Assemblea nazionale “Rilanciamo la battaglia di opposizione in Cgil!”

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Assemblea nazionale 

“Rilanciamo la battaglia di opposizione in Cgil!” – Il Sindacato è un’altra cosa

Parma 11 giugno 2016

Per informazioni e adesioni paolo.grass@gmail.com

L’uscita del coordinatore Sergio Bellavita e di altre compagne e compagni de “Il sindacato è un’altra cosa”, ha sancito ufficialmente la crisi dell’opposizione in Cgil, o meglio la crisi di un certo modo di fare opposizione in Cgil.

Non si tratta di un fulmine a ciel sereno, da tempo la crisi era evidente, l’uscita del coordinatore è solo l’ultimo atto di una linea che ha contraddistinto l’area negli ultimi anni, da noi ripetutamente criticata con mozioni e contributi al dibattito che sono disponibili per chiunque fosse interessato.

La Cgil e la Fiom hanno pesanti responsabilità su quanto accaduto, a cominciare dalla persecuzione dei delegati Fca di Termoli e Melfi, il ritiro del distacco al coordinatore nazionale e l’esclusione dei delegati Fca dagli organismi dirigenti, ma non dobbiamo dimenticare che la loro responsabilità principale risiede in una linea sindacale che è stata incapace di contrastare il Jobs act, la legge Fornero e la grandinata di attacchi che abbiamo subito negli ultimi anni. Dobbiamo contrastare seriamente, e non a parole, il moderatismo delle politiche sindacali e le pratiche di accomodamento nei confronti dei padroni e dei governi.

In prospettiva la nostra lotta contro le burocrazie sindacali, non deve misurarsi tanto nel confronto all’interno degli organismi, che pure è necessario, ma sulla nostra capacità di contrastare le politiche concertative sul terreno della mobilitazione, in una contesa di massa per l’egemonia.

Una nuova situazione si apre davanti a noi, un terreno mobilitativo in cui le nostre idee possono misurarsi con quelle della maggioranza della Cgil.

Dopo lo sciopero del 20 aprile, nuovi scioperi dei metalmeccanici sono convocati a giugno. Nel pubblico impiego tra aprile e maggio abbiamo assistito a scioperi regionali molto riusciti per il rinnovo del contratto fermo da sette anni. Lo stesso nel commercio dove il contratto nazionale è un miraggio; il 28 maggio i sindacati confederali obtorto collo hanno dovuto mettere in campo il terzo sciopero generale della distribuzione in sette mesi. I lavoratori dei fast food, del turismo e delle pulizie hanno incrociato le braccia venerdì 6 maggio. La scuola si è mobilitata il 20 maggio. Altri scioperi sono in preparazione nelle settimane successive. Decine di vertenze locali o aziendali prendono forma sotto i colpi della crisi e le conseguenti ristrutturazioni, si veda il caso di Almaviva dove i lavoratori hanno bocciato a stragrande maggioranza un accordo truffa presentato dal governo Renzi.

C’è una disponibilità alla lotta, ma se da una parte i vertici confederali sono a dir poco inadeguati, i sindacati di base hanno ampiamente dimostrato, tranne rare eccezioni locali, di non essere in grado di raccogliere e rappresentare questo malessere a livello di massa.

È possibile costruire una direzione alternativa per il movimento operaio italiano senza fare una battaglia a morte nel principale sindacato del nostro paese? Alla luce dell’esperienza di questi anni lo dubitiamo fortemente. Quindi a nostro giudizio non si tratta di fare l’ennesima scissione che non conduce a nulla.

Il nostro compito deve essere quello di sostenere ed aiutare il movimento ad individuare i percorsi più adeguati, combattendo il padrone ma anche la burocrazia sindacale e il suo opportunismo, proprio lì dove si organizzano la maggior parte dei lavoratori.

Allo stesso tempo bisogna evitare di cadere nell’isterismo e nel settarismo, che troppo spesso ha fatto naufragare esperienze avanzate di lotta, separandole dal movimento generale della classe lavoratrice.

L’esempio dei lavoratori francesi nel contrastare il Jobs act alla francese è denso di insegnamenti; mentre la Cgil spende la maggior parte delle proprie risorse nel raccogliere le firme sui referendum per modificare la legge sul lavoro voluta da Renzi, la Cgt mobilita la classe. Ma questo non significa che l’apparato della Cgt sia di molto differente da quello della Cgil (basta vedere la politica che ha difeso negli anni passati), quello che cambia è la spinta che viene dal basso, che quando diventa incontenibile non viene più frenata ma assecondata dai vertici sindacali. Questo vale per la Francia, come per qualsiasi altro paese includendo l’Italia.

Oggi se vogliamo lottare per la costruzione di un movimento dei lavoratori che sia all’altezza dello scontro sociale in atto, una battaglia di opposizione in Cgil non solo non è sterile ma è più decisiva che mai, proprio per il crollo di autorità dei gruppi dirigenti del sindacato, che non ha precedenti nella storia.

Per ribadire queste ragioni abbiamo presentato un documento all’assemblea nazionale de “Il sindacato è un’altra cosa” del 12 maggio e pensiamo che sia di importanza vitale non solo fare una discussione di bilancio dell’operato dell’area in questi anni, delle cause della sua crisi, ma soprattutto per avanzare delle proposte affinché la battaglia in Cgil e nel movimento operaio non venga relegata a pura testimonianza ma diventi una battaglia effettiva e concreta per l’egemonia contro gli apparati burocratici nel movimento operaio.

Visto il carattere ampio e di prospettiva della discussione invitiamo a portare un contributo al dibattito, tutti i compagni e le compagne che pensano si debba continuare la battaglia d’opposizione in Cgil, al di là dell’adesione al nostro documento o all’area di riferimento.

Mario Iavazzi, Paolo Brini, Paolo Grassi (primi firmatari documento “Rilanciamo l’opposizione in Cgil!” – Il sindacato è un’altra cosa)

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