2 Novembre 2020 Margherita Colella

“Avete voluto la guerra!” –  Le donne polacche ancora in piazza per il diritto all’aborto

La sentenza del 22 Ottobre della corte costituzionale dichiara l’aborto contrario alla costituzione anche in caso di gravi malformazioni del feto rende ancora più restrittiva una legge tra le più reazionarie d’Europa. Le donne, in Polonia, possono interrompere la gravidanza solo in caso di stupro , incesto , gravi anomalie del feto o se la  gravidanza minaccia la vita stessa delle gestanti. Nei fatti questa sentenza cancella qualsiasi possibilità di abortire legalmente, e in sicurezza.

Come denuncia il movimento: to jest wojna (questa è guerra!), in Polonia il 98% degli aborti è praticato in caso di gravi malformazioni , questa decisione significa di fatto un divieto assoluto al diritto di Ivg.

Ciò avviene in un contesto in cui le donne vivono l’inferno delle pratiche clandestine; si stima che gli aborti clandestini nel Paese siano circa 100-150 mila l’anno, di gran lunga più numerosi degli aborti legali che sono circa 1000 l’anno. Nel 2019 si sono registrati 1110 Ivg di cui 1074 legati a serie mutazioni genetiche e malformazioni ma ciò non basta a zittire Stato, Chiesa e la costellazione delle associazioni pro life che accusano le donne di usare l’aborto come strumento di eugenetica.

D’ora in poi si potrà interrompere la gravidanza solo in caso di stupro o incesto (il 2%dei casi) o di pericolo di vita delle gestanti (1%) di conseguenza aumenteranno i casi di aborti clandestini, molto spesso all’estero, costosi e anche rischiosi :un inferno che le donne polacche, soprattutto le lavoratrici, le giovani e le più povere, conoscono fin troppo bene! Un fenomeno diffuso in Polonia, che si denunciava già nelle mobilitazioni del 2016, è l’acquisto da parte soprattutto delle più giovani di farmaci abortivi on line per abortire da sole in casa l’Ivg, una vera barbarie!

Il leader di Diritto e Giustizia (Pis) al governo dal 2015, Jaroslaw Kaczynsky, oggi vicepremier, già nel 2016 dichiarava

“Ci batteremo per assicurare che anche le gravidanze più difficili nelle quali il bambino è condannato a morte sicura o a gravi malformazioni, termineranno con la nascita così il bambino potrà essere battezzato e sepolto con un nome.”

Una violenza inaudita e nemmeno così isolata nel tentativo di criminalizzare le donne (basti pensare allo scandalo dei cimiteri dei feti in Italia) che ha scatenato un’immediata reazione.

Forte, infatti, é stato il senso di rabbia espresso dalle immagini di gestanti in croce con la frase “tua colpa, tua colpa, tua grandissima colpa” con le quali le donne in questi giorni hanno fatto irruzione  nelle chiese interrompendo le funzioni religiose e rivendicando il diritto di scelta. Una scelta che serve anche ai cattolici, dichiarano, parlando quindi a tutti e spaccando il Paese.

Da anni il Governo persevera su questo tema tentando la spallata finale al diritto d’aborto, questa proposta era stata avanzata già nel 2016, ma l’ondata di mobilitazioni e i famosi “lunedì neri” dell’ottobre di quello stesso anno avevano obbligato il governo a una marcia indietro .

Le pressioni della Chiesa e dell’estrema destra  hanno riaperto questo dibattito nel 2019.

Oggi il Governo raggiunge il suo obiettivo bypassando il dibattito in Parlamento , ulteriore prova di quanto sia marcio il sistema “democratico”polacco,e riaccendono un intenso scontro nel Paese.

Il governo del presidente Duda, sostenuto dal partito di destra di governo Diritto e Giustizia é uscito vincitore dalle elezioni del luglio 2020 col 51,2% dei voti basando tutta la sua campagna sui valori tradizionali e sulla spesa sociale, parlando in particolar modo alle aree rurali e più arretrate del paese dove è forte l’egemonia della chiesa cattolica . Un governo nazionalista e conservatore che controlla tribunali, antioperaio, che attacca la libertà di espressione in ogni sua forma . Il presidente Duda ha incaricato , non a caso , come nuovo ministro dell’istruzione Przemyslaw Czarnek, docente di università cattolica e fervido avversario dei diritti delle donne, nonchè nemico giurato delle comunità lgbt dichiarando questi ultimi “non normali” ed esprimendo con soddisfazione la sua idea del ruolo sociale delle donne , per lui infatti “unico scopo delle donne è fare figli”

