29 Agosto 2019

Brexit – Boris Johnson sospende il Parlamento e getta la Gran Bretagna nel caos

Era dai tempi di Oliver Cromwell, quando sciolse il Parlamento “tronco” – con le parole “In nome di Dio, andatevene!” – che la Gran Bretagna non si trovava in una crisi nazionale e costituzionale così profonda.

In mancanza di una costituzione scritta, l’establishment britannico si affida a una rete di convenzioni e precedenti. Ora Boris Johnson ha portato al limite questo sistema informale, usando le “convenzioni” per chiedere alla Regina di sospendere il Parlamento per oltre un mese, nel tentativo di impedire ai parlamentari dell’opposizione di bloccare una Brexit senza accordo.

Questa “sospensione” (prorogation, in inglese) ha fatto suonare campanelli d’allarme a Westminster.

 

Boris contro il Parlamento

La mossa di Johnson ha gettato la classe dominante in un panico isterico. “Questa mossa rappresenta un oltraggio alla Costituzione”, ha affermato John Bercow, il presidente della Camera.

Le figure di spicco dell’establishment avevano sperato di essere loro a poter usare la monarchia, chiamando in causa la regina per fermare la Brexit. Ma Boris li ha battuti, trascinando Buckingham Palace in questa crisi pervasiva del regime.

In effetti, Johnson ha lanciato il guanto di sfida, rovinando i piani dei parlamentari di bloccare la Brexit. Coloro che si oppongono ai piani del Primo Ministro non sanno più cosa fare. La sospensione del Parlamento da parte di Boris li ha posti in serie difficoltà, restringendo notevolmente le opzioni disponibili.

Vogliono fermare la Brexit per legge o addirittura formare una sorta di governo di unità nazionale. Ma ora tra mille peripezie il tempo sta per scadere.

 

“Opzione nucleare”

Jeremy Corbyn aveva tentato di fornire una via d’uscita offrendo di guidare un governo “di transizione”, con lo scopo di ritardare la Brexit, convocare le elezioni politiche e procedere a un secondo referendum sull’UE.

Ma questa proposta ha incontrato una forte opposizione da parte dei dirigenti dei Liberal Democratici, degli “Indipendenti” e dai Conservatori “ribelli”, che non riescono a digerire l’idea di vedere Corbyn al numero 10 di Downing Street (residenza del Primo ministro, ndt), anche se solo per alcune settimane. Questi parlamentari che sostengono il “remain” affermano che farebbero qualsiasi cosa per fermare la Brexit, ma non sono disposti ad andare così in là: non vogliono fornire a Corbyn alcun tipo di legittimità.

Invece, coloro che cercano di bloccare l’uscita senza accordo sperano di perseguire una “via legislativa”, usando una sessione parlamentare di emergenza per forzare un’estensione dell’articolo 50. Ma ciò è estremamente difficile e richiede tempo – che non hanno. L’annuncio odierno del governo ha mandato all’aria tutti questi progetti.

In effetti, quindi, l’unica strada rimasta (il gioco di parole non è voluto) per chi vuole bloccare la Brexit è quella di perseguire quella che era stata precedentemente considerata “l’ultima risorsa”: accettare l’offerta di Corbyn e contribuire a far cadere il governo di Boris attraverso un voto di sfiducia.

“Penso che procederemo molto rapidamente a un voto di sfiducia al governo”, ha affermato Dominic Grieve, uno dei principali sostenitori del “Remain” fra i conservatori.

“Penso che sia più probabile perché se è impossibile impedire la sospensione, penso che sarà molto difficile per le persone come me mantenere la fiducia nei confronti del governo e posso comprendere bene perché il leader dell’opposizione vorrebbe presentare una mozione di sfiducia. “

In breve, “l’opzione nucleare” sta per essere fatta esplodere.

Ma anche un simile passo potrebbe non essere sufficiente. Secondo quanto riferito, alti funzionari di Downing Street hanno dichiarato che, in caso di successo del voto di sfiducia, il governo attuale scioglierà il Parlamento e indirà nuove elezioni dopo Halloween, giorno di scadenza della Brexit. Allora si scatenerà davvero l’inferno.

 

Ipocrisia dell’establishment

Tra quelli che condannano l’annuncio di sospensione di Boris non mancano i “remainer” di destra.

“Questa azione è un affronto assolutamente scandaloso alla nostra democrazia”, ​​ha twittato il vice segretario laburista Tom Watson. Altrove, Anna Soubry, leader di Change UK (un partito pro-Ue formato da deputati usciti sia dai laburisti che dai conservatori alcuni mesi fa, ndt), ha dichiarato che “la nostra democrazia è minacciata da un Primo ministro spietato”.

