24 Aprile 2021 Erika Roedl e Arman Ebrahimi, da Minneapolis

Chauvin condannato per l’omicidio di George Floyd, ma non può esserci una vera giustizia in un sistema razzista!

La scorsa estate, negli Stati Uniti decine di milioni di persone hanno partecipato al movimento Black Lives Matter scatenato dall’omicidio razzista di George Floyd da parte della polizia. Quasi un anno dopo, il 20 aprile 2021, il suo assassino Derek Chauvin è stato condannato per tre capi di imputazione: omicidio preterintenzionale di secondo grado, omicidio di terzo grado “nel disprezzo per la vita umana” e omicidio colposo di secondo grado.

La condanna di Chauvin non significa affatto giustizia per George Floyd e per tutti coloro che affrontano costantemente la brutalità della polizia. Che un singolo poliziotto venga “ritenuto responsabile” delle sue azioni è un gesto simbolico che arriva in risposta all’enorme forza sprigionata dalle masse durante il movimento dello scorso anno.

Ma la rivolta della scorsa estate non è stata causata solo dall’omicidio di George Floyd: è stata un’esplosione di tutta la rabbia repressa, prodotto delle persecuzioni e dello sfruttamento continui che milioni di oppressi subiscono ogni giorno. Nella sola Minneapolis, la polizia ha ucciso quasi 50 uomini di colore negli ultimi 20 anni. Tra il 2013 e il 2020, gli agenti di polizia statunitensi hanno ucciso oltre 9.000 persone, un quarto delle quali erano nere. Il movimento dello scorso anno è stato rinfocolato dall’uccisione di Breonna Taylor nel Kentucky e dall’uccisione di Jacob Blake nel Wisconsin. Chiedeva giustizia, non solo per George Floyd, ma anche per tutte le vittime senza nome i cui assassini in blu non sono mai finiti in tribunale.

Negli ultimi otto anni, solo 151 delle uccisioni documentate da parte di poliziotti hanno portato a un’incriminazione, per non parlare delle condanne. Ciò equivale a solo l’1,6% del totale. Ad esempio, l’agente che ha sfacciatamente sparato a Jacob Blake a Kenosha non deve affrontare alcuna conseguenza per le sue azioni. Inoltre il caso di Blake non si riflette nelle statistiche perché è ancora vivo, paralizzato dalla vita in giù dopo essere stato colpito a bruciapelo alla schiena sette volte. Gli agenti che hanno ucciso Breonna Taylor non hanno dovuto rispondere ad alcun capo d’imputazione. Nemmeno l’agente di Chicago che ha sparato al tredicenne Adam Toledo, nonostante il filmato della bodycam mostri il ragazzo che alza le mani appena prima di venire ucciso.

Dall’inizio del processo Chauvin il 29 marzo, la polizia ha ucciso più di tre persone al giorno. E l’11 aprile, prima ancora che la difesa di Chauvin potesse svolgere la sua arringa, Daunte Wright è stato assassinato dalla polizia nel Brooklyn Center, a breve distanza dal centro di Minneapolis.

C’è stata una risposta immediata a questo ultimo omicidio, con centinaia di persone che si sono riversate in strada in segno di protesta. La Guardia Nazionale, che era mobilitata per il verdetto Chauvin, è stata schierata prima del previsto. Il governatore democratico Tim Walz ha informato la popolazione che la “più grande presenza di polizia nella storia del Minnesota” avrebbe imposto un coprifuoco, che sarebbe dovuto opportunamente iniziare alle 19:00, l’ora fissata per la protesta in seguito all’uccisione di Wright. Ma i manifestanti sono comunque scesi in piazza dove hanno dovuto affrontare una feroce repressione, con proiettili di gomma e gas lacrimogeni che hanno provocato feriti praticamente ogni notte durante le proteste. Lungi dall’essere una dimostrazione di forza, questa violenza della polizia contro i manifestanti, insieme al verdetto di colpevolezza di Chauvin, mostra che la classe dominante è profondamente preoccupata che ci sia un altro movimento di massa. Le proteste del Black Lives Matter dello scorso anno hanno messo paura alla classe dominante. Nel momento più alto del movimento, il presidente Trump si nascose in un bunker sotterraneo, minacciando di usare tutta la potenza dei militari contro dei civili disarmati.

Si avvicina rapidamente il centesimo giorno da quando Biden è in carica e, dopo quattro anni turbolenti di presidenza Trump, la borghesia sta cercando di ristabilire la credibilità del proprio sistema. Quindi, insieme al bastone, viene utilizzata anche la carota. Durante il processo, Biden ha chiamato la famiglia di George Floyd per dire che stava “pregando” per un “verdetto giusto”, e la deputata Maxine Waters ha detto che sperava che Chauvin venisse giudicato “colpevole, colpevole, colpevole”. Il verdetto di colpevolezza fa parte di un tentativo concertato della classe dominante per dimostrare che il sistema giudiziario è “equo”, per prevenire un’altra esplosione da parte di milioni di persone a livello nazionale.

