15 febbraio 2017

Assemblea nazionale di Podemos – Una vittoria per la sinistra

Il fine settimana del 11-12 Febbraio nel palazzetto dello sport di Vistalegre a Madrid si è svolto il secondo Congresso nazionale di Podemos. Tutta la sinistra in Europa e a livello internazionale ha osservato questo appuntamento dato che, dopo la capitolazione di Syriza, Podemos rappresenta un punto di riferimento internazionale per milioni di persone non solo in Spagna.

Il congresso ha visto una netta affermazione delle posizioni rappresentate da Pablo Iglesias che ha ottenuto il 51% dei voti per la sua lista e il 55% dei voti per il suo documento politico, venendo rieletto segretario con l’89,1% dei consensi.

Se a questi voti si sommano il 13% e l’11% ottenuti rispettivamente dal documento politico e dalla lista di sinistra legata alla corrente Anticapitalistas si ha un quadro preciso dello spostamento a sinistra dell’asse di Podemos. Il settore moderato legato ad Íñigo Errejón ne esce sconfitto non andando oltre il 34%, malgrado l’aperto sostegno dei mass media e della borghesia.

Lo scontro Iglesias – Errejón

Infatti in tutto il percorso congressuale i tentativi di condizionare questo dibattito sono stati enormi.

Una campagna di stampa martellante ha provato a screditare Podemos davanti alle masse, descrivendo il suo dibattito interno semplicemente come uno scontro di potere. Allo stesso tempo il sostegno dato alle tesi di Errejon contro il “radicalismo” di Pablo Iglesias aveva come obbiettivo quello di rendere Podemos uno strumento utile per il futuro, preparando capitolazioni come quella di Tsipras e di Syriza.

Ma dietro lo scontro emerso in questo congresso non c’è “il personalismo, le diffidenze, il gusto del potere” come scrive il Manifesto nel suo speciale di Venerdi 2 Febbraio dedicato al Congresso.

Questa tesi dimostra, ancora una volta, l’incapacità della sinistra italiana di cogliere i nodi politici di fondo legati allo scontro di classe.

Le diverse prospettive che si sono confrontate a Vistalegre II sono intimamente connesse con l’analisi della società spagnola, con lo scontro di classe che attraversa il paese iberico e con il ruolo della sinistra in questo processo.

La posizione di Iglesias coglie, seppure con dei limiti, lo scenario di crisi dello stato spagnolo e la debolezza del governo Rajoy, che verrà reso ancora più instabile ed impopolare dalle misure di austerità che il contesto economico e i dettami dell’Unione Europea imporranno. Vede la tattica parlamentare e il ruolo nelle istituzioni come uno strumento per la lotta sociale; inoltre considera l’orientamento verso le lotte sociali decisivo per lo sviluppo di Podemos.

Non è casuale che in questi anni Podemos abbia ottenuto i migliori risultati anche sul terreno elettorale quando ha lanciato un messaggio a sinistra di rottura e di alternatività rispetto al quadro politico borghese, con rivendicazioni radicali sul terreno sociale ma anche sul terreno democratico, in particolare sulla questione nazionale, individuando come nemico frontale l’oligarchia economica , incarnata dalle Ibex 35, ovvero le principali aziende quotate alla borsa di Madrid. Il calo di consensi delle ultime elezioni non è stato il frutto dell’eccessivo spostamento a sinistra dovuto all’alleanza con Izquierda Unida ed in particolare con Alberto Garzon come sostenuto dal settore errejonista. E’ esattamente il contrario. Durante l’impasse seguita alle elezioni del Dicembre 2015 Podemos invece di rimanere imbrigliata nel dibattito parlamentare avrebbe dovuto rilanciare la mobilitazione di massa contro Rajoy e le politiche di austerità spostando il baricentro nelle piazze e sullo scontro di classe.

La posizione dei marxisti

La corrente marxista Lucha de clases ha sostenuto criticamente le posizioni di Pablo Iglesias, proponendo che ci fosse una lista unica per il Consejo Ciudadano (consiglio nazionale) tra Iglesias e gli Anticapitalistas per sconfiggere la destra. In un dibattito così polarizzato sarebbe stato un grave errore non costruire convergenze, favorendo così Errejon.

Tuttavia la necessità di dare un sostegno critico a Iglesias non poteva nascondere i limiti della sua proposta politica. In questo senso i compagni di Lucha de Clases hanno presentato alcuni contributi, risultati tra i più votati a Madrid, sulla centralità della classe lavoratrice nel processo di cambiamento, sulla necessità di espropriare i settori chiave dell’economia mettendoli sotto il controllo dei lavoratori e ponendo la necessità di una organizzazione più democratica centrata su un maggior dibattito politico nei circoli di base. In base al regolamento, purtroppo i contributi non erano vincolanti per l’Assemblea nazionale

Il tentativo di Errejon di trasformare Podemos in una pedina della scacchiere parlamentare, capace di entrare nella stanze dei bottoni manovrando con il Psoe e Ciudadanos per ottenere qualche “riduzione del danno” e cancellando lo spirito antisistema si è scontrato con l’istinto di classe dei suoi militanti e con l’esperienza concreta di questi anni.

Se sul piano politico il risultato è stato chiaro molto c’è da dire come questo congresso è stato organizzato. Molti limiti sono emersi sul piano organizzativo dimostrando la necessità di una maggiore strutturazione e di aprire un dibattito sul funzionamento democratico di Podemos.

I documenti congressuali sono stati resi pubblici solo 3 settimane prima del congresso e la possibilità che la base potesse emendarli fino ad arrivare al Congresso nazionale era limitata esclusivamente ai 5 contributi più votati a livello nazionale.

Queste modalità hanno limitato fortemente la discussione e la partecipazione attiva dei militanti.

A questo va aggiunto che il massimo organismo di direzione politica a livello nazionale, il Consejo Ciudadano, non è stato eletto in modo proporzionale ai voti ottenuti dalle singole piattaforme ma con meccanismo maggioritario che ha penalizza principalmente i documenti minori.

La stampa borghese spagnola ha salutato con terrore la vittoria di Pablo Iglesias e ha iniziato una nuova campagna contro Podemos. Alla classe dominante brucia la sconfitta del settore moderato, un fatto che non può essere ignorato. Ridurre le differenze tra le due piattaforme principali ad uno scontro personale come fatto da Anticapitalistas al congresso nazionale, sminuisce il valore politico di Vistalegre II.

L’esito del congresso indica nell’investimento nei movimenti sociali e nel legame con il movimento dei lavoratori l’asse centrale di Podemos nella prossima fase. Su questo non ci può essere alcuna convergenza con Errejon che ha fatto della contrarietà a questi punti tutta la sua battaglia congressuale. Nella prossima fase le politiche di austerità del governo Rajoy, sostenute da Psoe e Ciudadanos spingeranno nuovamente alla mobilitazione di massa. E’ su questo terreno che si giocherà il futuro di Podemos.

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