CCNL Terziario – La Filcams ritiri la firma!

Il 31 marzo è stata firmata improvvisamente l’ipotesi d’accordo tra sindacati e Confcommercio dopo che gli incontri erano stati ufficialmente sospesi. Cosa positiva, direte voi, ma i contenuti di questo contratto sono, purtroppo, la piena applicazione del Jobs act e della lettera della Bce del 2011.
Il testo riparte dal Ccnl che la Filcams non aveva firmato nello scorso rinnovo, accettando ora tutto ciò che aveva contrastato in passato: malattie non pagate, discriminazioni per i neo-assunti, lavoro domenicale, solo per dirne alcune, in cambio di un rafforzamento della parte relativa agli enti bilaterali, fondi pensione e sanità integrativa che ormai sono la fonte di entrata predominante all’interno dei sindacati. Ma la strategia della Cgil per contrastare il Jobs act non aveva come base proprio la contrattazione collettiva? Invece in questa ipotesi d’accordo la Filcams sottoscrive la possibilità di sottoinquadrare i contratti trasformati a tempo indeterminato per i lavoratori disagiati (come i disoccupati) di due livelli per 6 mesi e di un livello per ulteriori 6 mesi estendibile per ulteriori 24.

Ci sono altri punti critici nel testo come la flessibilità oraria a 44 ore per 16 settimane da recuperare quando e come vorrà il padrone, mentre per il part-time sono contemplati contratti a 8 ore settimanali e per l’apprendistato la percentuale di conferma passa dall’80 al 20 per cento, terminando con la chicca per le località turistiche, dove non ci sarà più limitazione all’uso dei contratti a termine.

Chiudono il quadro di un contratto pessimo gli inquadramenti sottostimati per il settore Itc (informatica e comunicazioni) e un aumento a regime di 85 euro al quarto livello e nessun una tantum a coprire il periodo di vacanza contrattuale durata più di un anno.

Questo contratto non è assolutamente accettabile e sarà l’apripista per gli altri contratti del commercio in attesa di rinnovo. Per queste ragioni la Filcams deve ritirare la firma come primo passo per puntare a riconquistare la fiducia dei lavoratori persa negli anni e per poter costruire veri e solidi rapporti di forza da contrapporre agli attacchi di padroni e governo. Non è certo firmando questi accordi per avere i soldi facili degli enti bilaterali che riuscirà a tutelare e riavvicinare i lavoratori.

Articoli correlati

Corrispondenze Operaie

Milano, 19 gennaio – Sciopero e manifestazione contro le morti sul lavoro

Non c’è questione più politica di questa: se contino di più fatturato e profitto o la vita e la salute dei lavoratori. E se anche inchieste e processi potranno forse stabilire la dinamica dei fatti, la vera risposta non verrà nelle aule di un tribunale o dai vertici in prefettura, ma da una chiara e cristallina ripresa del conflitto di classe, nei luoghi di lavoro e in tutta la società.

Corrispondenze Operaie

Proges – Come perdere una lotta senza sparare un colpo

Quando una cooperativa perde un appalto in favore di un’altra, quella subentrante è obbligata per legge all’assunzione dei lavoratori che sono impiegati in quel cantiere alle stesse condizioni a cui

Scuola

Trieste – Con le lavoratrici e i lavoratori delle mense scolastiche

Sono circa 150 i lavoratori dei servizi mensa comunali che rischiano di ritrovarsi un salario sotto la soglia di povertà.
Di questi 150, 143 sono lavoratrici tra cuoche, aiuto cuoche, personale di servizio, ecc.

Corrispondenze Operaie

Gran Bretagna – Il conflitto alla GKN Automotive: occupare e lottare per la nazionalizzazione

In Gran Bretagna come in Italia, Gkn chiude e licenzia, senza alcun rispetto per la vita e la dignità dei lavoratori. La lotta per la difesa dell’occupazione non ha confini, come spiega questa corrispondenza pubblicata su socialist.net, il sito della sezione britannica della Tendenza marxista internazionale.

Corrispondenze Operaie

Ieri in Dema, domani tutta Finmeccanica

L’azienda dell’indotto aeronautico di Finmeccanica nel 2013, dopo denuncia della FIOM, ha dovuto ammettere debiti per 130 milioni, per mala gestione clientelare. Da allora la Dema cercato di scaricare i costi dei debiti accumulati sulla pelle dei lavoratori, con un metodo ormai molto diffuso nella classe padronale: i tagli al personale.

Corrispondenze Operaie

Bologna – I lavoratori IMA dovranno presentare il conto

In questa situazione che è stata la prima veramente critica negli ultimi 20 anni crediamo che la figura di Vacchi si sia mostrata per quello che è sempre stata. La borsa, quindi il profitto, hanno avuto la precedenza sulla sicurezza di chi produce quella ricchezza. Quando l’azienda sarà a pieno regime, dovremo essere all’altezza della situazione e mettere in campo tutta la capacità di mobilitazione dei lavoratori IMA per presentare il conto all’azienda.