28 Luglio 2015

“Buona scuola” Si poteva vincere. La lotta deve continuare

Il 25 giugno con 159 voti a favore e 112 contrari il Senato ha approvato la riforma scolastica inviandola alla Camera per quella che dovrà essere l’ultima approvazione. Il vero scoglio nell’iter di approvazione quindi è stato superato. Il governo per superare le resistenze delle opposizioni e della piazza ha usato tutta l’arroganza e la prepotenza di cui disponeva: prima ha minacciato che in caso di mancata approvazione della riforma avrebbe fatto saltare le 100mila assunzioni di precari poi, visto che la mobilitazione continuava, ha posto la fiducia sul provvedimento sottraendosi dalla discussione parlamentare. Quello che deve far riflettere del procedimento di approvazione però è come questa arroganza si sia alternata a continui stop e rinvii che di fatto combaciavano sempre con l’ascesa e la radicalizzazione della mobilitazione. Quando la mobilitazione è diminuita il governo ha di nuovo ripreso ad accelerare verso il via definitivo. Questo mostra che dietro la patina di arroganza renziana, il governo era debole e si sarebbe potuto sconfiggere.
Se ciò non è stato fatto, le prime responsabili sono le organizzazioni sindacali che prima hanno ritardato l’inizio delle mobilitazioni e poi, dopo aver convocato lo straordinario sciopero del 5 maggio per le pressioni della base, non hano promosso uno straccio di mobilitazione reale, limitandosi a flash mob, presìdi male organizzati, e infine si sono rifiutate di organizzare un blocco ad oltranza degli scrutini, limitandosi a due ore di sciopero per ritardare i lavori di appena due giorni, nella migliore delle ipotesi. Oggi l’esito della discussione parlamentare dice l’ultima parola sulla continua ricerca di una trattativa col governo da parte delle direzioni sindacali. Ciononostante l’approvazione della riforma non segna necessariamente la fine delle mobilitazioni della scuola. Le scuole italiane dal primo settembre cambieranno radicalmente. I presidi avranno immensi poteri, addirittura potranno aumentare gli stipendi ad una parte del loro personale e chiamare a lavorare direttamente il personale delle scuole; queste due misure insieme contribuiranno a mettere uno contro l’altro i docenti in una logica di concorrenza senza precedenti che porterà anche metodi clientelari dentro l’istruzione. Intanto gli studenti saranno costretti a lavorare gratis per i privati e gli organi collegiali saranno completamente cambiati anche se il governo non si degna ancora di spiegare come intende modificarli. La scuola che si sta propinando è una scuola inaccettabile e per questo la mobilitazione non deve arrestarsi. Bisogna cogliere l’estate per iniziare ad organizzarsi affinché a settembre le scuole entrino nuovamente in un periodo di lotta fino al ritiro della riforma.
Il governo infatti per applicare la riforma dovrà emanare una serie di decreti attuativi nei prossimi mesi. Ebbene, in quei mesi la scuola deve essere il peggiore incubo del governo. La mobilitazione a settembre dovrà partire già dalla prima settimana di scuola con banchetti, volantinaggi e presìdi informativi organizzati da insegnanti e studenti che abbiano il principale compito di organizzare una presenza davanti e dentro le scuole in vista delle mobilitazioni autunnali. Bisogna iniziare a parlare di blocco capillare dell’attività didattica, non solo con scioperi dei docenti e degli studenti ma con una grande mobilitazione nazionale che, se necessario, porti all’occupazione degli istituti scolastici come avvenne nel 2012 nella lotta contro la riforma Aprea. Le iniziative che i sindacati stanno per preparare per l’autunno sono troppo limitative. Essi infatti propongono un boicottaggio dall’interno che nella loro intenzione servirà a far saltare i nuclei valutativi e una serie di attività aggiuntive fino ad ora svolte gratuitamente. Non siamo contrari a queste misure, ma sono del tutto insufficienti. Bisogna fare molto di più convocando nuovi scioperi generali della categoria e, se necessario, anche uno sciopero generale. Quest’ultimo non deve essere escluso a priori, la riforma scolastica rientra in un piano di attacco ai lavoratori più generale: smantellare la scuola pubblica vuole dire negare il diritto allo studio ai figli dei lavoratori, non certo a quelli dei padroni che possono permettersi le scuole private.
Quindi la risposta dei lavoratori deve essere a sua volta generale! Di questo cammino verso il blocco della riforma, gli studenti di Sempre in lotta si renderanno partecipi perché la scuola pubblica non si deve toccare! Tuttavia non bisogna credere che se la riforma scolastica verrà bloccata l’istruzione magicamente migliorerà. Le condizioni della scuola italiana sono il frutto di vent’anni di controriforme quindi bisogna rivendicare un modello di vera scuola pubblica attraverso il ritiro dell’autonomia scolastica, il raddoppio dei finanziamenti, l’assunzione di tutti i precari affinché si possa ritornare ai quadri scolastici pre-riforma Gelmini. Bisogna rivendicare una scuola dove il recupero e le attività extracurriculari non siano un privilegio da pagare ma un diritto per tutti. Serve una scuola gratuita dove i contributi scolastici siano aboliti. Per questo motivo a settembre saremo Sempre in lotta contro la riforma renziana e per una scuola davvero pubblica, gratuita, di massa e di qualità!


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