4 Maggio 2022 Julien Arsenau (da www.marxist.com)

Amazon Labor Union e il risveglio della classe operaia americana

L’ondata di sindacalizzazione negli Stati Uniti sta entusiasmando e ispirando gli operai di tutto il mondo. Il primo magazzino Amazon di Staten Island, New York, è ora rappresentato dal sindacato indipendente American Labor Union. Ogni settimana decine e decine di bar Starbucks fanno domanda per unirsi al sindacato Starbucks Workers United. Un primo gruppo di lavoratori di un Apple Store si è tesserata ai Communication Workers of America. Finora il solo 2022 ha visto 589 sindacati registrarsi presso il National Labor Relations Board (Consiglio nazionale per i rapporti di lavoro, un’agenzia governativa che regola le relazioni sindacali), il doppio rispetto ai primi quattro mesi del 2021.

Questi tentativi di organizzasi sindacalmente fanno parte del medesimo processo. Messi in ginocchio dalla crisi del capitalismo, i lavoratori cominciano a contrattaccare, e si diffonde sempre più la consapevolezza di poter fare affidamento solo sui propri mezzi.

Gli Stati Uniti sono la nazione capitalista più potente al mondo. Il socialismo non può affermarsi in modo definitivo senza la vittoria della classe operaia americana. Le lotte a cui stiamo assistendo ora sono solo l’inizio del risveglio di questo colosso che cambierà il corso della storia. Ci ricordano le parole di Marx del 1847:

Le condizioni economiche avevano dapprima trasformato la massa della popolazione del paese in lavoratori. La dominazione del capitale ha creato a questa massa una situazione comune, interessi comuni. Così questa massa è già una classe nei confronti del capitale, ma non ancora per se stessa. Nella lotta, della quale abbiamo segnalato solo alcune fasi, questa massa si riunisce, si costituisce in classe per sé stessa. Gli interessi che essa difende diventano interessi di classe. Ma la lotta di classe contro classe è una lotta politica.” (da Miseria della filosofia)

Tutt’altro che un fulmine a ciel sereno

I lavoratori americani hanno subito una sconfitta dopo l’altra nel corso degli ultimi decenni. Alla crescita della produttività del 70% fra il 1979 e il 2019 è corrisposto un aumento dei salari di appena il 12% nello stesso periodo. Non stupisce che ciò abbia coinciso con il declino del movimento sindacale. L’adesione ai sindacati è calata dal 20,1% del 1983 a un magro 10,5% nel 2018. Proprio mentre i lavoratori si trovavano sottoposti a condizioni di sfruttamento sempre peggiori, le principali organizzazioni per mezo delle quali avrebbero potuto difendersi hanno fatto passi indietro.

Sono i giovani a subire maggiormente il costo della crisi. I “Millennial” e la “Gen Z” non hanno nemmeno sfiorato lontanamente l’epoca d’oro del capitalismo. Il precariato è la norma. Comprare casa è impossibile, gli affitti sono in aumento. Il tasso di sindacalizzazione è particolarmente basso fra i giovani: il 9,4% nella fascia d’età 25-34 e appena il 4,2% nella fascia 16-24.

Il COVID-19 si è abbattuto su una classe operaia già spremuta come un limone. La pandemia ha visto il boom delle vendite online, il che ha messo i lavoratori Amazon sotto enorme pressione. Per stare al passo, gli impiegati dovevano urinare nelle bottiglie. I lavoratori dei servizi si sono visti diventare all’improvviso “eroi”, “lavoratori essenziali”… per poi ritrovarsi buste paga da fame e condizioni di lavoro in peggioramento. I lavoratori americani sono tra i più stressati al mondo: il 57% dichiara condizioni di stress su base quotidiana, rispetto alla media globale del 43%.

A ciò si aggiunga il tasso d’inflazione, che negli Usa è arrivato a un incredibile 8,5%, il più alto da decenni. Chiunque non abbia ricevuto un aumento di stipendio dell’8,5% si ritrova ad avere un taglio in busta paga. E nel frattempo gli amministratori delegati hanno ricevuto bonus record di ben 14,2 miliardi di dollari nel 2021!

Questo cocktail di stipendi in calo, condizioni in peggioramento, inflazione e diseguaglianze crescenti non poteva non esplodere, prima o poi.

Coscienza in trasformazione

Da qualche tempo si è palesato un cambiamento nella coscienza dei lavoratori e dei giovani degli Stati Uniti. Più volte negli ultimi anni abbiamo commentato i numerosi sondaggi che segnalavano il crescente interesse, negli Usa, verso il socialismo e il comunismo.

