11 Giugno 2021 Rob Lyon (da marxist.ca)

Canada – La fossa comune all’ex collegio di Kamloops svela i crimini della colonizzazione

Una fossa comune contenente i resti di 215 bambini, alcuni di appena tre anni, è stata scoperta alla fine di maggio nei terreni dell’ex Convitto Indiano di Kamloops nella provincia canadese della British Columbia. La macabra scoperta, frutto di una ricerca organizzata dalla Nazione Tk’emlúps te Secwépemc con i radar geotermici, conferma ciò che i sopravvissuti e le famiglie delle vittime del sistema scolastico residenziale sanno da anni: che molti dei bambini costretti ad andare in questi collegi non sono mai tornati a casa.

I crimini della colonizzazione non possono essere sepolti per sempre

La scoperta della fossa comune è stata accolta con rabbia, dolore e indignazione del tutto giustificati. La risposta del governo canadese, con le sue tipiche lacrime di coccodrillo e le sue vaghe promesse, non fa che peggiorare la situazione.

Il collegio di Kamloops è stato fondato nel 1890 e gestito dalla Chiesa cattolica fino al 1969, quando è stato rilevato dal governo federale fino alla sua chiusura definitiva nel 1978. Gli abusi all’interno della struttura erano una costante. La morte di questi bambini nella scuola non è mai stata documentata. A causa di ciò, e del fatto che ci sono altre aree del terreno della scuola residenziale di Kamloops che devono ancora essere perquisite, è del tutto possibile che vengano trovati ulteriori luoghi di sepoltura e salme.

La fossa comune presso il collegio di Kamloops è la più grande ad essere stata scoperta fino ad oggi, ma non è la prima fossa senza nome trovata sul terreno di ex collegi per nativi americani. Nel corso dei decenni, sono state scoperte tombe e cimiteri non contrassegnati, ad esempio, a Regina e Battleford nel Saskatchewan o vicino a Cranbrook nella British Columbia.

Non c’è mai stato un protocollo ufficiale del governo federale su come gestire la morte dei bambini nei convitti. L’unica politica effettivamente in atto era che il Dipartimento degli Affari Indiani si rifiutava di spedire a casa i corpi dei bambini a causa dei costi necessari. Il risultato fu che coloro che morirono nelle scuole residenziali furono sepolti sopra o vicino ai terreni.

Il collegio di Kamloops

 

La Truth and Reconciliation Commission (TRC – Commissione per la verità e la riconciliazione), istituita nel 2008 come parte dell’Indian Residential Schools Settlement Agreement (il più grande accordo derivante da una class action nella storia canadese), ha concluso il suo rapporto 2015 affermando che: “è probabile che diverse migliaia di bambini morti nelle scuole residenziali siano sepolti in tombe non contrassegnate e non custodite”.

Come riportato dal quotidiano The Globe and Mail, “La commissione ha utilizzato immagini satellitari e mappe su un campione di sedi scolastiche nel tentativo di individuare tombe non contrassegnate e ha trovato possibili cimiteri ‘in un numero sorprendentemente elevato’ di luoghi”. La TRC ha richiesto fondi per 1,5 milioni di dollari oltre un decennio fa per trovare i luoghi di sepoltura non contrassegnati presso ex scuole residenziali, ma la richiesta è stata respinta dal governo federale di Stephen Harper.

Il TRC è stato in grado di confermare la morte di 3.200 bambini nei collegi, ma le stime del bilancio totale delle vittime erano inizialmente di circa 6.000 o più. Il Centro nazionale per la verità e la riconciliazione, istituito dopo la pubblicazione del rapporto del TRC, ha finora confermato le identità di 4.117 bambini morti dopo aver frequentato uno di questi collegi. Le cause di morte includevano malattie (50% di tubercolosi), incendi e suicidi, con molti bambini che morivano all’addiaccio/di stenti (of exposure) cercando di fuggire.

