Breve cronaca di un comizio a Madrid

Spesso ci sentiamo dire, soprattutto in Italia, che i tempi della partecipazione di massa in politica sono passati e che il divario tra le masse e i partiti è definitivamente incolmabile.

A dircelo sono i giornalisti dei quotidiani che difendono lo status quo, i dirigenti della sinistra senza seguito che cercano una giustificazione alla loro incapacità di rappresentare la rabbia crescente nella società o certi politici che vorrebbero ridurre la partecipazione ad un voto in rete o ad un «mi piace» su Facebook.

In Spagna in queste elezioni vediamo l’esatto opposto. Malgrado i suoi limiti e le sue evidenti contraddizioni, prima su tutte quella di non aver compreso la sconfitta dell’ipotesi política antiausterità di Alexis Tsipras, Podemos è un poderoso strumento di espressione política di un settore significativo delle masse.

L’interesse per le elezioni del 20 Dicembre, che tutti percepiscono come un momento decisivo, non si capta solo dai 9 milioni di telespettatori che hanno visto il dibattito Tv tra i quattro principali candidati, toccando un audience che in genere è destinata al clasico Madrid-Barca  ma anche da come la politica si prenda la scena nelle discussioni in metro o nei bar.

La parte del leone in questa esplosione di politica la fa certamente Podemos.

La partecipazione ai comizi cresce di giorno in giorno e la sensazione nel meeting di domenica scorsa a Madrid era che stesse accadendo qualcosa di storico.

Non sono prevalentemente  i numeri, che parlano di oltre 10mila persone nel palazzetto dello sport chiamato la Caja Magica ma soprattutto ciò che si è potuto vedere attorno a questa manifestazione.

Le risorse propagandistiche che l’organizzazione di Pablo Iglesias ha messo in campo per pubblicizzare questo evento sono state modeste e malgrado ciò la partecipazione e l’entusiamo che hanno generato sono stati enormi.

Malgrado l’inizio ufficiale fosse fissato per le 12 già dalle 9,30 la gente ha iniziato  a mettersi in fila. Il timore di non trovare posto ha indotto tutti a prenotare il posto via internet , come richiede la modalità di partecipazione proposta dagli organizzatori, portando con se il foglio stampato che permette l’ingresso. Dopo circa mezz’ora la fila si perdeva a vista d’occhio nel quartiere della periferia madrilegna. Tutti aspettano disciplinati ma carichi dell’entusiasmo che solo l’idea che si può cambiare la società può fornire. E” un popolo composito, diverso al suo interno, è quel fenomeno capace di unire strati distinti e settori differenti, età variegate e caratteri diversi, è quell’unità spontanea che vedi nei grandi movimenti di massa.

Ci sono un gruppo di adolescenti che forse sono al loro primo comizio, un grupo di donne che gridano slogan contro la violenza machista e un gruppo di amici che si abbracciano e ridono, intonando cori di lotta inventati sul momento.  Ci sono i militanti delle maree con la maglietta verde della difesa della scuola pubblica insieme ad una coppia di signori distinti con un bel cappotto un pò usurato, perchè questi anni di crisi hanno colpito duro anche un pezzo della classe media.  Un’anziana signora ha un cartello con scritto “voto con lo stesso entusiamo della prima volta dopo il franchismo” mentre un grupo di ragazzi sventola una bandiera repubblicana. L’enorme coda si muove disciplinata ma ogni tanto si rompe perchè qualcuno ne esce per dirigersi verso i banchetti che vendono magliette e bandiere tornandoci di corsa per paura di perdere il posto. Ci sono tanti che vengono dalla sinistra storica come un vecchio militante del Pce che dice orgoglioso di aver scritto a mano 56 striscioni in questa campagna elettorale.

Ci sono tanti immigrati che hanno lottato in America Latina e ora vogliono cambiare il paese in cui vivono insieme alla maggioranza che non ha alcuna esperienza e per la prima volta nella sua vita si interessa alla politica. La coda ogni tanto di accende, la “marea morada” (viola) si scalda e partono gli slogan “Sì se Puede” e poi “Remontada” che ricorrono una coda che sembra interminabile. Qualcuno non ha il biglietto riservato e lo cerca tra le persone, alla fine quelli che ne sono sprovvisti formeranno un’altra coda, sperando che rimanga qualche posto libero.

