20 Maggio 2020

Centri estivi: no alle condizioni di Confindustria, sulla riapertura decidano gli operatori!

Partiamo da un fatto: dopo la chiusura delle scuole gli educatori scolastici sono rimasti a casa e da due mesi percepiscono un reddito pari a zero o a poche decine di euro. Il FIS non è arrivato e non si sa quando arriverà, i comuni non hanno riconvertito i servizi a distanza o l’hanno fatto solo per una manciata di ore, non sono disposti a pagare servizi già a bilancio e nemmeno a riconoscere le ore non frontali.

Gli educatori, in un periodo normale, vivono con retribuzioni che viaggiano tra i 7,5 e i 9 euro l’ora. Ai magri stipendi si aggiunge il vuoto di lavoro durante i mesi estivi. Infatti ogni anno, finita la scuola, gli educatori hanno il problema di come guadagnarsi da vivere durante l’estate. I servizi sono per la maggior parte chiusi, la disponibilità di lavoro poca, uno stipendio pieno è utopia.

Così durante l’anno scolastico conservano ferie e permessi, con contratti da 35/36 ore ne svolgono tra le 40 e le 43, l’ottica è quella di accumulare banca ore da spendere nel vuoto dei mesi estivi. Inutile dire che questi ritmi a cui gli operatori sono costretti vanno a svantaggio di un sereno svolgimento del lavoro e della qualità del servizio.

Il principale servizio che si svolge durante l’estate è quello dei centri estivi, sui quali il governo si è trovato a legiferare nell’ultima settimana.

Anche i centri estivi comunali funzionano tramite gare d’appalto, la gestione del servizio va al miglior offerente. Peccato che spesso questi servizi vengano assegnati a tariffe che non bastano nemmeno a coprire le retribuzioni del personale nel rapporto numerico stabilito dalla stessa gara d’appalto. Purtroppo, chi ha lavorato in un centro estivo in queste condizioni, sa bene cosa significhi lavorare sotto organico e a quali rischi si possano esporre gli stessi minori presenti al centro estivo.

Questo in condizioni normali …

In data 15 maggio il Governo e Dipartimento per le politiche della famiglia facevano uscire le linee guida per l’apertura dei centri estivi, da avviare a partire dal 12 giugno, una settimana dopo la chiusura delle scuole.

Come tutti i provvedimenti della fase2 e 3 il principale ispiratore delle politiche governative si chiama Confindustria. Le fabbriche devono riaprire, i congedi parentali sono centellinati e retribuiti al 50%, di conseguenza servono dei baby-parcheggi, et voilà i centri estivi.

Ieri i morti da Covid-19 in Lombardia erano ancora in aumento e il rischio di una ripresa del contagio è riconosciuta dallo stesso governo. In Italia comunque si è deciso di procedere, scaricando sulle spalle precarie dei lavoratori del cosiddetto “Terzo settore” la riapertura dei servizi.

Peccato che, scorrendo le linee guida, emerge con chiarezza che chi le ha stese non ha nessuna conoscenza del settore, del lavoro degli operatori sociali e nemmeno dei centri estivi (e forse nemmeno della realtà, in Italia, nel 2020).

Tra le varie disposizioni è previsto il distanziamento sociale e l’utilizzo della mascherina per i bambini di età superiore ai 6 anni. Si invita a svolgere le attività all’aperto, con gruppi fissi educatore/minori, con spazi delimitati e giochi ad uso esclusivo del gruppo (salvo sanificazione).

Si continua dicendo che servirà una sanificazione quotidiana, fasce dilazionate per gli ingressi allo scopo di evitare gli assembramenti; a operatori, genitori e bambini andrà misurata la febbre all’ingresso e andranno predisposte (all’entrata e all’uscita) apposite aree per l’igienizzazione.

In sostanza il Governo ci sta dicendo che sarà possibile garantire le distanza sociale tra bambini dai 3 ai 14? Che i centri estivi sono frequentati solo da bambini neuro tipici, senza problematiche comportamentali o sociali? Che esistono in tutti i comuni sufficienti spazi adeguati all’avviamento dei centri estivi?

Si parla di fasce dilazionate. Che personale gestirà gli ingressi? Come si incastreranno con gli orari di lavoro dei genitori?

Infine, per questi servizi sarà garantito personale qualificato e sufficiente a garantire il rapporto numerico? Chi si occuperà della sanificazione?

Rispetto al personale il Governo invita a tenere pronto del personale supplente e per ogni evenienza ad integrarlo (udite,udite!) con volontari.

Appare drammaticamente evidente che a queste condizioni non sia possibile garantire lo svolgimento dei centri estivi di qualità e in sicurezza.

Gli operatori, per l’ennesima volta, non sono nemmeno considerati, si parla di lavoro a rischio, ma non si parla di nessuna indennità. Eppure chi meglio degli educatori conosce il contesto nel quale lavorano?

Questo ci porta a concludere che ogni possibile riapertura dei servizi debba passare dal vaglio dei lavoratori, che possono, organizzandosi, vigilare sulla reale fattibilità del servizio: se si può si lavora; sennò no.

Infine. Un servizio importante, delicato ed essenziale, finisce una volta di più nel già malconcio sistema delle cooperative e degli appalti. Anche laddove una cooperativa sia guidata dalle migliori intenzioni, bisogna riconoscere che non avrebbe comunque né strumenti, né risorse tecniche e materiali per sviluppare in qualità e sicurezza il servizio.

Conte dice che l’unica “misura certa contro il contagio è il distanziamento sociale”, non siamo d’accordo. Prima di fare partire i centri estivi, rischiando nuovi focolai venga fatta una seria mappatura del contagio tra famiglie e operatori.

Per gestire questi servizi venga fatto un piano di assunzioni capillare e stabile, rispondente alle necessità e si intervenga in tal senso per ridurre l’orario di lavoro degli operatori riconoscendone la dignità professionale.

Peccato che per fare tutto ciò il sistema delle cooperative non sia più adatto. Questi servizi devono tornare pubblici, ne va della loro qualità.

L’emergenza sanitaria ha fatto esplodere i tanti limiti del sistema del “Terzo settore”. I miglioramenti possibili nella condizione dei lavoratori, così come l’attuazione di un programma di rivendicazioni come quello sopra, dovrà necessariamente passare dall’unità e dall’organizzazione degli operatori sociali.

La lotta degli educatori per diritti e dignità professionale, dovrà sposarsi con la lotta generale contro i dettami confindustriali e per la tutela della salute di tutti.

P.S.: Diverse coop stanno già concordando l’avvio dei centri estivi.

 

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