Tuttavia, queste cifre non raccontano l’intera storia. Secondo l’ex senatore Murray Sinclair, che ha presieduto la TRC, il numero totale di decessi di bambini nelle scuole residenziali potrebbe raggiungere i 15.000. Questo perché il governo canadese ha permesso che solo 139 scuole facessero parte della TRC, mentre in realtà le scuole erano oltre 1.300, gestite da varie confessioni religiose e dalle province, oltre a quelle gestite dal governo federale. Queste non sono stati inclusi nell’indagine o nel rapporto della TRC.

Inoltre, per poco meno di un terzo dei 3.200 decessi confermati dalla TRC, non è stato registrato il nome del bambino deceduto. Per circa un quarto non è stato registrato il sesso del bambino; e per quasi la metà di loro non c’era traccia della causa della morte. Solo tra il 1936 e il 1944 furono distrutti 200.000 fascicoli del dipartimento degli affari indiani.

 

L’eredità del colonialismo è ancora viva

In risposta alla notizia della fossa comune a Kamloops, il primo ministro Justin Trudeau ha definito la scoperta “un doloroso ricordo di quel capitolo oscuro e vergognoso della storia del nostro paese”. L’ipocrisia di Trudeau non conosce davvero limiti. Il sistema scolastico residenziale non è stato semplicemente un capitolo oscuro e vergognoso nella storia del Canada. Le fondamenta stesse del Canada sono radicate nell’oppressione, sottomissione e sfruttamento delle popolazioni indigene, che continua ancora oggi. Questo “capitolo” della storia canadese non è mai stato chiuso. Per rendersene conto basta guardare le lotte nel Baffinland, degli attivisti in difesa delle terre di 1492 Land Back Lane, il Mi’kmaq e la questione dei diritti di pesca, e la lotta di Wet’suwet’en.

La Commissione Verità e Riconciliazione ha dichiarato il sistema scolastico residenziale un atto di genocidio culturale. L’orribile scoperta sul terreno della scuola residenziale di Kamloops è probabilmente solo la punta dell’iceberg. Come ha affermato il capo dell’Assemblea delle Nazioni Indigene Perry Bellegarde, “Kamloops è solo un collegio. Ho detto molte volte che il sistema scolastico residenziale è stato un genocidio contro i popoli delle Prime Nazioni, i popoli indigeni. Ecco le prove. Nessuno può negarlo».

Il sistema scolastico residenziale era infatti parte di un insieme d più ampio i politiche di genocidio dei popoli indigeni nel corso dei secoli di colonizzazione, non solo in Canada ma anche nel resto delle Americhe. Si stima che tra il 1492 e il 1900 ci siano stati circa 175 milioni di morti indigene non dovute a cause naturali nelle Americhe, con una riduzione del 95% della loro popolazione durante quel periodo. Lo storico David Stannard ha spiegato che i popoli indigeni delle Americhe hanno subito il “peggior olocausto umano a cui il mondo avesse mai assistito, che ha attraversato due continenti senza sosta per quattro secoli e cancellato la vita di decine di milioni di persone”.

 

Lo scopo delle scuole residenziali

Sebbene la scoperta della fossa comune a Kamloops sia orribile, straziante e provochi rabbia, non dovrebbe essere una sorpresa per nessuno. L’esistenza di tali fosse comuni è stata un segreto di Pulcinella per decenni. Le comunità indigene sapevano che molti dei loro figli non sarebbero tornati a casa da queste scuole. I sopravvissuti hanno riportato gli abusi dilaganti e le morti nelle scuole, ma non è stato fatto nulla. Il governo federale all’epoca sapeva che i bambini morivano a ritmi allarmanti e dopo un certo punto ha cominciato a corrispondere dei fondi per alcune delle sepolture.

