghetti di periferia di una città con oltre un milione di abitanti come Colonia non fosse già da tempo prevedibile l’esistenza di una tale dinamite sociale derivante dallo sviluppo di uno strato di uomini declassati e se non si fosse stati da ciò messi in guardia.

Così tante domande restano ancora da chiarire – anche la questione, se una massa di elementi criminali nel piazzale davanti alla stazione nella notte di San Silvestro sia giunta spontaneamente e per caso o se non fosse qualcosa di organizzato sistematicamente. Già Marx, Engels e Rosa Luxemburg parlarono di “sottoproletariato” come “putrefazione passiva degli infimi strati della società” disposti “a lasciarsi comprare per mene reazionarie”. Erano anch’essi elementi sottoproletari “comprati” quelli che, cinque anni fa, durante la “primavera araba” cercarono di impedire violentemente la partecipazione di giovani donne alle proteste di massa rivoluzionarie contro il regime di Mubarak.

Digressione

Sia il sessismo che il razzismo sono potenti strumenti della classe dominante per dividere la classe operaia. Attraverso strumenti del genere ci viene impedito di lottare insieme. Tollerando ampiamente molestie sessuali e violenza da parte della società, si dà ai maschi che vengono sfruttati al lavoro la possibilità di atteggiarsi a “capi” almeno di fronte alle donne. Ciò vale anche nel caso del razzismo. Se le lavoratrici e i lavoratori danno la colpa ai profughi della loro cattive condizioni di vita, coloro che veramente li sfruttano possono starsene tranquilli.

Un effetto secondario dell’eco mediatico della notte di San Silvestro di Colonia è anche il fatto che negli ultimi giorni la recente spirale di estrema destra di terrore e violenza contro profughi e attivisti di sinistra è stata pressoché sottaciuta. Così gli spari notturni nell’alloggio per profughi a Dreieich (Assia) dello scorso fine settimana rappresentano un salto qualitativo. Allo stesso modo non compare fra le notizie il tentato omicidio eseguito con 17 coltellate da parte di tre fascisti a Wismar nei confronti di Julian K., membro del direttivo del circolo della Linke e portavoce di Solid, organizzazione giovanile della Linke.

Solidarietà a tutte le vittime

Dopo Colonia dobbiamo andare avanti solidarizzando con determinazione con tutte le vittime di violenza sessuale, senza lasciarci mettere fuori strada da argomentazioni razziste. Dobbiamo respingere categoricamente quei consigli assurdi su come comportarsi, i quali più o meno esplicitamente attribuiscono alle donne colpite una corresponsabilità per come si vestono e si pongono nei confronti degli altri – è lo stesso se questi suggerimenti provengono dalla sindaca di Colonia, da ottusi nazionalconservatori o da reazionari dell’ambiente dei migranti motivati da ragioni religiose. Come marxisti dobbiamo impegnarci per una società nella quale uomini e donne, indipendentemente dalle loro origini, si possano esprimere liberamente senza pressione dovuta al ruolo sociale, sessismo o violenza sessuale.

8 gennaio 2016

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