Ma un altro fenomeno collegato è la crescita della popolarità dei sindacati. Nonostante il basso tasso di sindacalizzazione, il tasso di consenso per i sindacati è al 68%, il livello più alto dalla metà degli anni ’60. Nella fascia d’età 18-34, il tasso sale al 77%.

Non sorprende dunque che vi sia anche grande entusiasmo per i recenti tentativi di sindacalizzazione. Nel caso dell’Amazon Labor Union, ben il 75% degli americani concorda che i lavoratori Amazon abbiano bisogno di un sindacato. Il numero sale all’83% di chi ha fra i 18 e i 34 anni, raggiungendo addirittura il 71% fra i sostenitori di Donald Trump! Si tratta di un entusiasmo diffuso fra tutti i settori della classe lavoratrice, anche oltre le consuete partigianerie della politica americana. È anche una dimostrazione del fatto che molti sostenitori di Trump potrebbero essere conquistati a una politica su basi di classe se negli Usa esistesse un vero partito operaio capace di difendere tali posizioni.

Le recenti spinte all’organizzazione dimostrano ciò che i marxisti vanno dicendo da tempo. Quante volte abbiamo dovuto sentir dire che la politica di classe è morta perché “la classe operaia è cambiata”, o, peggio ancora, non esiste più? Che sì, ai tempi di Marx c’erano operai di fabbrica, minatori e così via, ma oggi “è diverso”? Certo, non ci vuole particolare perspicacia per rendersi conto che la classe operaia è cambiata moltissimo in 150 anni. In particolare, a gonfiarsi negli ultimi decenni sono stati i settori dei servizi, delle vendite al dettaglio e dell’intrattenimento.

I compagni di Socialist Revolution in solidarietà con i lavoratori Amazon

Ma la buona, vecchia dinamica della lotta di classe si è fatta strada anche in questi settori. Chi lavora nei ristoranti, nei centri commerciali, nei magazzini, nelle aziende tecnologiche, vende la propria forza-lavoro in cambio di un salario, mentre sulle sue spalle matura il plusvalore. Questi lavoratori stanno cominciando a capire che devono difendersi contro la sete di profitto dei padroni. Ecco cosa sta succedendo davanti ai nostri occhi. Per citare Karl Marx, è così che i lavoratori passano dall’essere una classe “in sé” a una classe “per sé”.

Quanto sta avvenendo negli Usa sbugiarda tutti i cinici che avevano trascurato la classe operaia. C’era per esempio chi diceva che era impossibile sindacalizzare i lavoratori dell’industria dei fast food. Le statistiche sembrano dare ragione ai pessimisti: il tasso di sindacalizzazione nei servizi di ristorazione si ferma appena all’1,2%. Anche i sindacati di categoria sembrano aver abbandonato questi lavoratori, preferendo concentrarsi sulla sindacalizzazione dei luoghi di lavoro più grandi – per potersi accaparrare così un maggior numero di quote d’iscrizione.

Eppure la campagna della Starbucks Workers United ha il vento in poppa. Più di 200 punti Starbucks stanno votando per formare un sindacato dopo la prima vittoria conseguita a Buffalo. È bastato un solo esempio positivo per rompere il ghiaccio!

La lotta di Amazon è particolarmente emblematica della versione della guerra di classe del XXI secolo. Qui vediamo Jeff Bezos, il secondo uomo più ricco della storia dell’umanità, affrontare la lotta per creare un sindacato indipendente, guidata da Chris Smalls, ex dipendente Amazon licenziato nel 2020 per avere organizzato uno sciopero contro la mancanza di protezioni per il COVID-19. È stato anche rivelato che i capi di Amazon volevano che Chris Smalls diventasse il volto della sindacalizzazione di Amazon perché ritenevano che fosse “stupido e sempliciotto”. Un disprezzo che gli si è ritorto contro in maniera spettacolare.

Anche qui provavano a convincerci che sindacalizzare Amazon non fosse possibile. Così si esprimeva il Washington Post  dopo la mancata sindacalizzazione di un magazzino di Bessemer l’anno scorso:

Oggi i lavoratori arrivano magari dopo un’ora di auto e non è facile raggiungerli. Quella stessa produttività che fa di Amazon una realtà attraente da organizzare dal punto di vista finanziario lascia poco tempo libero ai lavoratori per fermarsi e fare amicizia coi loro colleghi, costruendo reti sociali su cui i sindacati possano far leva.