Dal 1870 fino alla chiusura dell’ultima scuola nel 1996, almeno 150.000 bambini delle Prime Nazioni, Métis e Inuit hanno frequentato le scuole residenziali in Canada. Dopo il 1894, la frequenza era obbligatoria per i bambini delle Nazioni Indigene. Lo scopo delle scuole non era quello di educare, ma di spezzare il legame dei bambini indigeni con la loro cultura e identità. Questo è il motivo per cui la Commissione per la verità e la riconciliazione ha concluso che il sistema delle scuole residenziali equivaleva a un genocidio culturale.

In un discorso al Parlamento nel 1883, il primo Primo Ministro canadese e padre della Confederazione, John A. Macdonald, disse:

Quando la scuola è dentro la riserva, il bambino vive con i genitori, che sono selvaggi; è circondato da selvaggi e, sebbene possa imparare a leggere e scrivere, le sue abitudini, l’educazione e il modo di pensare sono indiani. È semplicemente un selvaggio che sa leggere e scrivere. Mi è stato detto molte volte, in quanto capo del dipartimento, che i bambini indiani dovrebbero essere sottratti il più possibile all’influenza dei genitori, e l’unico modo per farlo sarebbe metterli in scuole tecniche di formazione centralizzata dove potranno acquisire le abitudini e i modi di pensare degli uomini bianchi”.

Spezzando il legame dei bambini con la loro cultura e le loro tradizioni, la speranza era di trasformarli in lavoratori salariati malleabili dopo il diploma, invece che permettere che continuassero a fare affidamento sulle loro forme tradizionali di sopravvivenza. Molte delle scuole sono state progettate specificamente per costringere i bambini indigeni a lavori agricoli e meccanici e sono state spesso chiamate scuole di “lavoro manuale” e “tecniche industriali”. A causa di una grave mancanza di fondi, le scuole residenziali spesso facevano affidamento sul lavoro forzato dei bambini frequentanti per la riparazione e la manutenzione. Questo lavoro forzato era spesso brutale, interferiva con qualsiasi apprendimento effettivo e veniva presentato come una cosa positiva sotto forma di “addestramento al lavoro”.

La Polizia federale ha giocato un ruolo di primo piano nel rallestramento dei bambini indigeni

L’Indian Act ha dato agli Affari Indiani il potere di portare via con la forza i bambini dalle loro case. Molti bambini sono stati rapiti dalle autorità statali, spesso dall’RCMP (Royal Canadian Mounted Police, la Polizia federale, ndt), in collaborazione con la Chiesa.

L’RCMP ha svolto un ruolo diretto nel rastrellamento forzato dei bambini da portare nelle scuole residenziali. Come ha spiegato un sopravvissuto: “Un giorno [i miei genitori] erano fuori a raccogliere bacche e io stavo giocando con altri due bambini nel cortile di casa… quando un uomo del RCMP, un prete e due suore sono venuti e mi hanno tirato fuori dal cortile e gettato in un carro. Questo è rapimento. All’epoca non avevamo voce in capitolo”.

Le pratiche spirituali e culturali sono state bandite nelle scuole residenziali e ai bambini non è stato permesso di parlare la propria lingua. Gli studenti sono stati anche sottoposti a un piano di assimilazione forzata, rimuovendo qualsiasi affiliazione tribale o diritto riconosciuto dai trattati. Nella tradizione classica della neolingua burocratica, questo processo era noto come “affrancamento”. Per disumanizzarli, in molte scuole veniva loro assegnato un numero, e ci si riferiva a loro con quello.

La punizione per il comportamento scorretto era spesso brutale e violenta. Ci sono segnalazioni di bambini che sono stati frustati, picchiati, con la testa rasata, rinchiusi in piccole celle di isolamento per settimane, sottoposti a diete a base di pane e acqua, con i pantaloni abbassati e pubblicamente messi alla gogna. Gli abusi fisici e sessuali erano dilaganti. L’assistenza sanitaria e l’alimentazione scadenti erano la norma. I funzionari del governo e della chiesa sono stati informati dei problemi numerose volte e non è mai stato fatto nulla per fermare gli abusi. Questo perché l’abuso era sia implicito che esplicito nella progettazione del sistema scolastico residenziale.

