9 Novembre 2017

Catalogna – Nello sciopero dell’8 novembre i CDR assumono un ruolo da protagonista

Lo sciopero generale in Catalogna contro la repressione, l’introduzione dell’articolo 155 e per il rilascio dei prigionieri politici è riuscito a paralizzare il paese. Nonostante tutte le difficoltà, lo sciopero ha avuto un grande seguito nel settore educativo, nel settore pubblico e nei media, ma è stato quasi insignificante nell’industria e nei trasporti. Tuttavia, la giornata è stata caratterizzata da blocchi stradali e dei trasporti organizzati dai Comitati per la Difesa della Repubblica (CDR) e da manifestazioni di massa in tutte le città.

Lo sciopero era stato convocato come parte delle proteste contro la carcerazione di 8 membri del governo catalano tuttora in custodia accusati di ribellione, sedizione e malversazione di fondi pubblici, per il ruolo avuto nel referendum di indipendenza della Catalogna del Primo ottobre. La convocazione legale dello sciopero era stata fatta da un piccolo sindacato con scarsa rappresentanza (I-CSC), ma poi aveva ottenuto il sostegno di altri sindacati come COS (un piccolo sindacato pro-indipendenza), IAC (che include USTEC, sindacato maggioritario tra gli insegnanti, e CATAC, maggioritario tra i dipendenti pubblici catalani). La CGT Catalunya, che aveva avuto un ruolo chiave nel precedente sciopero generale del 3 ottobre contro la repressione, non ha avuto il tempo di portare avanti un percorso esaustivo di consultazione dei suoi membri, sebbene molte delle sue regioni e federazioni si sono schierate a favore ( tra cui la federazione del settore educativo, le regioni di Tarragona e Lleida, la federazione dei metalmeccanici di Barcellona, ​​ecc.).

Anche il movimento studentesco, guidato dalle “Università per la Repubblica”, si è unito alla convocazione dello sciopero.

C’erano ovvie difficoltà a convocare uno sciopero apertamente politico senza il sostegno delle due principali confederazioni sindacali (CCOO e UGT), che non fatto nemmeno finta di dare il loro appoggio come hanno fatto il 3 ottobre e c’è stato molto poco tempo per organizzarlo. Inoltre, la principale organizzazione degli industriali catalani, Foment, ha presentato ricorso in tribunale adducendo che questo era uno sciopero politico (e quindi vietato, secondo la legge del lavoro spagnola). La Corte non si è pronunciata sul ricorso fino alla vigilia dello sciopero stesso; successivamente Foment ha presentato il ricorso ad un tribunale superiore, che lo ugualmente rigettato. Di conseguenza, c’è stata incertezza sulla legittimità dello sciopero fino all’ultimo minuto. L’atteggiamento della borghesia catalana è stato chiaro fin dall’inizio, è contraria all’indipendenza e in particolare è contraria a tutto ciò che ha a che fare con la mobilitazione di massa e gli scioperi. “I Comuni” (il raggruppamento che ha Ada Colau fra i principali dirigenti, ndt) hanno adottato la posizione scandalosa di non sostenere lo sciopero per i diritti democratici con la motivazione che la convocazione “non era sufficientemente ampia”.

Lo sciopero ha avuto una grande partecipazione nel settore educativo, dove l’80% ha incrociato le braccia secondo gli organizzatori e tra i dipendenti pubblici catalani, il 40% dei quali ha scioperato. Anche i lavoratori dei media pubblici catalani (TV3, Catalunya Radio, ecc.) che sono sotto la minaccia diretta dell’intervento dell’articolo 155 hanno votato a favore dello sciopero in assemblee di massa. Anche il sistema sanitario pubblico è stato colpito e piccoli negozi e imprese hanno partecipato in maniera diffusa. Tuttavia, è chiaro che lo sciopero ha avuto un impatto estremamente limitato nell’industria e nei trasporti.

Uno dei punti focali della protesta è stato il blocco stradale e dei trasporti organizzato dai Comitati per la Difesa della Rivoluzione. Questa è stata la prima volta che il coordinamento nazionale dei CDR ha organizzato un’azione indipendente ed è stato un grande successo. Dalle prime ore del mattino, 50 strade principali sono state bloccate in tutta la Catalogna, ogni blocco stradale ha visto la presenza di centinaia di persone. Questi blocchi stradali comprendevano le principali autostrade che collegano la Catalogna con Francia e Valencia, nonché le strade principali che conducono verso Andorra e l’Aragona. Nella provincia di Barcellona, le principali strade principali sono state bloccate in vari punti. A Barcellona il blocco ha riguardato le strade principali così come la stazione principale degli autobus.

