Bologna – Aumenti Tper: il frutto avvelenato dell’ipocrisia PD

Partiranno dal 1 Agosto le nuove tariffe Tper, che porteranno il costo del biglietto da 1,30 a 1,50 euro, se acquistato a terra, e da 1,50 a ben 2 euro se il biglietto verrà acquistato in vettura: come ogni politica antipopolare che si rispetti anche questa colpirà i cittadini mentre sono in vacanza. Contentino: il prezzo degli abbonamenti rimarrà invariato.

Ci preme ricordare che il 15 marzo, in occasione del primo sciopero globale per il clima di Friday for Future l’assessore all’ambiente Orioli affermava “Stiamo portando avanti politiche di sostenibilità che porteranno i bolognesi a lasciare a casa le auto”: deve essere un po’ confusa se crede che aumentare i costi del trasporto pubblico possa aiutare a lasciare a casa l’auto.

Il sindaco Merola sostiene che l’aumento del prezzo del biglietto sia un doveroso adattamento all’inflazione: per Merola non è altrettanto importante adattare all’inflazione gli stipendi dei dipendenti Tper, che sono ormai fermi al palo da anni.

Merola lo dice a chiare lettere: non deve essere la fiscalità generale a coprire l’inflazione, ma gli utenti; così ancora una volta, invece di tassare i ricchi, si penalizzano le fasce più povere della popolazione. Merola e il PD dimostrano nuovamente, se ancora ce ne fosse bisogno, di essere solo uno strumento politico del mercato, rinunciando a qualsiasi possibilità di indirizzo politico in difesa delle masse sfruttate.

Qualcuno potrebbe pensare, guardando a questi nuovi cambiamenti, che siano posti in essere per rendere più solide le finanze di Tper, ma l’azienda di trasporto pubblico non è una società in crisi. Ha chiuso il 2018 con ottimi dati di bilancio, con un attivo di 8,2 milioni e metà di questo attivo (4,1 milioni di dividendi!) è stato suddiviso tra gli azionisti.

In questo scenario appaiono inspiegabili anche le aperture che arrivano dalla Cgil, che si esprime positivamente rispetto a queste scelte, senza neanche avanzare alcuna pretesa per quanto riguarda stipendi e condizioni di lavoro dei dipendenti Tper. Dice, il segretario Maurizio Lunghi, che bisognerà “verificare se gli aumenti e i loro effetti non ricadono negativamente sull’utenza, a partire da chi il mezzo lo utilizza per studio o lavoro”. C’è forse bisogno di troppe spiegazioni per capire come un aumento del 30% sul costo del biglietto possa essere un attacco diretto alle condizioni di vita di studenti e lavoratori?

Anche Legambiente non è da meno nel suo tentativo di mantenere rapporti cordiali e amichevoli con il PD. In barba ai livelli allarmanti delle emissioni inquinanti nel territorio bolognese l’aumento dei costi secondo l’associazione “ambientalista” ricadrebbe soprattutto su “turisti e frequentatori saltuari della città”. Così l’associazione, invece di pretendere trasporti gratuiti e di qualità per i giovani e i lavoratori di tutta l’area metropolitana, si accontenta di una graduale e del tutto insufficiente integrazione tra area urbana e area metropolitana.

Eppure la città di Bologna vanta un passato all’avanguardia nella mobilità pubblica, quando durante gli anni ’70 i trasporti erano completamente gratuiti in alcune fasce orarie per studenti e lavoratori. Basterebbe guardare non troppo indietro per capire da dove ripartire e cosa rivendicare, ma la paura di questi dirigenti di alimentare rotture insanabili con l’amministrazione gli impedisce di sviluppare un piano di rivendicazioni autonome e radicali.

Sta di fatto che in queste condizioni gli aumenti annunciati non saranno gli unici a rendere più difficile la vita dei cittadini. Sempre restando nell’ambito del trasporto pubblico nuovi rincari si avranno a breve sulla tratta di collegamento con l’aeroporto Marconi non appena verrà attivato il People Mover, inglesismo utilizzato per definire l’inutile monorotaia che dovrebbe garantire il collegamento tra il centro città e lo scalo internazionale. Il già costosissimo autobus BLQ dovrà essere soppresso per contratto per lasciare spazio al People Mover, a cui sarà assegnato il monopolio degli spostamenti pubblici da e verso l’aeroporto. Il costo degli spostamenti dal centro all’aeroporto passerà dunque dai 6€ attuali a ben 8,5€ per una distanza di circa 5Km!
Il People Mover rappresenterà un enorme trasferimento di denaro nelle mani dei privati, continuando la svendita del trasporto pubblico locale per metterlo in mano a qualche speculatore privato: la proprietà di People Mover è in mano a Tper solo per il 25%, mentre il restante 75% appartiene al Consorzio Integra, strettamente legato al mondo delle cooperative, che controlla gran parte dell’economia bolognese e arraffa appalti pubblici in gran quantità. Ancora una volta i soldi pubblici sono stati utilizzati per finanziare opere inutili che rappresentano la gallina dalle uova d’oro per pochi fortunati.

Ovviamente Bologna non è l’unica città a compiere attacchi alla mobilità pubblica. Le istituzioni ad ogni livello, di ogni colore e appartenenza politica, si sono dimostrate tutte all’avanguardia nel distruggere il trasporto locale e renderlo sempre più inaccessibile. Un altro esempio paradigmatico è quello di Milano, dove il “progressista” sindaco Sala prima dichiara l’emergenza climatica e poi, molto incoerentemente, aumenta il costo del biglietto Atm: anche lui campione di ipocrisia.

I bisogni dei cittadini e la drammatica crisi ambientale che sta già segnando la nostra quotidianità necessitano di un vero piano di mobilità pubblica e sostenibile, che rompa con gli equilibri del mercato e trasformi radicalmente il modo di intendere la mobilità. Le organizzazioni sindacali, le associazioni dei consumatori, le associazioni ambientaliste, dovrebbero farsi promotrici di una mobilitazione collettiva in grado di raggiungere tale obiettivo.

Per fare sì che il trasporto pubblico possa diventare preferibile all’auto privata è necessario che i costi ricadano sulla fiscalità generale e non sugli utenti: chi ha di più, paghi di più! Garantire mezzi pubblici gratuiti per studenti e lavoratori!

Trasformare Tper in una vera azienda pubblica, gestita democraticamente dai lavoratori e al servizio degli utenti; rompere con la gestione privatistica e manageriale; diciamo basta a clientele, appalti ai privati e sfruttamento dei lavoratori.

Per un drastico piano di investimenti pubblici volto alla realizzazione di mezzi pubblici a basso impatto ambientale: espropriare la ex Breda Menarini Bus e metterla in mano ai lavoratori, difendendo i posti di lavoro e sostenendo un’economia al servizio della collettività.

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