Tornando a casa dopo anni separati dalle loro famiglie e incapaci di parlare la lingua dei loro anziani, gli studenti sono stati alienati dalle proprie comunità tradizionali. Non hanno ricevuto le cure di cui i bambini hanno bisogno per sviluppare relazioni sane nella loro vita adulta, portando a una serie di violenze e di problemi di salute mentale tramandati di generazione in generazione, creando traumi intergenerazionali che continuano a infliggere e re-infliggere ferite alle comunità indigene ancora oggi.

Oltre alle scuole residenziali, c’era anche quello che è noto come il Sixties Scoop, che era una continuazione della politica “uccidi l’indiano dentro il bambino” che ha ispirato il sistema delle scuole residenziali. Quando il governo canadese iniziò a eliminare gradualmente il sistema scolastico residenziale obbligatorio negli anni ’50 e ’60, fu introdotto lo Scoop. Nel 1951, i servizi provinciali di assistenza all’infanzia furono estesi ai bambini indigeni. Invece di mandare i bambini in scuole residenziali screditate, gli ufficiali per la protezione dell’infanzia hanno sequestrato un gran numero di bambini indigeni. Spesso è stata cancellata la cultura di origine di questi bambini, che venivano mandati in famiglie affidatarie non indigene, dove gli abusi erano la norma.

 

Lacrime di coccodrillo

In risposta alla scoperta della fossa comune, Trudeau ha ordinato che le bandiere degli edifici federali fossero issate a mezz’asta e ha promesso “azioni concrete”. Il governo di Trudeau ha promesso un maggiore sostegno per i sopravvissuti delle scuole residenziali, nonché l’aiuto del governo federale per tutelare le tombe e trovare altri luoghi di sepoltura non contrassegnati sul terreno di altre ex scuole residenziali. Come al solito, non ci sono azioni concrete di pari passo a queste promesse del governo liberale.

Il governo federale ha già pagato più di 4 miliardi di dollari di risarcimento alle vittime del sistema scolastico residenziale. Per dare solo un’idea del livello di abuso praticato nelle scuole residenziali, queste denunce hanno coinvolto quasi 38.000 casi di molestie o violenza sessuale tra gli 80.000 sopravvissuti oggi in vita. La scoperta di altre fosse comuni e cimiteri e un’adeguata indagine forense su questi siti ha dei costi – che il governo federale non vorrà sostenere – e la corretta identificazione delle vittime porterà con ogni probabilità a ulteriori richieste di risarcimento. Il governo federale ha già dimostrato di essere disposto a spendere ingenti quantità di denaro per impedire ai sopravvissuti delle scuole residenziali di chiedere un risarcimento.

E’ sufficiente prendere in considerazione la questione dell’acqua potabile pulita nelle comunità indigene per capire il valore delle promesse di Trudeau e del governo federale. Trudeau è salito al potere promettendo di porre fine alle raccomandazioni sull’acqua nelle riserve entro marzo di quest’anno.
[Una boil-water advisory (BWA), una “ordinanza di far bollire l’acqua” (per almeno un minuto prima di consumarla, per eliminare batteri e virus), in genere viene emessa dall’autorità sanitaria quando la monitoraggio dell’acqua ha evidenziato la presenza di E. Coli o altri indicatori microbiologici di una contaminazione delle tubature.]

Il governo si è tirato indietro da questa promessa e ha spiegato che le ordinanze sarebbero state revocate “il prima possibile”. È uno scandalo assoluto che questa situazione non possa essere risolta (ci sono attualmente 52 ordinanze a lungo termine sulle riserve in tutto il paese) e che in alcuni casi le comunità indigene aspettano le riparazioni ai loro sistemi idrici da oltre 25 anni.