“Si tratta di svantaggi strutturali che il sindacato tenderà a ritrovarsi in qualsiasi struttura Amazon su cui punterà gli occhi. Anche cambiando il nome della città dove avrà luogo il prossimo tentativo di organizzazione, il risultato potrebbe rivelarsi più o meno lo stesso lo stesso.

L’Amazon Labor Union ha smentito tutti questi scettici e pessimisti. L’esito è stato che, dopo la vittoria di Staten Island, più di 50 magazzini hanno contattato l’ALU!

Questi grandi avvenimenti stanno avendo ripercussioni al di là dei confini degli Stati Uniti. Uno Starbucks di Calgary sta attualmente cercando di entrare nella United Steelworkers. membri dell’Unifor (un altro sindacato di categoria in Canada, ndt) hanno volantinato davanti ai magazzini Amazon in British Columbia, Ontario e Quebec per organizzare i lavoratori, facendo esplicito riferimento alla vittoria di Staten Island. Il Canada è attualmente più indietro rispetto alla radicalizzazione della classe operaia americana, ma questo non deve dar adito a fraintendimenti: l’inflazione, l’erosione degli stipendi, gli affitti in aumento e le diseguaglianze si stanno aumentando anche lì. E anche in Canada la classe operaia si metterà prima o poi in movimento.

Quali insegnamenti

A risultare d’interesse per i marxisti non è solo il fatto che Amazon, Starbucks e altre aziende simili si stanno sindacalizzando. Quello che gli attivisti sindacali farebbero bene ad assimilare è, ancor più, il modo in cui questi risultati vengono conseguiti.

L’anno scorso a Bessemer, Alabama, i lavoratori Amazon sono stati sconfitti. Tuttavia, quel tentativo di organizzazione non partiva da nessuna rivendicazione concreta. In quelle condizioni non c’è da sorprendersi che centinaia di lavoratori siano rimasti scettici.

La stessa dinamica sembra essersi replicata nel tentativo messo in campo l’anno scorso da Teamsters Local 362 di organizzare i lavoratori di Amazon in Alberta. A detta dei lavoratori, gli organizzatori del sindacato non si facevano mai trovare per rispondere alle loro domande, con il vicepresidente della sezione locale che addirittura dichiarava: “Noi non siamo qui per i vostri 30 dollari. Siamo qui per aiutarvi a migliorare le condizioni di lavoro e vedere se riusciamo a negoziare aumenti di stipendio più consistenti… non possiamo garantire nulla”. C’è da dire che abbiamo sentito discorsi un po’ più entusiasmanti!

La campagna svolta a Staten Island ha avuto luogo in netto contrasto con questo approccio. L’ALU ha apertamente proposto una piattaforma rivendicativa coraggiosa: stipendio di 30 dollari all’ora, due pause pagate di 30 minuti e un’ora pagata di pausa pranzo. La campagna prometteva così risultati tangibili, anziché limitarsi alla costruzione di un sindacato. Contro una errata convinzione piuttosto diffusa, rivendicare cambiamenti modesti e “ragionevoli” non è affatto più realistico. Al contrario: i lavoratori non si assumeranno il rischio e non perderanno tempo ed energie se devono lottare per cambiamenti insignificanti, ma si batteranno per rivendicazioni coraggiose per le quali vale la pena impegnarsi.

L’ALU si distingue anche per la sua natura di sindacato “di base.” Chris Smalls, il presidente del sindacato, un ex lavoratore licenziato per i suoi precedenti tentativi di mettere in piedi un’organizzazione, ha passato 10 mesi in una tenda nei pressi del magazzino JFK8 di Staten Island. Insieme a Derrick Palmer, un magazziniere, ha passato il suo tempo a parlare con i lavoratori, coinvolgendoli e rispondendo alle loro domande. La campagna è stata finanziata attraverso una piattaforma online, GoFundme che ha raccolto 120mila dollari, contro i 4 milioni investiti da Amazon per combattere l’ALU. Un articolo del The City spiega bene come hanno fatto i due leader a costruire il movimento:

Mentre Small passa gran parte delle sue giornate all’esterno del JFK8 o alla fermata degli autobus, Palmer continua a lavorare nella struttura a quattro piani, parlando con i lavoratori e piazzandosi in sala pause a raccogliere consensi quando è libero dal lavoro nel dipartimento imballaggi…

I due, insieme a un manipolo di altri organizzatori, hanno passato le ultime settimane attaccati al telefono, chiamando ogni singolo lavoratore del JFK8 con diritto di voto nelle prossime elezioni sindacali: circa 8300 impiegati.