Tali dichiarazioni, tuttavia, risuonano vuote in bocca a questi politici dell’establishment. Esaltano i simboli della democrazia parlamentare, dietro i quali si cela il controllo dei banchieri e del grande capitale, che prendono tutte le decisioni reali.

Tom Watson, un ipocrita e un ardente sostenitore di Blair, adora la “democrazia”, ​​ma si preoccupa poco della democrazia quando usa i metodi tipici di Machiavelli nel tentativo di estromettere Corbyn, due volte eletto democraticamente leader laburista. Watson non è altro che un portavoce del capitale all’interno del Partito Laburista e per nulla leale alla democrazia del partito.

Lo stesso vale per Anna Soubry e il resto dei cosiddetti “Indipendenti”. Si ergono a paladini della democrazia, ma non sono pronti a convocare le elezioni suppletive nei loro collegi elettorali, dopo essersi dimessi dai partiti per con cui sono stati eletti.

Un altro “difensore della democrazia”, ​​Chuka Umunna, è stato autorizzato a passare dal Partito Laburista a Change UK e infine ai Libdem più facilmente di quanto un uomo si cambi una maglietta.

Quando queste signore e signori parlano della difesa della “democrazia”, ​​ciò che realmente intendono è la difesa gli interessi del grande capitale e della classe dominante.

Come ha spiegato Marx, la democrazia borghese è quella in cui puoi scegliere quale rappresentante della classe dominante non ti rappresenterà ogni cinque anni. Il Parlamento è semplicemente un circolo di discussione. Il vero potere risiede nei consigli di amministrazione della City di Londra.

Ma tale è la crisi che infuria in Gran Bretagna che la classe dominante ha perso il controllo della situazione. In effetti, hanno perso il controllo del Partito conservatore, così come del partito laburista, un tempo “moderato”. Questi partiti un tempo “affidabili” sono stati conquistati da “radicali” ed “estremisti”. I referendum e le elezioni non producono i “risultati desiderati”. E il sistema di pesi e contrappesi dell’establishment è andato in frantumi sotto la pressione di una crisi politica senza precedenti.

 

Via Boris! Corbyn al governo!

Jeremy Corbyn e John McDonnell hanno anche condannato l’ultima “bomba Brexit” di Boris Johnson. Il leader laburista ha denunciato il Primo Ministro per il suo “schiacciare e sequestrare la nostra democrazia”, ​​mentre il Ministro delle finanze ombra ha descritto la sospensione parlamentare come “un colpo di stato molto britannico”.

Insieme ai leader dei Lib Dem Jo Swinson e di Change UK Anna Soubry, Corbyn ha anche scritto alla Regina, esprimendo la sua preoccupazione e chiedendo un incontro nella speranza di invalidare il piano di sospensione.

Corbyn e McDonnell hanno ragione a opporsi a Boris Johnson nei termini più energici. Ma la lotta contro di lui e il suo governo conservatore reazionario e pericoloso deve essere condotta da una posizione di classe indipendente, non stringendo alleanze con politici borghesi, né facendo appello ad istituzioni, come la Regina o la magistratura.

Invece di affidarsi a manovre parlamentari o proporre un secondo referendum, i leader laburisti dovrebbero portare avanti politiche socialiste e far scendere in piazza il movimento a sostegno di Corbyn con tutta la sua forza per cacciare Boris.

Sono già state convocate manifestazioni di massa, con la rivendicazione, giusta, per “elezioni politiche ora”. Solo unendo e organizzando i lavoratori attorno a rivendicazioni di classe – cacciare i Tories e portare al potere un governo socialista laburista – Boris può essere fermato.

 

Territori inesplorati

Stiamo davvero entrando in territori inesplorati. La Gran Bretagna sta affrontando una situazione senza precedenti: una crisi costituzionale; una crisi politica; e una crisi sociale ed economica. È una tempesta perfetta.

La classe dominante sta rapidamente esaurendo le opzioni a disposizione. Hanno perso completamente il controllo della situazione. Nonostante tutti i loro sforzi migliori, stanno precipitando giù da un burrone che hanno così disperatamente cercato di evitare. È tutto da vedere se riusciranno a tirare fuori un coniglio dal cappello.

L’unica strada da percorrere è che il Partito laburista di Corbyn mobiliti i lavoratori e i giovani, cacci il governo di Boris e lotti per una chiara alternativa socialista a questo caos capitalista.

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