Nel bilancio federale di quest’anno, i liberali hanno promesso di stanziare 18 miliardi di dollari in cinque anni per le comunità indigene. Si tratta di un aumento significativo dei finanziamenti rispetto ai 4,5 miliardi di dollari annunciati nel budget 2019. Dopo massicce proteste contro l’oppressione degli indigeni, i liberali hanno deciso di provare a comprarsi la pace. Tuttavia, anche questa somma di denaro non assolve i liberali dalla loro promessa non mantenuta di porre fine al problema dell’acqua potabile nelle riserve. 1,7 miliardi di dollari canadesi sono stanziati per le infrastrutture delle riserve, meno della metà dell’importo necessario per risolvere questa situazione scandalosa, e non c’è una tempistica per quando tutte le riserve avranno acqua di rubinetto potabile. Ancora più vergognoso è il fatto che, mentre il governo canadese continua a rifiutarsi di destinare i fondi alla fornitura di acqua potabile, era più che disposto a spendere quasi il doppio del costo per acquistare un oleodotto che viene costretto a attraversare le terre indigene.

Lo stato canadese ha ripetutamente dimostrato di non essere amico delle comunità indigene. Nonostante decenni di promesse da parte del governo, ben poco è stato fatto per migliorare la qualità della vita dei popoli indigeni dentro o fuori la riserva, o per riparare a generazioni di traumi inflitti dallo stesso stato.

Per dare un’idea dei livelli di povertà nelle comunità indigene, oltre l’80% delle riserve ha un reddito mediano inferiore alla soglia di povertà e il reddito mediano per gli indigeni sia dentro che fuori le riserve è del 30% inferiore rispetto al resto della popolazione. Circa la metà dei bambini delle Nazioni Indigene vive in povertà. Il tasso di carcerazione per gli indigeni è 10 volte superiore a quello della popolazione non indigena. Quasi la metà di tutte le riserve in Canada ha bisogno di una nuova scuola, e oltre il 40% di tutte le case nelle riserve ha bisogno di ristrutturazioni urgenti.

I politici borghesi piangono periodicamente lacrime di coccodrillo per le donne indigene scomparse e uccise, per le famiglie che hanno perso i loro cari a causa del suicidio e ora per le vittime di abusi nelle scuole residenziali. Eppure questi stessi politici stanno con le mani in mano e non fanno assolutamente nulla per affrontare la miseria di fondo nelle comunità indigene causata dall’abuso e dalla negligenza dello stato.

 

Ricordare i morti, battersi con tutte le proprie forze per i vivi

La Federazione dei sindacati dell’Ontario (OFL) e la Federazione dei sindacati dell’Alberta (AFL) hanno chiesto una Giornata nazionale del lutto e della memoria e la ricerca di altre tombe in altri siti dove si trovavano i collegi. È importante sottolineare che l’AFL ha anche chiesto la “rimozione dei nomi degli artefici del sistema dalle scuole e dagli edifici pubblici; e un’indagine sull’attuale sistema di servizi all’infanzia, che continua a separare i bambini indigeni dalle loro famiglie e dalla loro cultura”.

Queste richieste sono un buon punto di partenza, ma bisogna fare di più. Mentre il governo federale e la maggior parte delle chiese responsabili del sistema delle scuole residenziali hanno offerto scuse formali, la Chiesa cattolica si è rifiutata di presentare scuse, che sarebbero comunque solo simboliche. E il fatto ancora più importante è che la Chiesa cattolica si è rifiutata di rendere disponibile la documentazione relativa alla morte di bambini e alle tombe senza nome nei siti delle ex scuole residenziali. Anche il governo federale ha documenti che non ha pubblicato e si è già impegnato per evitare l’accesso ai documenti in relazione al caso del collegio di St. Anne. [Uno dei numerosi casi in cui sono emerse sui media le spese legali sostenute dal governo canadese nel corso dei processi sulla responsabilità degli abusi nelle scuole residenziali. Il governo di Ottawa, nonostante la sentenza delle Corte Suprema, ha rifiutato di fornire alle vittime l’accesso agli atti relativi all’investigazione della polizia dell’Ontario sulle loro accuse di abuso in quella scuola, continuando la battaglia in tribunale per negare la compensazione alle vittime, e mostrando in che cosa consista la “riconciliazione”. Ad ottobre 2020 le spese legali solo per questo caso erano di 3.2 milioni di dollari canadesi, dal 2013].

