1 febbraio 2018

Brasile – Lula, le elezioni e la lotta di classe nel 2018

L’anno è appena iniziato e abbiamo già assistito a grandi manifestazioni popolari in tutto l’Iran. Le mobilitazioni, che erano iniziate con rivendicazioni economiche, si sono trasformate in una rivolta contro il regime reazionario islamico. In Tunisia, i giovani sono scesi in piazza chiedendo posti di lavoro e la fine delle politiche di austerità imposte dal FMI. Questi due casi riportano alla mente, ancora una volta, l’instabilità politica che si sta diffondendo in tutto il mondo e le esplosioni rivoluzionarie che possono essere scatenate da piccole scintille.

In Brasile, contrariamente alla propaganda del governo, la crisi economica continua ad approfondirsi e l’unica soluzione per i capitalisti è quella di intensificare i loro attacchi contro la classe operaia. L’agenzia di rating Standard & Poor’s ha tagliato ancora una volta il rating del Brasile, citando tra le ragioni dell’aumento del rischio di investimento nel paese: il ritardo nell’approvazione delle riforme fiscali, la crescita del debito pubblico e l’incertezza che circonda le elezioni del 2018. Vale a dire che il mercato sta facendo pressioni sul governo e sui parlamentari per accelerare le misure di risanamento dei conti pubblici, in particolare l’approvazione della riforma delle pensioni.

D’altra parte, la classe operaia soffre la disoccupazione crescente. Il tasso ufficiale del 12%, già elevato, nasconde un forte aumento del lavoro precario. La riforma del lavoro è entrata in vigore a novembre, aprendo la strada allo sfruttamento e condizioni di lavoro maggiormente precarie. I servizi pubblici vengono sempre più smantellati: i lavoratori del settore pubblico non hanno ricevuto alcun incremento salariale e alcuni ricevono i salari in ritardo. Violenza e repressione poliziesca sono diffuse nei quartieri popolari. Questo è il mix che, sommato alla massiccia indignazione contro il sistema attuale, prepara una situazione convulsa anche in Brasile.

Nella prima metà del 2017 abbiamo assistito a grandi manifestazioni, tra cui il più grande sciopero generale nella storia del paese e l’invasione di Brasilia da parte di 100mila manifestanti di fronte a una pesante repressione. Il ruolo traditore giocato dalla direzione del movimento, in particolare della più grande federazione sindacale del paese, la CUT, ha bloccato l’ondata in crescita delle lotte, vanificando lo sciopero generale del 30 giugno e portando avanti campagne senza una vera mobilitazione della base. Ma sarebbe un errore dire che i giovani e i lavoratori sono scoraggiati; quello che esiste, infatti, è una volontà di lottare che manca di un canale attraverso il quale si può esprimere.

Elezioni nel mezzo della crisi

La crisi politica è profonda. Il governo di Temer ha raggiunto livelli record di impopolarità, le istituzioni sono screditate; i politici sono demoralizzati, la classe dominante è divisa. Un nuovo ministro del lavoro, Cristiane Brasil, è stata nominata dal governo di Temer anche se era stata precedentemente condannata in due cause legali legate a discriminazioni sul luogo di lavoro. Il potere giudiziario ha tentato di attenuare gli effetti vergognosi di quella nomina e l’ha bloccata, fornendo una copertura a un governo che già annaspava nel fango.
La situazione politica nel suo insieme lascerà un segno nelle elezioni di quest’anno. La crisi trova espressione nella difficoltà della borghesia nel trovare un proprio candidato. Alckmin sarebbe il nome preferito ma non sta decollando nei sondaggi. Henrique Meirelles, un nome gradito ai mercati, ha l’handicap di avere la sua immagine legata al governo Temer. Questo impasse lascia aperta la porta a un candidato che potrebbe apparire come “nuovo”, come João Doria, che aveva abbandonato i propositi di candidatura dopo un crollo della popolarità come sindaco di San Paolo, o il conduttore televisivo Luciano Huck, nonostante le sue dichiarazioni che negavano una candidatura alle presidenziali nel 2018.

Bolsonaro, che non è il candidato favorito della borghesia, appare come un’espressione distorta e reazionaria del rifiuto del sistema politico, un fenomeno simile a quello di Trump negli Stati Uniti. E, come Trump, Bolsonaro è un candidato borghese che desidera tutelare il sistema capitalista e lo sfruttamento della classe operaia, e come tale dovrebbe essere smascherato dai rivoluzionari marxisti.

Lula è ancora avanti nei sondaggi. Ma questo non significa che il PT [Partido dos Trabalhadores] abbia riguadagnato la fiducia della classe operaia; riflette piuttosto il rifiuto della destra e, in una certa misura, un confronto pragmatico tra il momento attuale e i due precedenti governi Lula, quando la crisi economica non aveva ancora colpito duramente il Brasile, lasciando spazio a illusioni nel riformismo. La realtà è che Lula e il PT seguono la loro vecchia politica di conciliazione di classe, aprendo le braccia a quelli che erano soliti chiamare “golpisti”. Un eventuale nuovo governo PT proseguirà nelll’asservimento alla classe dominante.

