Politica generale

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Lo stato sociale nell’emergenza coronavirus: #Restateacasa e #Arrangiatevi

Il distanziamento sociale necessario a contrastare la diffusione del contagio da coronavirus è stato promosso con campagne mediatiche che esaltano la bellezza dello stare in casa: “finalmente ci possiamo dedicare a tutto quello che non riusciamo a fare nel normale tran tran quotidiano”. Ma la realtà è ben diversa.

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CORONAVIRUS – L’epidemia è un’emergenza, ma la catastrofe è il capitalismo

Il contagio del nuovo coronavirus in Italia è in crescita. Questa situazione segna il fallimento delle misure di contenimento messe in campo dal governo nelle scorse settimane.
Il tentativo di creare uno spirito da guerra nazionale, in cui contro un nemico misterioso e fatale ci dobbiamo stringere tutti attorno al governo, altrimenti tradiamo i martiri in prima linea, vuole nascondere le reali responsabilità di questa situazione, il carattere di classe e la confusione della gestione dell’emergenza.

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Coronavirus – Sì alla tutela della salute! No alle misure indiscriminate e al commercio della paura!

Non accettiamo che in nome dell’emergenza a pagare siano sempre gli stessi, mentre il governo premurosamente garantisce che i padroni possano continuare tranquillamente a fare profitti e affari scaricando tutti i costi sulla collettività!

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Lottare contro i salari da fame!

I salari italiani sono crollati, facendo dell’Italia uno dei paesi europei dove la povertà e le diseguaglianze sociali sono esplose ai livelli più alti.
Dobbiamo suonare la sveglia a questi dirigenti sindacali e costringerli a organizzare una vera mobilitazione che abbia al suo centro la conquista di un salario decente per tutti i lavoratori e per prendere quello che ci spetta della ricchezza prodotta in questi anni.

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Le lezioni del voto in Emilia-Romagna

Il voto in Emilia-Romagna del 26 gennaio ha rappresentato un voto contro Salvini e contro la Lega. la mobilitazione di piazza fa crescere il Pd, la lista Bonaccini e (più parzialmente) Coraggiosa, vale a dire le liste ritenute più utili a fermare la destra, aldilà del programma difeso dal centrosinistra.

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Cosa voteremo alle elezioni regionali in Emilia-Romagna

Le elezioni regionali in Emilia-Romagna sono state caratterizzate a sinistra dalla logica del “meno peggio”. Tutto va bene, basta sconfiggere la Lega. Non siamo disponibili a piegarci a tale logica.

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Governo zombie, prima della tempesta

Concluso l’“anno bellissimo” 2019, il governo Conte bis trascina nel 2020 le sue insanabili lacerazioni, indeciso a tutto tranne che a sopravvivere ad ogni costo. Siamo a una sorta di “rompete le righe” nei pentastellati, sia alla loro sinistra che a destra, che subirà un accelerazione ulteriore dopo le elezioni regionali del 
26 gennaio.
Qualunque sia l’esito di queste ultime, i nodi stanno arrivando al pettine e non sono più evitabili.

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La Francia in rivolta indica la strada!

La lotta di classe torna di prepotenza nel cuore dell’Europa. Lo scorso 5 dicembre la Francia è stata paralizzata da uno sciopero generale imponente. Oltre un milione e mezzo di lavoratori sono scesi in piazza contro l’attacco alle pensioni proposto da Macron. Ancora una volta è la Francia a indicarci la strada: quella della lotta, l’unico strumento di difesa per le classi oppresse.

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Emilia-Romagna al voto – Non è con Bonaccini che si fermerà la destra

Le elezioni in Emilia-Romagna stanno assumendo un’importanza nazionale. Il loro risultato avrà conseguenze immediate sul futuro, già traballante, del governo. Non c’è da stupirsi che Salvini e la Lega si siano gettati sulla regione per una campagna elettorale in grande stile: conquistare la (ex) regione rossa per eccellenza avrebbe un valore simbolico enorme.

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Di sardine, bandiere e lotta di classe

Le “sardine” prendono le piazze dell’Emilia e sull’onda del successo diventano in pochi giorni un movimento a diffusione nazionale.

La molla che ha fatto scattare la prima mobilitazione, quella di Bologna del 14 novembre, è stata la presenza di Salvini nel capoluogo emiliano per uno dei comizi con cui batte in modo capillare la regione in vista delle elezioni del 26 gennaio.