Questi documenti sarebbero una parte importante di qualsiasi indagine sulla morte di bambini nelle scuole residenziali e avrebbero un effetto diretto sul caso della scuola residenziale di Kamloops. Ad esempio, secondo Mary Ellen Turpel-Lafond, direttrice dell’Indian Residential School History and Dialogue Center (Centro per il dialogo e la storia delle scuole residenziali indiane) presso l’Università della British Columbia a Vancouver, quando la Commissione per la verità e la riconciliazione ha cercato di scoprire cosa è successo nelle scuole residenziali, è stato loro detto che c’erano state soltanto 50 morti a Kamloops.

I crimini e gli abusi commessi nelle scuole residenziali non sono storia antica. L’ultimo collegio è stato chiuso solo nel 1996 e la scuola di Kamloops in particolare ha chiuso solo alla fine degli anni ’70. In primo luogo, devono essere le comunità indigene ad avere il controllo di tutte le indagini. Le comunità indigene e il movimento operaio nel suo insieme devono lottare uniti e chiedere il rilascio di tutti i documenti da parte della Chiesa cattolica e dei governi a tutti i livelli e chiedere che i responsabili di questi abusi e crimini, che siano individui fisici o istituzioni, siano perseguiti e ritenuti responsabili.

Non possiamo limitare la nostra lotta per la giustizia e la liberazione indigena alla questione delle scuole residenziali. Qualsiasi progetto contestato di costruzione di oleodotti, miniere e complessi abitativi che invada le terre e i diritti indigeni deve essere interrotto immediatamente. Il denaro speso per questi progetti deve essere utilizzato per porre fine al problema dell’acqua potabile e per risolvere la grave crisi delle infrastrutture nelle comunità indigene. I soldi spesi per tutti i progetti delle aziende basterebbero per la riparazione di tutti i sistemi idrici, oltre a case, ambulatori medici e scuole, che sono tutti gravemente sottofinanziati nelle comunità indigene.

I territori tradizionali non ceduti dovrebbero essere riconosciuti e restituiti immediatamente alle comunità indigene interessate. In casi come la lotta di Haudenosaunee, dobbiamo lottare per porre fine alle molestie della polizia al movimento 1492 Landback Lane. Tutta questa terra rubata e quella promessa dovrebbero essere restituita senza indugio agli Haudenosaunee e a tutte le altre comunità in simili dispute sulla terra.

La solidarietà dei lavoratori della Baffinland Iron Mines Corporation con i loro fratelli e sorelle indigeni ci mostra la via da seguire. Questi azioni di solidarietà con la lotta indigena devono essere ulteriormente sviluppati dal movimento operaio. La lotta indigena è intrinsecamente anticapitalista e parte integrante della lotta di classe in Canada. Ogni singola lotta a cui abbiamo assistito negli ultimi anni è stata un’azione degli indigeni contro una società privata che invadeva la loro terra. Questi sono gli stessi capitalisti contro i quali sta lottando la classe operaia nel suo complesso. Qualsiasi azione sindacale in che si opponga all’espansione delle imprese private rafforzerebbe la lotta contro il continuo sfruttamento e oppressione dei popoli indigeni. Per rendere questo una realtà, il movimento operaio deve legarsi saldamente alla lotta condotta dai popoli indigeni.

