13 Marzo 2020

Cile, 8 marzo – “Facciamo la storia!” In milioni per le strade denunciano il terrorismo statale

L’8 marzo un corteo epocale ha riempito le strade del Cile per celebrare la Giornata Internazionale delle Donne Lavoratrici. Secondo gli organizzatori, solo a Santiago circa 2 milioni hanno sfilato e la cifra nazionale è stata attorno ai 3,5 milioni di persone.

Uno “Sciopero Generale Femminista” di due giorni era stato organizzato per l’8 e 9 marzo dal Comitato di Coordinamento Femminista del 8M. Questa convocazione è nello specifico contro il terrorismo di stato. Le donne sono la prima linea della ribellione cominciata a ottobre, sia fisicamente che nel portare avanti rivendicazioni ambiziose riguardo i diritti sociali, e contro la violenza e l’impunità delle forze statali.

Questo 8 marzo segue “l’Ottobre Cileno”. È anche possibile stabilire un filo rosso delle mobilitazioni delle donne, che in parte hanno guidato l’insurrezione nazionale cominciata dalle proteste degli studenti medi contro l’aumento delle tariffe del trasporto pubblico nella settimana del 18 ottobre 2019. Per esempio, la formazione di segreterie di genere nelle università del 2016 (cavalcando l’onda del movimento mondiale “Me Too”), fino al Maggio Femminista del 2018 e il corteo enorme e storico della Giornata Internazionale della Donna del 2019. Centinaia di migliaia di donne hanno protestato per anni contro le molestie, i femminicidi e il maschilismo. Il carattere internazionale dei movimenti delle donne è stato in primo piano con la parola d’ordine “Ni Una Menos” che si è diffuso in tutta l’America Latina e le mobilitazioni a favore dei diritti sull’aborto. L’esibizione virale “Un violador en tu camino” (Uno stupratore nel tuo cammino) promosso dal collettivo “Las Tesis”, unisce donne di tutte le latitudini contro la violenza di genere, contro lo stato e la polizia. In questa manifestazione epocale del 8 marzo 2020, la richiesta per le dimissioni del presidente Piñera è stata forte e chiara.

Con la fine delle vacanze estive, marzo ha portato di nuovo in prima linea della lotta due dei settori più combattivi contro il governo: donne e giovani. Il ritorno in classe ha scatenato un “Mochilazo” (ondata di manifestazioni studentesche) che ha causato la chiusura di oltre 20 stazioni della metropolitana di Santiago ed esteso le proteste in diverse città cilene, con in testa le studentesse delle superiori.

Abbasso Piñera

Il Coordinamento Femminista 8M (CF8M) e l’Assemblea di Coordinamento degli Studenti (ACES) si sono ritirati dalla “Mesa de Unidad Social”. Questo organismo inizialmente raggruppava centinaia di organizzazioni sociali e di lavoratori e ha avuto il suo momento migliore nella convocazione di uno sciopero generale gigantesco il 12 novembre, il più grande da decenni, che ha messo il regime con le spalle al muro. Dopo il così detto “Accordo per la Pace e la Nuova Costituzione” del 15 novembre fra il governo e i partiti dell’opposizione (con l’eccezione del Partito Comunista e settori del Fronte Ampio), la Mesa de Unidad Social stava sempre di più diluendo il suo ruolo di opposizione al governo, senza mai considerare seriamente la richiesta più popolare delle proteste “Abbasso Piñera!”. Il CF8M e l’ACES hanno denunciato il ruolo di conciliazione che alcuni dirigenti del Blocco Sindacale della Unidad Social hanno adottato di fronte a un governo che ha letteralmente dichiarato guerra ai suoi lavoratori e poveri. Fino ad allora, né repressione né concessioni false sono state in grado di placare la potente rivoluzione scatenatasi in Cile. Ma le esitazioni dei dirigenti sindacali e della sinistra hanno concesso una tregua al regime nel suo momento di crisi. L’accordo 15N cerca di incanalare le aspirazioni democratiche e di un tenore di vita migliore dentro lo scheletro istituzionale presieduto dal parlamento attraverso un referendum su una Convenzione Costituente. L’accordo non sfiora i privilegi della classe capitalista, né tocca il fondo privato per le pensioni dell’AFP, né le attività private nella sanità e l’istruzione; non parla di giustizia per le violazioni contro i diritti umani, né del rilascio di oltre 2000 prigionieri politici.

È stato appena dopo questo accordo ingannevole che l’azione di “Las Tesis” ha dato un nuovo slancio alle proteste. Ci hanno ricordato che non ci può essere perdono o oblio per gli abusi ai diritti umani commessi dalla polizia e l’esercito durante l’Ottobre Cileno. Abbiamo già tollerato 30 anni di “transizione democratica”, accordata sulle basi dell’impunità dei crimini della dittatura Pinochet e il continuo del modello economico capitalista. I cileni possono accettare adesso questo “accordo” del 15 novembre, ancora una volta sulle basi dell’impunità, e senza toccare il potere economico dei padroni in Cile? I media internazionali hanno dovuto rilanciare il fenomeno virale di “Un violador en tu camino”, ma annacquandone i contenuti e spiegando che si trattava semplicemente di un’azione contro la violenza di genere in generale. L’azione, ovviamente, denuncia l’oppressione delle donne, le molestie, i femminicidi e le scomparse, ma denuncia esplicitamente anche gli agenti dello stato. Nel contesto in cui vivono i cileni, lo slogan ha sferrato colpi direttamente al governo criminale di Piñera e alla normalità fatta di violenza che vogliono imporre.