Dato che la posta in gioco è alta, il governo si è sforzato di controllare le informazioni, il dialogo e la “stabilità” durante il processo. Poco prima dell’inizio del procedimento, il governo di Minneapolis ha eretto barricate intorno al tribunale che si trova nel centro della città, l’immagine stessa di un sistema giudiziario “libero, equo e che ispira fiducia”. In coordinamento con il governatore Walz, la città di Minneapolis ha dispiegato 2.000 soldati della Guardia Nazionale per la durata del processo come parte dell'”Operazione Safety Net”. La polizia ha posizionato del filo spinato intorno agli edifici governativi nel tentativo di intimidire i manifestanti. Tuttavia, il primo giorno del processo circa 1.000 persone hanno protestato fuori da un Hennepin County Government Center che era stato barricato, e da allora ci sono state proteste quasi quotidiane.

L’amministrazione comunale ha anche cercato di “influenzare” l’opinione pubblica riguardo al processo, attraverso la messa sotto contratto di influencer dei social media affinché diffondessero le informazioni istituzionali. Gli annunci per l’assunzione miravano specificamente alle minoranze etniche della zona, offrendo 2.000 dollari a ciascuna delle sei persone che avrebbero diffuso “messaggi generati e approvati dalla municipalità”. Il consiglio comunale a maggioranza democratica ha cercato di fare ciò che i democratici sanno fare meglio: cooptare i leader del movimento per portare avanti il loro programma. Alla fine, davanti alla reazione negativa dell’opinione pubblica, queste “opportunità di lavoro” sono state ritirate.

Inoltre, i media borghesi hanno tentato di fornire una copertura “neutrale” e “accurata” durante il processo, e lo stato ha permesso un maggior grado di “trasparenza” alla stampa, essendo questo il primo processo penale nella storia dello stato ad essere trasmesso in televisione. Parte di questa copertura “neutrale” da parte della St. Paul Pioneer Press includeva le opinioni del professore della facoltà di giurisprudenza dell’Università del Minnesota, Richard Frase, che ha difeso la necessità di trovare giurati che “non abbiano ancora preso una posizione sul caso” cercandoli nelle zone rurali della contea di Hennepin, che sono prevalentemente conservatrici e bianche.

Contrariamente all’idea di “imparzialità” della Pioneer Press, una giuria di soli bianchi, condanna gli imputati neri 1,25 volte più spesso rispetto agli imputati bianchi. I pool di 50 o 100 giurati potenziali di solito hanno solo (quando ce ne sono), uno o due neri e questo avviene anche nelle contee più “diversificate” del paese. In questo processo, un pool di 300 giurati è stato selezionato sia dalla difesa che dall’accusa. La giuria finale di 12 membri e due supplenti è stata proclamata la “più diversificata di Minneapolis”, il che significava essenzialmente che non era tutta di bianchi.

Ma non ci possono mai essere vere “imparzialità” e “equità” sotto al capitalismo, perché è la classe dominante che stabilisce le regole per un sistema intrinsecamente razzista. Come affermato nell’ABC del comunismo: “Qualunque sia la composizione della corte, le sue decisioni sono delimitate in base al sistema di leggi in cui sono incorporati tutti i privilegi del capitale e tutta la mancanza di privilegi delle masse lavoratrici”. Non si può esorcizzare il razzismo sistemico dalla società attraverso una maggiore “diversità” dell’apparato giudiziario o della polizia del sistema. La polizia fa rispettare le leggi razziste approvate per difendere gli interessi della minoranza dei proprietari dei mezzi di produzione, e i tribunali le sostengono e le legittimano.

Il sistema di giustizia penale capitalista è truccato in particolar modo contro i neri poveri della classe lavoratrice. È illegale scartare i giurati solo sulla base della razza, ma gli avvocati possono facilmente fabbricare delle ragioni “neutrali rispetto alla razza” per escluderli. Ad esempio, l’avvocato di Chauvin Eric Nelson ha congedato il potenziale giurato numero 76, affermando che questi “aveva un pregiudizio nei confronti del dipartimento di polizia di Minneapolis”, semplicemente a causa della sua esperienza con il razzismo quotidiano. Il potenziale giurato aveva detto che la polizia attraverserebbe il suo quartiere urlando “Un altro che se ne è andato“, dopo una sparatoria o un arresto nella zona. Tuttavia, un giurato bianco selezionato, che afferma di avere una “visione neutrale del Black Lives Matter” e si oppone fermamente al definanziamento della polizia, non è stato considerato “di parte”.

Mentre George Floyd è stato giustiziato in via extragiudiziale per essere nero, i cani da guardia del capitalismo hanno aperto i loro portafogli per pagare il conto salatissimo degli avvocati. Chauvin ha ricevuto dalla Polizia di Minneapolis e dall’Associazione degli Agenti, oltre un milione di dollari in fondi legali e ha a sua disposizione 11 avvocati, oltre che a un avvocato personale.