Lo stato capitalista non può permettere che abbia luogo alcuna riconciliazione significativa, poiché ciò minerebbe fondamentalmente gli interessi della classe capitalista. Piccoli gesti e lacrime di scuse non possono riconciliare gli indigeni con tutto ciò che è stato loro tolto. Anche se i volti della classe capitalista cambiano, la realtà rimane la stessa. Come Trudeau ha ripetutamente dimostrato, la riconciliazione non è che un diversivo mentre i diritti degli indigeni continuano a essere calpestati e si continuano a realizzare enormi profitti.

Finché lo stato canadese rimarrà sotto il controllo dei capitalisti, continuerà la loro incessante ricerca di profitti dallo sfruttamento della terra e delle risorse del Canada. Il conseguente disinteresse per il rispetto delle terre degli indigeni e i diritti sanciti dai trattati rappresenta una contraddizione inconciliabile tra lo stato canadese e le popolazioni indigene. Questo stato capitalista deve essere rovesciato. Questo è lo stesso stato che reprime non solo i popoli indigeni, ma tutti i lavoratori e gli oppressi in Canada. L’unità dei lavoratori e degli oppressi è una componente chiave del rovesciamento dello stato capitalista. Attraverso l’unità dei lavoratori indigeni e non indigeni e il rispetto della sovranità indigena, della terra e dei diritti sulle risorse, gli indigeni avrebbero finalmente il potere di determinare democraticamente il proprio destino. Insieme, potremmo costruire una società socialista basata sul controllo democratico dal basso per la soddisfazione dei bisogni umani piuttosto che lo sfruttamento, il profitto e la distruzione ambientale del capitalismo.

Dopo secoli di sfruttamento, genocidio e abusi, non c’è possibilità di riconciliazione tra i popoli indigeni e i loro sfruttatori, i capitalisti e il loro stato. Finché il capitalismo continuerà a governare questa terra, questi crimini continueranno. La via da seguire per la vera liberazione dei popoli indigeni è l’unità di classe e la lotta per il nostro futuro socialista. Se rimaniamo saldi nella nostra unità di classe, e se ci impegniamo a ricordare i morti e a lottare con tutte le nostre forze per i vivi, possiamo rovesciare questo sistema marcio.

 


 

Bambine indigene costrette all’inserimento dell’IUD:
le politiche eugenetiche in Canada

 

di Marcus Katryniuk (da marxist.ca)

Alla fine di maggio, l’avvocato della British Columbia Breen Ouellette ha affermato che le ragazze indigene sono state costrette dagli assistenti sociali all’inserimento di dispositivi intrauterini o IUD (spirale anticoncezionale). Secondo Ouellette, bambine di età inferiore ai 10 anni non solo sono state costrette a sottoporsi alla procedura, ma non hanno nemmeno ricevuto visite di controllo ginecologiche. Questa pratica viola non solo la legge federale canadese e quella della provincia, ma anche numerosi codici internazionali sui diritti umani.

Per quanto scioccanti siano queste accuse, sono tutt’altro che un caso isolato. Il controllo delle nascite e la sterilizzazione forzati e coercitivi sono stati per decenni un problema diffuso per le donne indigene in Canada. In effetti, la National Inquiry into Missing and Murdered Indigenous Women and Girls (MMIWG – Inchiesta nazionale sulle sparizioni e gli assassini di donne e ragazze indigene) ha dedicato un’intera sezione alle sterilizzazioni forzate nel suo rapporto finale.