Il processo contro Lula

Ma la borghesia ha deciso di porre fine alla fase di conciliazione fra le classi. Intende prendere l’iniziativa e applicare direttamente le misure necessarie per salvare il sistema. Per questo motivo, stanno abbandonando Lula e il PT al loro destino.
Lo scopo dell’indagine criminale “Lava Jato”, come ha spiegato Esquerda Marxista, era di eseguire una “pulizia generale” con pare rinnovare il sistema politico, con l’obiettivo di salvare le istituzioni dal discredito e dalla rabbia popolare. Questa operazione ha chiari obiettivi politici ed economici borghesi-imperialisti. Ci siamo schierati fin dall’inizio contro Lava Jato e i suoi attacchi alle libertà democratiche, gli show mediatici, gli abusi, le accuse e le condanne senza prove, che hanno aperto la strada a una crescente criminalizzazione dei movimenti sociali e ad un ruolo bonapartista della magistratura.

Ripudiamo le condanne politiche di Lava Jato, ci opponiamo alla condanna senza prove di Lula e difendiamo il suo diritto a essere candidato alla presidenza.
Allo stesso tempo, con chiarezza, siamo contrari alla politica di Lula e del PT a servizio degli interessi del capitale, fatta di accordi con la destra e di adattamento ai metodi corrotti di governo della borghesia, politica che ha portato alla loro attuale situazione. Per questo motivo, Esquerda Marxista non parteciperà alle mobilitazioni contro Lava Jato del 24 gennaio, giorno del processo, dato che tutte le precedenti azioni contro Lava Jato sono state dominate dalla difesa delle politiche dei governi PT e si sono trasformate in comizi per “Lula 2018” (la campagna per le presidenziali., ndt). Non diamo alcun sostegno al candidato Lula, anche se riconosciamo il suo diritto a candidarsi alle elezioni.

Un 2018 esplosivo

In Brasile e nel mondo, si acuiscono le contraddizioni del sistema. Non esiste un governo capitalista stabile. Le masse sono alla ricerca di soluzioni, hanno già dimostrato più volte negli ultimi anni che sono pronte a lottare, in alcuni paesi ciò trova un’espressione in esplosioni rivoluzionarie, anche con il boicottaggio e il tradimento delle direzioni riformiste conciliatorie.

Il PSOL [Partido Socialismo e Liberdade] può svolgere un ruolo importante nell’attuale congiuntura, ma deve prendere le distanze dal riformismo che ha portato ai fallimenti politici del PT e collegarsi alle lotte della classe lavoratrice. Pertanto, consideriamo un errore che il documento politico del PSOL sul processo di Lula non includa una chiara critica della politica di conciliazione di classe dei governi PT, e che si concluda con la difesa del “Rechtsstaat” ovvero dello “Stato di diritto”, che in ultima istanza è una difesa dello stato borghese, delle sue leggi e delle sue istituzioni.

Nelle elezioni di quest’anno, il PSOL potrebbe crescere dato il suo ruolo di alternativa. Esquerda Marxista ha sostenuto dallo scorso anno che la PSOL dovrebbe presentare un proprio candidato sulla base di un programma socialista di classe. Per questo motivo, abbiamo sempre sostenuto e facciamo campagna per il compagno Nildo Ouriques come candidato del PSOL alla presidenza. Pensiamo che la linea politica rivoluzionaria di questa candidatura possa collegarsi all’insoddisfazione e la rivolta presenti nella base.

Il 2018 è appena iniziato e si preparano grandi lotte. In varie città del paese, c’è stato un aumento dei prezzi dei trasporti e la gioventù è scesa in piazza. Gli attivisti di Liberdade e Luta (LL) sono presenti in queste lotte, difendendo il trasporto pubblico, gratuito e per tutti. LL sta preparando il suo campeggio rivoluzionario dal 25 al 28 gennaio a Florianópolis per discutere della situazione politica nazionale e internazionale, della lotta studentesca, dei 50 anni del maggio ’68 e delle lezioni della rivoluzione cubana.

L’intervento dei rivoluzionari nella lotta di classe, al fianco dei giovani e dei lavoratori che lottano per le loro rivendicazioni, fa parte della lotta per elevare il livello di coscienza e organizzazione del proletariato. Questo è l’unico modo per superare la crisi della leadership e costruire un partito di classe, uno strumento fondamentale per seppellire questo decadente sistema capitalista. Questa è la lotta condotta da Esquerda Marxista, una tendenza del PSOL, la sezione brasiliana della Tendenza Marxista Internazionale. Unisciti a noi!

 

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