A Girona circa 500 persone hanno oltrepassato i cordoni della polizia per occupare la stazione ferroviaria principale e fermato la circolazione dei treni ad alta velocità (AVE) per tutta la giornata. La stazione ferroviaria principale di Barcellona è stata bloccata nel tardo pomeriggio da una manifestazione di centinaia di studenti che sono anche riusciti a fermare i treni AVE. La polizia ha quindi chiuso la stazione e ha cercato di sloggiare i manifestanti, ma questi ultimi hanno ricevuto l’appoggio di centinaia di manifestanti all’esterno della stazione e infine quelli intrappolati all’interno hanno potuto fuggire attraverso un’uscita di emergenza.

 

Girona:


Barcelona Sants:

 

Non ci sono stati scontri significativi con la polizia durante la giornata di sciopero, sebbene i cellulari della Polizia Nazionale hanno caricato un blocco stradale sulla Gran Via a Barcellona e le squadre antisommossa dei Mossos catalani hanno attaccato un paio di blocchi e sgomberato gli attivisti dalla stazione degli autobus di Barcellona. I Mossos catalani sono ora sotto il comando diretto del governo spagnolo, ma durante tutto il giorno sembra che l’atteggiamento generale della polizia, di fronte a una mobilitazione di larga scala, sia stato di non intervenire in modo da non infiammare ulteriormente la situazione.

A mezzogiorno ci sono state manifestazioni di massa in molte città grandi e piccole, tra cui una che ha riempito l’ intera Piazza Sant Jaume a Barcellona. I cortei organizzati dai CDR di quartiere si sono indirizzati verso il centro della città. A Mataró, in tremila sono scesi in corteo e hanno bloccato una vicina autostrada. A Sabadell c’è stato a mezzogiorno un corteo di tremila persone. A Terrassa c’erano 10.000 persone a un presidio.

Barcelona, Pça Sant Jaume:


Il corteo in marcia da Sants:

Terrassa


Sabadell:

Mataró:

 

Nel tardo pomeriggio i CDR hanno fatto appello a tutti di rafforzare i blocchi stradali nelle strade principali che conducono dentro e fuori dalla Catalogna (Operazione Fronteres, l’hanno chiamata) e centinaia di persone hanno risposto all’appello, percorrendo lunghe distanze per aiutare coloro che stavano già bloccando le strade dall’alba.
In serata ci sono state ancora grandi manifestazioni in tutte le città. Decine di migliaia hanno riempito l’Avinguda de la Catedral a Barcellona. L’ambiente non era più di euforia e di festeggiamento, ma risoluto e combattivo. Il segretario generale catalano dell’ UGT Camil Ros è stato fischiato a causa della posizione adottata dal suo sindacato di non sostenere la convocazione di sciopero generale. Un rappresentante dei CDR ha parlato, facendo il discorso più combattivoe anche quello più applaudito. Ha sottolineato l’importanza dell’organizzazione popolare: “questa deve essere una repubblica di quelli che stanno in basso, non quelli di che stanno in alto”, ha detto, “dobbiamo continuare a scendere in piazza, perchè senza di noi non c’è Repubblica”.
A migliaia hanno riempito Piazza Mercadal, la piazza principale di Reus. In migliaia hanno manifestato a Vic, Manresa, Lleida, Vilanova i la Geltrú, Vilafranca, Manresa e dozzine di città grandi e piccole.

Reus:

Vic:

Lleida:

 

La giornata si è conclusa con la rimozione dei principali blocchi stradali. Il confine con la Francia a Puigcerdà non è stato riaperto fino alla mattina del giorno dopo, 9 novembre. Per le decine di migliaia di persone che hanno partecipato alla mobilitazione questo era stato un giorno molto lungo, ma in cui l’idea della forza delle masse, una volta mobilitate, dominava la mente di tutti.
I Comitati per la Difesa della Repubblica hanno mostrato la loro forza e la loro capacità di organizzazione in un giorno in cui, insieme a piccoli sindacati, avevano su di sé il peso della mobilitazione. Questo è un passo avanti molto importante.

Tutta l’attenzione è ora incentrata sulla manifestazione di sabato prossimo a Barcellona, convocata dall’ANC e dagli Òmnium, che dovrebbe essere di dimensioni simili alle manifestazioni di massa in occasione della giornata nazionale catalana (Diada), che negli ultimi cinque anni ha visto sempre tra uno e due milioni di perone scendere in piazza.
La repressione statale non ha fermato il movimento per una repubblica catalana, al contrario. Mentre la maggioranza dei dirigenti delle forze politiche catalane si concentra sulla questione di come contrastare le elezioni autonomiche del 21 dicembre (convocate attraverso l’articolo 155 dopo aver sciolto il parlamento catalano), le masse nelle strade hanno mostrato ancora una volta la loro volontà di lotta. Adesso hanno anche un proprio strumento: i CDR.

 

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