Per tutto il XX secolo, i governi sia a livello provinciale che federale hanno perseguito una politica attiva di eugenetica. Il governo federale ha somministrato metodi contraccettivi sperimentali alle donne indigene prima che fossero approvati per l’uso al pubblico. Le province dell’Alberta e della British Columbia promulgarono leggi come il Sexual Sterilization Act (Legge sulla sterilizzazione sessuale) – il nome comune dei provvedimenti legislativi approvati dalle province rispettivamente nel 1928 e nel 1933 – che consentivano al governo di sterilizzare le persone che consideravano “affette da deficienze mentali” o inadatte a crescere bambini. Sebbene queste leggi non prendessero esplicitamente di mira le popolazioni indigene, le donne delle Nazioni Indiane, Inuit e Métis sono state tutte prese di mira in modo sproporzionato. Solo nel periodo dal 1966 al 1970, più di 1.000 donne indigene furono sterilizzate da medici del governo. Tra il 1971 e il 1974 gli ospedali federali in Ontario, Northwest Territories, Yukon, Manitoba, Saskatchewan e Alberta sterilizzarono 580 donne, il 95% delle quali erano indigene. Questi tassi erano particolarmente grotteschi nelle comunità settentrionali. Nel 1976, in alcune aree di quello che oggi è il Nunavut, sono state sterilizzate tra il 25 e il 30 per cento delle donne indigene di età compresa tra 30 e 50 anni. Nella comunità Inuit di Naujaat, quasi il 50 per cento delle donne in questa fascia di età sono state sterilizzate.

Queste leggi furono infine abrogate negli anni ’70. Tuttavia, il problema non è stato risolto definitivamente. Sebbene il governo non stia più promuovendo apertamente queste pratiche, non si sono mai fermate, e le accuse proseguono fino al presente.

Una class-action in corso nello stato di Saskatchewan, relativa a casi di sterilizzazione forzata o forzata fino al 2018, è stata firmata da 100 diverse donne (per lo più indigene). Il documento descrive in dettaglio un lungo elenco di casi in cui alle donne è stata effettuata la legatura delle tube senza consenso informato o libero. In alcuni casi, le donne indigene sono state spinte a firmare moduli di consenso mentre erano sdraiate su un tavolo operatorio o nel mezzo del travaglio. Alcune donne indigene sono state separate dai loro neonati o è stato detto loro che non avrebbero potuto andarsene finché non avessero accettato di essere sterilizzate. In altri casi, sono stati fisicamente costrette a sottoporsi all’intervento chirurgico dai medici mentre imploravano di non subirlo.

Il primo ministro Justin Trudeau, com’è tipico da parte sua, ha riconosciuto questi casi, ma concretamente non ha fatto nulla al riguardo. Il governo federale non ha presentato alcun piano concreto per fermare future sterilizzazioni, risarcire le vittime e nemmeno avviare un’indagine completa sull’intera portata della crisi. Si sono addirittura rifiutati di rendere esplicitamente illegale la sterilizzazione forzata! I liberali non hanno nulla da offrire agli indigeni se non vuoti luoghi comuni.

Azioni governative come l’inchiesta nazionale MMIWG – pur con le buone intenzioni di molti dei partecipanti – sono servite a poco più che un mezzo per il governo di salvarsi la faccia di fronte al proprio compito di scrivere e far approvare leggi sulla violenza contro le donne. La stessa Ouellette si è dimessa dall’inchiesta nel 2018 (divendando il 24esimo funzionario finora a farlo), adducendo come motivazioni sia l’interferenza federale che il fatto che non avevano abbastanza soldi, tempo o potere per fare il loro lavoro. All’epoca dichiarò: “Non posso continuare a far parte di un processo che sta accelerando verso il fallimento”.

Data la loro chiara riluttanza a trovare una soluzione, non si deve riporre fiducia nel governo canadese. Lo stato che ha iniziato questa violenza contro le donne indigene non sarà quello che vi porrà fine, poiché i suoi interessi nel rimuovere gli indigeni come ostacolo allo sfruttamento della terra rimangono gli stessi. Le pratiche genocide del governo canadese non si sono fermate, ma hanno semplicemente cambiato forma. Il trattamento barbaro delle donne indigene ne è una delle espressioni più chiare. L’unico modo per porre veramente fine al razzismo è abolire l’attuale sistema che incoraggia il razzismo. La riconciliazione è impossibile sotto un governo che continua a trattare gli indigeni come animali. L’unico modo per andare avanti è rovesciare il capitalismo nel suo complesso.

 

4 giugno 2021

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