“Alcuni dei lavoratori raggiunti al telefono hanno chiesto di poter incontrare gli organizzatori di persona per discutere della sindacalizzazione. Smalls ha spiegato che le domande dei lavoratori si incentrano tipicamente sulle quote e sul funzionamento del sindacato.

“‘Dopo aver risposto alle loro domande, per noi è facile portarli dalla nostra parte, perché si rendono conto che Amazon gli sta dando informazioni false.’”

I lavoratori non hanno accettato passivamente le tattiche antisindacali di Amazon. Alle riunioni antisindacali alle quali dovevano partecipare obbligatoriamente, i lavoratori interrompevano i consulenti e ne smontavano le falsità. Alcuni lavoratori hanno addirittura raccolto informazioni sui consulenti stessi e hanno diffuso volantini con le loro foto affinché i colleghi non rivolgessero loro parola! I lavoratori si sono rifiutato di farsi prendere in giro e hanno respinto colpo su colpo con metodi creativi che hanno colto impreparati tanto il datore di lavoro quanto i suoi sgherri antisindacali prezzolati.

Smalls stesso ammette che la campagna ALU è stata molto diversa rispetto alle solite campagne sindacali: “[I sindacati tradizionali] tendono a organizzarsi in modo diverso rispetto a noi. Noi siamo più spesso sul campo. Non troverete nessun altro presidente sindacale disposto a trascorrere 10 mesi in una tenda”.

Troppo spesso i tentativi di sindacalizzazione vengono condotti in modo burocratico, senza coinvolgere la base e senza controbattere colpo su colpo ai giochi sporchi del padrone. L’impressione che se ne ottiene è che i leader dei sindacati non si fidano dei lavoratori. E come abbiamo visto, spesso questi leader si focalizzano soltanto sulla sindacalizzazione fine a sé stessa, senza collegarla a rivendicazioni concrete che possano ispirare i lavoratori.

La campagna ALU è la dimostrazione che il movimento sindacale ha un disperato bisogno di ripristinare i metodi della democrazia operaia. Negli scioperi, nei picchetti, nelle campagne del movimento sindacale i lavoratori devono avere il massimo spazio per prendere il destino nelle proprie mani. L’esperienza dell’ALU dimostra quali conquiste si possono raggiungere se viene coinvolta la base, se ai lavoratori viene permesso di dare pieno sfogo alla propria creatività, e se non si ha paura di avanzare rivendicazioni coraggiose.

“La rivoluzione è già qui”

Sono state queste le parole di Chris Smalls dopo la vittoria dell’ALU. L’entusiasmo di questi attivisti, che hanno ottenuto quello che molti ritenevano impossibile, è anche il nostro. I dirigenti dei sindacati principali hanno molto da imparare dai metodi usati per questa prima vittoria in Amazon.

Con gli scioperi degli insegnanti del 2018 e del 2019, il più movimento di massa del maggio-giugno 2021 – il più vasto della storia degli Usa –, e l’impennata di scioperi nello scorso autunno (lo “Striketober”), questa strabiliante ondata di sindacalizzazioni rappresenta la continuazione del ritorno della classe operaia americana. Eventi simili si verificheranno anche in Canada e in Quebec.

Non sarà una strada in discesa, ma l’esperienza stessa del sistema capitalista spingerà i lavoratori alla lotta. L’inflazione, che non accenna a diminuire, renderà ancora più difficile pagare le bollette a centinaia di migliaia di lavoratori.

Inutile specificare che i padroni non lasceranno i lavoratori organizzarsi e lottare senza opporre resistenza. Si prepara un’ascesa della lotta di classe di proporzioni epiche . Siamo solo all’inizio di un processo che porterà sempre più gente alla conclusione che è necessario liberarsi del capitalismo stesso e spianare la strada a una società socialista dove comandino i lavoratori, al posto di una minoranza di ricchi.

Lasceremo l’ultima parola a un articolo apparso sulla rivista americana Newsweek, che arriva alle stesse conclusioni dei marxisti:

Le questioni cruciali saranno i salari, il costo per l’acquisto di una casa o per gli affitti, i costi del cibo, la battaglia per i rapporti di forza fra i datori di lavoro e il destino delle piccole imprese contro gli oligopoli. La politica di classe, che a lungo ha dominato l’Europa, sta avendo ora la propria rivalsa, e non scomparirà finché queste questioni non saranno state affrontate.

“Sotto la sua lapide a Hampstead Heath, Karl Marx se la sta probabilmente ridendo.”

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