Dopo oltre tre ore il palazzetto dello sport si riempie. Il colpo d’occhio fa impressione e soprattutto fa impressione questo bagno di folla. Non siamo in una di quelle triste riunioni di attivisti che non hanno nulla da dirsi ma in un meeting di massa dove la gente si riconosce perchè trova casulamente il vicino di casa o il collega di lavoro. L’entusiamo corre veloce tra palloncini , slogan e canzoni di lotta. Quando sta per iniziare si alza forte il grido “El Pueblo Unido jamás será vencido” e poi ancora “Sì se puede” che rimbomba da un lato all’altro dellla Caja Magica. E” una dimostrazione della forza collettiva della quando si vuole cambiare la propia condizione.

Sarà cosà fino alla fine quando parleranno Ada Colau, sindaco di Barcellona, più volte interrorratta da applausi, e Pablo Iglesias. Comunque finiscano queste elezioni il 21 Dicembre in Spagna vedremo uno scenario nuovo di mobilitazione e partecipazione collettiva.

Madrid, 14 dicembre.

 

—-

Il video dell’assemblea di ieri, domenica 13;

 

*Jacopo Renda è un compagno di Sinistra classe rivoluzione che si trova a Madrid in queste settimane per aiutare i compagni di Lucha de Clases e Podemos por el Socialismo nella campagna elettorale. Le elezioni politiche in Spagna saranno domenica prossima, 20 dicembre.

Articoli correlati

Spagna

La vittoria di Pedro Sanchez – la base del Psoe svolta a sinistra e sconfigge l’apparato

Pedro Sanchez ha ottenuto una vittoria incontestabile alle primarie del Psoe per il ruolo di segretario generale del partito, ottenendo più del 50% dei voti dei militanti, e lo ha fatto difendendo una posizione di sinistra, la sua opposizione al Pp (Partito popolare) e reclamando, a parole, la necessità di una maggioranza di sinistra per cacciare via la destra.

Spagna

Il colpo di stato della Spagna contro la democrazia in Catalogna

Sabato 21 ottobre a Barcellona 450mila persone sono scese in corteo mentre altre decine di migliaia l’hanno fatto in diverse altre città, grandi e piccole, in tutta la Catalogna, per chiedere la libertà per i due Jordi e respingere il colpo di stato avvenuto tramite l’applicazione dell’articolo 155 annunciata dal presidente spagnolo Rajoy il mattino del 21 ottobre.

Spagna

Spagna: la crisi del Partito Socialista apre la strada ad un governo di destra

La crisi del Partito socialista spagnolo (PSOE), che si è aperta conun colpo di mano contro il suo leader Pedro Sanchez, si è risolta nel fine settimana con una vittoria decisiva dei golpisti. Questo apre la strada ai vincitori, riuniti intorno al presidente dell’Andalusia, Susana Diaz, e consente la formazione di un governo di destra del Partito Popolare.

Spagna

Catalogna: Il referendum del primo ottobre e il diritto all’autodeterminazione – Un compito rivoluzionario

La posizione dei nostri compagni in Spagna sul referendum del Primo ottobre prossimo per l’indipendenza della Catalogna.

Spagna

Procavi (Spagna): né licenziamenti né sanzioni a chi rivendica solo diritti

La Procavi è una grande azienda spagnola, leader nel settore della lavorazione della carne. È stata protagonista di azioni antisindacali sin dall’inizio della pandemia, il cui culmine è stato il licenziamento di due attivisti sindacali. Facciamo nostra la campagna lanciata dalla locale sezione sindacale del SAT e dai compagni di Lucha de Clases, la sezione spagnola della TMI.

Spagna

Spagna – Centinaia di migliaia in piazza a difesa della sanità pubblica

Una marea umana ha inondato Madrid per protestare contro il collasso della sanità pubblica madrilena, dovuto alla politica di privatizzazioni e tagli dell’amministrazione di destra della Ayuso, la presidente della Comunità autonoma di Madrid.
Secondo gli organizzatori, hanno partecipato un milione di persone. La polizia ne stima 250mila, 50mila persone in più rispetto alla mobilitazione precedente del 13 novembre. Proteste di massa hanno avuto luogo anche in Galizia e in Castilla y Leon, anch’esse governate dalla destra.