Ma la stabilità del Governo , vacilla oggi per la forza delle mobilitazioni che da giorni stanno dilagando nella maggiori città del paese con cortei e blocchi stradali a Varsavia, Cracovia, Breslavia, Danzica e perfino nei piccoli paesini di campagna, base importante del suo consenso elettorale. Ci sono state manifestazioni in oltre 150 città del paese . Jarosław Kaczyński, presidente del partito al governo e padre-padrone della Polonia considerava questa protesta  marginale ma ora che dilaga la protesta e il movimento diventa nazionale e molto radicale c’è da preoccuparsi per la classe dominante. Da giorni le donne, e tanti giovanissimi , organizzano sit-in , marce e veglie di protesta sfidando anche le restrizioni imposte dalla Pandemia, si sono uniti alle mobilitazioni i contadini, i minatori e sono scesi in piazza anche medici e infermieri. L’irruzione nelle chiese con l’interruzione delle liturgie rappresenta un atto simbolico profondo per un Paese a forte tradizione Cattolica , il movimento si scaglia con forza contro il Governo autoritario e reazionario del quale rivendicano la cacciata: “voglio abortire il mio governo” è uno degli slogan che si legge sugli striscioni delle piazze. Ma non va meglio per la Santa Madre Chiesa e le sue vetuste e opprimenti istituzioni verso le quali emerge un profondo rifiuto. Questo è un duro colpo per la Chiesa

Cattolica la cui storica egemonia è messo in discussione ,una rottura che ha una portata paragonabile a quella che si è espressa in un altro paese simbolo dell’egemonia ecclesiastica, l’Irlanda che nel 2018, con la vittoria del referendum per il diritto all’aborto ha raggiunto un risultato straordinario sintomo di un cambiamento epocale nella Coscienza di massa . A Varsavia la parola più diffusa, assieme agli slogan contro il Governo, “Apostazja” , letteralmente il ripudio verso la propria religione, un rifiuto e un disprezzo diretto ai vescovi polacchi che hanno accolto di buon grado la decisione della Corte Suprema dichiarando che “ la vita di ogni essere umano dal concepimento alla morte naturale ha lo stesso valore per Dio e dovrebbe essere ugualmente protetta

dallo Stato”. Il presidente della Conferenza Episcopale polacca, Monsignore Stanilslaw Gadecki aggiunge “Ogni persona di coscienza retta si rende conto di quanto sia una barbarie inaudita negare la vita a una persona , soprattutto a causa delle sue malattie”

E scende in campo anche il Papa e lo fa proprio con un attacco frontale alle donne polacche. Bergoglio infatti proprio il 22 ottobre benedice in Vaticano la campana chiamata la “voce dei non nati” commissionata e fortemente voluta dalla fondazione polacca Si alla vita, una campana che, nelle parole del Papa deve risvegliare le coscienze dei legislatori in Polonia e nel Mondo. E ancora dalle pagine della lettera “Samaritanus Bonus” della Congregazione per la Dottrina della fede, rimarca la difesa e della cura della vita condannando anche, tra le altre cose, l’uso eccessivo della diagnosi prenatale e l’aborto terapeutico. Benzina sul fuoco in un contesto di forte radicalizzazione

Non è ancora detta l’ultima parola, in questi anni le donne e le. Giovani generazioni in Polonia hanno respinto le pulsioni più reazionarie e oscurantiste provenienti dalle istituzioni e nella società

stessa. I Blocchi stradali, le marce, le processioni e slogan radicali ( /avete voluto la guerra! /libertà /io penso io decido etcetc) non solo non si sono fermate ma anzi hanno allargato la mobilitazione arrivando, per il 28 Ottobre, alla Convocazione di uno sciopero generale delle donne , al grido “Rovesceremo questo governo!” .

E mentre il primo ministro Mateusz Jakub Morawiecki condanna le Mobilitazioni “vandaliche” di questi giorni e annuncia lo schieramento di forze dell’ordine ed esercito arriva l’appello di Kaczyński agli iscritti e simpatizzanti del partito a mobilitarsi per difendere le chiese e i luoghi di culto presi d ‘assalto nell’ ultima settimana. Il 30 Ottobre centinaia di migliaia di donne e uomini hanno marciato a Varsavia , la grande marcia ha isolato anche gruppi di estrema nel tentativo di provocare uno scontro, intanto il presidente Andrzej Duda ha proposto una mediazione aprendo all’ipotesi di consentire l’aborto solo in caso di malformazioni letali del feto. Si può sicuramente leggere questa minuscola concessione come un segno di debolezza e paura, un segnale comunque che dà fiducia alla mobilitazione.

Chiaramente la piazza ha respinto la proposta.” I Diritti umani sono nostri, boia ai fascisti”, ecco cosa ha risposto la piazza, questo è il sentimento che dilaga tra le masse di giovani e lavoratori in Polonia ora. Questa mobilitazione segnerà le coscienze , particolarmente dei giovanissimi che stanno scendendo in piazza.

L’esperienza di questi anni dimostra che non esistono vittorie parziali durature, bisogna difendere quel che rimane del diritto di aborto e lottare per estenderlo, in sicurezza, che sia accessibile a tutte senza alcuna vincolo né ingerenza del governo e delle istituzioni religiose. É necessario unire tutti i giovani e lavoratori,contro un Governo nemico delle donne delle giovani generazioni e di tutta la classe operaia e costruire un’alternativa politica alle destre in Polonia. Un compito di cui può farsi carico solo la classe lavoratrice nel suo insieme. La difesa del diritto di scelta, l’ autodeterminazione delle donne, delle giovanissime protagoniste della lotta di questi giorni, e della lavoratrici è una battaglia che interessa tutti gli sfruttati e ogni passo in avanti su questo terreno è un avanzamento e una vittoria per la classe, tutta.

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