2 Ottobre 2019

Clima: il movimento rilancia!

Piazze piene e una coscienza che cresce

Il terzo Climate Strike in Italia è stato un successo, con più di 500mila giovani in piazza, superando anche le cifre del primo sciopero del 15 marzo. Diversi aspetti hanno contribuito a questa crescita, che non è solo una crescita numerica ma uno sviluppo politico che merita di essere compreso.
Le devastazioni ambientali di quest’estate, incendi in Amazzonia su tutti, hanno suscitato una grande ondata emotiva. Questa ondata ha una natura qualitativa diversa dal passato. Se un tempo prevaleva la contrizione, o la disperazione, dopo il 15 marzo e le grandi promesse fatte in ogni sede istituzionale, a prevalere è la rabbia. Proprio nei giorni degli incendi l’Unione europea discuteva l’approvazione di un accordo commerciale a tutto favore degli allevamenti creati bruciando l’Amazzonia, in cambio di automobili a benzina europee. Promessa dopo promessa, disastro dopo disastro, si scrosta l’intonaco dell’ambientalismo borghese e di governo ed emerge la necessità di abbattere l’intero edificio del sistema capitalista. Il tempo approfondirà questo processo.

Governo amico?

Il nuovo governo Pd-M5S è un distillato di questo ambientalismo parolaio. Il ministro dell’Istruzione Fioramonti ha emanato una circolare per chiedere ai presidi di giustificare l’assenza per manifestazione. Una misura che ha aperto discussioni in tutte le classi e dato maggiore fiducia al movimento. Una misura giusta, che andrebbe estesa a tutte le manifestazioni studentesche, comprese quelle per l’istruzione o contro le grandi speculazioni, che ricevono un trattamento molto diverso. Negli stessi giorni il governo smontava pezzo dopo pezzo il Decreto Ambiente. Il messaggio è: “siamo con voi a patto che vi accontentiate di chiacchiere”.
La soluzione ideale per il governo sarebbe fare una bella Dichiarazione di emergenza climatica, su cui si concentrano le richieste della direzione dei Fridays For Future, specialmente, guardacaso, degli elementi più vicini al Pd. Su questo non ci può essere ambiguità: queste dichiarazioni non cambiano le politiche governative, ma usurpano la credibilità del movimento per sostenere gli stessi assetti di potere che ci hanno portato sin qui. In questo senso, sono uno strumento contro il movimento.

Una questione di sostanza, non di toni

In alcune piazze ci sono state prese di posizione con toni più duri verso il governo o amministratori locali. A Milano, ad esempio, è stato affisso uno striscione rivolto al sindaco Sala “basta parole, vogliamo fatti”. Il problema è che i fatti del sindaco Sala sono noti e arcinoti. Il 15 marzo si è fatto le foto con gli studenti e poi ha rincarato il biglietto del trasporto pubblico. Il 27 settembre ha fatto le foto con gli studenti e ha dato via libera alla cementificazione dell’area di Cascina Merlata. La prossima volta possiamo attaccare quattro striscioni e immancabilmente.. farà una foto con gli studenti, e ci farà un altro regalo.
Va quindi sciolta un’ambiguità che marciava alla testa di molti cortei: quando chiediamo “change the system, not the climate”, il cambiamento che chiediamo è un cambiamento nel sistema capitalista o per rovesciare il sistema?
Oggi le posizioni prevalenti nei Fff si collocano tutte nel sistema e si rivolgono tutte a chi comanda il sistema. La differenza è di tono, non di sostanza: dichiarazioni di emergenza (“cortesemente, potete fare qualcosa?”), giustizia climatica (“fate qualcosa ma fatelo nel giusto modo”), azioni dirette e disobbedienza civile (“facciamo casino perché facciate qualcosa”). Tutte queste posizioni sono subalterne alla classe dominante, che farà sì qualcosa, cioè quello che ha sempre fatto: profitti.

RevolutionForFuture!

Il punto è invece rompere col capitalismo. Espropriare le aziende energetiche e inquinanti per un piano internazionale di riconversione di produzione e distribuzione sotto il controllo dei lavoratori e di chi è colpito dalla devastazione ambientale.
Un settore crescente di giovani ha acquisito l’esistenza di una crisi ambientale e oggi non si pone il semplice problema di “fare qualcosa” ma del se e come è possibile rovesciare questo sistema. Si discute di questo in piazza, nelle scuole e nei collettivi. Chi frena questa discussione in nome dell’“apoliticismo” delle manifestazioni fa solo il servizio dei nostri nemici. Noi invece investiamo proprio per estendere ovunque questa discussione e organizzarsi. Perché l’unico cambiamento necessario, è un cambiamento rivoluzionario.

 

Articoli correlati

Ribellarsi a un futuro di povertà!

La crisi capitalista ha fatto dei giovani la sua carne da macello. L’idea che le nuove generazioni vivranno peggio dei loro genitori è ormai un luogo comune assodato, ma occorre guardare le cifre nude e crude per capire esattamente fino a che punto siamo arrivati.

No-Tap – Occupazione militare nel Salento

Nella notte di oggi l’intero paese di Melendugno è stato completamente militarizzato per permettere la ripresa dei lavori per la Tap (Trans Adriatic Pipeline).

Non un passo avanti – Un bilancio della seconda assemblea nazionale di Fridays for Future

Il 5 e 6 ottobre si è tenuta a Napoli la seconda assemblea nazionale di Friday for Future (FFF). Il primo giorno si sono svolti in contemporanea tre workshop (giustizia climatica, struttura interna, comunicazione e pratiche), il secondo l’assemblea plenaria.

Se una soluzione all’interno del sistema è impossibile, allora dobbiamo cambiare il sistema

Pubblichiamo il testo del documento prodotto da Fridays for future Crema per l’assemblea nazionale costituente del movimento “Fridays for future Italia”, tenutasi il 12-13 aprile a Milano.

Il diluvio universale… di petrolio – Intervista a Enrico Duranti su Radio BlackOut

Stamattina Radio Blackout ha intervistato il nostro compagno Enrico duranti, militante No triv Crema, sulla devastante crisi petrolifera in corso, che ha portato a un crollo drammatico del prezzo di questa materia prima.

Bologna – Aumenti Tper: il frutto avvelenato dell’ipocrisia PD

Partiranno dal 1 Agosto le nuove tariffe Tper, che porteranno il costo del biglietto da 1,30 a 1,50 euro, se acquistato a terra, e da 1,50 a ben 2 euro se il biglietto verrà acquistato in vettura: come ogni politica antipopolare che si rispetti anche questa colpirà i cittadini mentre sono in vacanza. Contentino : il prezzo degli abbonamenti rimarrà invariato.