Il corteo dell’8 marzo di questo 2020 mostra le donne non solo come vittime di abusi che stanno richiedendo diritti dallo stato, ma soprattutto come le protagoniste delle proprie vite e come fulcro del movimento storico. Históricas (facciamo la storia) diceva uno striscione enorme nel corteo. Le donne stanno anche riprendendo un fondamentale metodo di lotta degli oppressi e sfruttati, lo sciopero, che solleva la questione di chi veramente faccia funzionare la società. Lo “Sciopero Generale Femminista” pone l’attenzione al lavoro domestico e di cura, il lavoro di riproduzione sociale che portano avanti principalmente le donne. A sua volta, le condizioni precarie di lavoro, salari e pensioni colpiscono più pesantemente le donne: il settore più sfruttato della classe operaia. Dopo la domenica dell’8 marzo epica, lunedì è stato principalmente riguardo lo sciopero. Javiera Munzi, portavoce per l’CF8M spiegava:

“Oggi scioperiamo dappertutto nel territorio, dappertutto nel paese. La negazione della storia da parte di coloro che negano i diritti umani e li violano come la ministra Plá (ministra “della Donna e dell’Uguaglianza di genere del Cile”) meritano uno sciopero, il debito dell’istruzione merita uno sciopero, circa metà delle donne nel nostro paese che guadagnano il salario minimo merita uno sciopero, i femminicidi meritano uno sciopero, la repressione che abbiamo vissuto durante la giornata di ieri merita uno sciopero. Andate fuori e gridate per un’altra vita”.

Per uno sciopero nazionale!

Il Blocco Sindacale dell’Unidad Social ha annunciato il suo appoggio per le mobilitazioni dell’8-9 marzo, ma senza fare alcuni piani concreti per queste ultime, solo un appello di solidarietà generale. Per l’anniversario del governo di Piñera del 11 marzo, ha annunciato uno sciopero alle 11, di 11 minuti! Forse in sintonia con il metodo di “flashmob” di certi gruppi femministi, ma completamente disconnesso dallo spirito dei cortei di massa che richiedono con forza le dimissioni di Piñera, la fine dell’impunità e diritti sociali per il popolo. Il governo ha di nuovo perso l’iniziativa contro l’8 marzo. Ancora una volta, come è stato storicamente, le mobilitazioni di massa delle donne riconfigurano i rapporti di forza a favore della classe operaia nel suo complesso.

Le organizzazioni di base devono andare oltre i limiti imposti dall’accordo, il quale è una farsa che continuerà ad aggiungersi alle violazioni dei diritti umani. Il movimento delle donne e femminista dovrebbero lanciare un appello ai dirigenti sindacali, per organizzare uno sciopero attivo nei posti di lavoro attraverso la convocazione di assemblee di massa dei lavoratori.

I cortei sono stati impressionanti, ma non è abbastanza per far cadere il regime del padronato cileno. Dopo la crisi del 2008, e la ripresa economica più lenta della storia, gli economisti ipotizzano una recessione globale. Qualsiasi evento incidentale potrebbe causare una depressione. I padroni vogliono far pagare la crisi ai lavoratori. La minoranza capitalista si aggrappa alla sua ricchezza e non c’è spazio di manovra per fornire vere concessioni che soddisfino i bisogni delle persone. Per tutto il mondo, le così dette democrazie sono soltanto una maschera che inizia a cadere, rivelando il carattere autoritario della dittatura del capitale. Tutti coloro che propongono soluzioni dentro lo schema del capitalismo, la proprietà privata e i confini nazionali, sono destinati a fallire e saranno complici nell’ingannare le masse. In Cile, la situazione dei salari, pensioni, disoccupazioni e del debito delle famiglie non sembra migliorare. Non importa cosa faccia, questo governo sarà, agli occhi di tutti, il responsabile per il disastro economico, politico e sociale in arrivo.

Un grande sciopero nazionale deve essere organizzato dalle organizzazioni di base per dimostrare che sono i lavoratori a permettere che l’economia e la società funzionino. Donne e giovani per le strade hanno dato l’esempio che uniti siamo più forti.

Per un’Assemblea Nazionale della Classe Operaia organizzata dal basso !

Per un Governo dei Lavoratori, che riprenda il controllo delle risorse, quali acqua, rame, litio e la ricchezza dell’oceano!

Per l’Espulsione delle forze armate e delle multinazionali del legno dal Wallmapu, il territorio ancestrale dei Mapuche!

Abbasso Piñera e il suo regime capitalista!

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