La difesa si basava sull’argomentazione artificiosa che la morte di George Floyd non era il risultato diretto del soffocamento durato nove minuti, ma piuttosto a causa dell’uso di droghe e di altri problemi di salute non correlati. Ma le prove sono chiare e lo contraddicono chiaramente: Floyd è stato lentamente soffocato a morte mentre implorava per la sua vita. All’inizio del processo, l’accusa ha mostrato i video delle telecamere di sicurezza e dei telefoni cellulari. I testimoni sono stati portati in tribunale dall’accusa, incluso un ex lwrestler che ha spiegato che Chauvin stava usando uno “strangolamento del sistema circolatorio”. Un patologo forense con oltre 36 anni di esperienza ha riassunto chiaramente l’autopsia: “L’attività delle forze dell’ordine ha portato alla morte di Floyd”.

Nella mente delle milioni di persone che hanno visto il video virale degli ultimi momenti di George Floyd, non c’era ombra di dubbio che fosse stato brutalmente assassinato in pieno giorno e a sangue freddo. Ma il colpevole di questo crimine razzista, Derek Chauvin, è solo un anello di una catena di istituzioni progettate per sostenere un sistema che ha nelle sue fondamenta lo sfruttamento e il razzismo. Il capitalismo genera la necessità di una forza armata per difendere la proprietà privata e reprimere la classe operaia e i poveri. È stato il capitalismo a dare origine all’ideologia razzista e alla violenza per mettere in atto la strategia del “divide et impera”contro la classe operaia. Il capitalismo ha aiutato e favorito l’omicidio di George Floyd. Derek Chauvin e gli altri agenti che stavano con lui sono il prodotto di questo sistema.

Eppure, il dipartimento di polizia non era sotto processo, né gli altri tre agenti che erano sulla scena dell’omicidio con Derek Chauvin e che saranno processati ad agosto. Il consiglio comunale, che lo scorso dicembre, ha votato per aumentare il numero di agenti di polizia in città, dopo aver promesso di smantellare la forza di polizia, non era sotto processo. Centinaia di poliziotti assassini continueranno a passarla liscia fino a quando questo sistema continuerà ad esistere.

Non esiste giustizia cieca e imparziale in una società costruita sullo sfruttamento e sull’oppressione. Nulla esiste nel vuoto. Una società razzista e sfruttatrice non produrrà un sistema giudiziario imparziale, una forza di polizia “senza pregiudizi razziali” o prigioni riabilitative umane. I tribunali non sono arbitri neutrali della giustizia, ma un braccio dello Stato che serve gli interessi della classe dominante, e non possiamo illuderci che i tribunali accusino un sistema a cui appartengono e che sostengono. Non ci può essere giustizia finché viene mantenuta una forza di polizia che trae la sua origine dai cacciatori di schiavi.

La scorsa estate, molti militanti del movimento hanno concluso che ciò che era necessario era “definanziare” o “abolire la polizia”. Ma l’unico modo per eliminare l’apparato delle forze dell’ordine è rovesciare il sistema che detta le leggi. In definitiva, non è così semplice come “sciogliere” le forze di polizia di Minneapolis: l’intero sistema deve essere abbattuto.

Per raggiungere questo obiettivo, il movimento BLM ha bisogno di una maggiore organizzazione, coordinamento e un chiaro programma di lotta. Il movimento sindacale deve gettare tutto il suo peso nel movimento. Abbiamo intravisto la forza potenziale di questo movimento durante le proteste seguite all’omicidio di Daunte Wright. Dopo che si è saputo che gli uomini della Guardia Nazionale stavano usando come base l’edificio della Federazione Sindacale Regionale di St. Paul, gli operai iscritti si sono presentati per chiedere che se ne andassero e la Guardia Nazionale se ne è andata senza fare storie. Molti sindacati hanno espresso solidarietà ai manifestanti, tra cui l’Associazione degli infermieri del Minnesota, il Minnesota Workers United e la Federazione degli educatori di St. Paul.

I comitati di sorveglianza di quartiere nati a Minneapolis l’estate scorsa sono stati un esempio concreto di come potrebbero essere l’autodifesa e l’auto-organizzazione dei lavoratori. Se le condizioni lo richiedono, dovrebbero essere ricostruiti, coordinati dal movimento operaio, consolidati attraverso l’elezione di una direzione democratica, costituiti in ogni luogo di lavoro e quartiere e diffusi a Minneapolis-Saint Paul e in tutto il paese. Oltre a proteggere i nostri quartieri dalla polizia e dai vigilantes di estrema destra, questi comitati, con il loro legame organico con la classe operaia, giocherebbero un ruolo vitale nel coordinare la preparazione di uno sciopero generale, che i leader sindacali dovrebbero convocare e preparare. Questo è l’unico modo serio per sfidare il dominio dei capitalisti e il loro sistema!

Solo un vero movimento di massa e la forza cosciente della classe lavoratrice possono ottenere un minimo di giustizia per George Floyd e per i miliardi di altre vittime di questo sistema. Per porre fine al razzismo, dobbiamo porre fine al capitalismo.

Questo è ciò per cui la TMI lotta e ti invitiamo a unirti a noi!

 

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