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Elezioni 2018

Le ragioni della lista “Per una sinistra rivoluzionaria”

La nostra è una lista che si contrappone ai principali poli della politica parlamentare (Pd, destra, M5S). Ma la vera discriminante che vogliamo tracciare è quella sul programma: ha senso oggi proporre programmi di riforme, magari anche avanzate, in un contesto nel quale in tutti i Paesi lo spazio per il riformismo è stato consumato?

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4 marzo: appello al voto PER UNA SINISTRA RIVOLUZIONARIA

Il voto alla Sinistra rivoluzionaria è l’unico voto chiaro, che avrà un valore anche dopo il 4 marzo, che non verrà né tradito né strumentalizzato. Ogni voto che raccoglieremo sarà un messaggio forte e inequivocabile, per il programma che dice a chiare lettere che per conquistarci un futuro degno dobbiamo liberarci del capitalismo.

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Un terremoto politico – Primo bilancio del voto del 4 marzo

Il voto del 4 marzo costituisce un nuovo terremoto nella politica italiana, sia pure visto attraverso le lenti deformanti di una campagna elettorale.

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La borghesia cambia cavallo

Le elezioni del 4 marzo consegnano alla classe dominante un quadro politico devastato e per certi aspetti inedito. Dovranno fare di necessità virtù e governare con forze politiche che per anni hanno definito antisistema e che proprio per questo sono uscite trionfatrici dalle urne.

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La Lega – Da sempre forti con i deboli e deboli con i forti

In queste settimane preelettorali la Lega per raccattare voti si propone come paladina a difesa dei lavoratori e degli interessi del made in Italy nella lotta contro l’austerità imposta dall’Ue. Sotto la veste del severo padre di famiglia (o della patria, padana o italica essa sia) che lotta per il bene degli italiani (prima il bene era riservato solo ai padani…), il programma di Salvini è reazionario ed intriso di razzismo.

Elezioni 2018

Innamoramenti populisti della sinistra radicale

Dato che il problema dei rapporti col Pd è temporaneamente accantonato, nella sinistra radicale emergono più chiaramente i punti critici, teorici e politici. La crisi verticale della sinistra riformista in Italia e i successi dei 5 Stelle hanno infatti convinto buona parte dei dirigenti di questa sinistra che sia meglio nascondere, rinnegare o denigrare l’idea stessa dell’organizzazione politica e parlare in nome appunto del “popolo”, dei “movimenti”, ecc.