Alternanza scuola-lavoro – Dalle favole alla realtà

La maschera di ipocrisia che copriva il vero volto dell’alternanza scuola-lavoro, alla luce degli eventi e delle dichiarazioni delle ultime settimane, è definitivamente caduta. I recenti scandali hanno nuovamente messo in luce tutto ciò che di marcio si nasconde dietro le false promesse che la classe dominante ha propinato agli studenti e ai lavoratori sin dall’approvazione della Buona Scuola: è ormai innegabile la natura dell’alternanza, e cioè uno strumento di distinzione di classe sul piano della formazione e di sfruttamento in ambito lavorativo; talvolta tuttavia la realtà è persino peggiore delle previsioni…

È questo il caso di quattro ragazze di Monza, le quali, durante uno stage formativo presso dei centri estetici nella Brianza, hanno subito violenze da parte del proprietario di queste attività commerciali.
L’arresto è stato effettuato il 14 luglio, ma le indagini si erano aperte già a febbraio: sono dunque trascorsi mesi di violenze, prima che una delle ragazze si rivolgesse a un consultorio per ricevere aiuti. Infatti il proprietario dei centri estetici, secondo quanto le leggi che regolano l’alternanza scuola-lavoro stabiliscono, aveva il diritto di esprimere una valutazione scolastica sulla condotta delle stagiste, valutazione che, ricordiamo, ha un valore fondamentale nella decisione di promuovere all’anno successivo gli studenti che seguono, loro malgrado, questi “corsi formativi”. Non c’è dunque da sorprendersi se, per la grande pressione che hanno subito, sia sul piano emotivo che su quello scolastico, nessuna delle ragazze aveva finora deciso di denunciare gli abusi subiti. I giornali “temono altri casi”, ma nella realtà il timore e la preoccupazione si sono già trasformate in fatti, osceni e rivoltanti. Gli stagisti non godono di alcun diritto e di alcuna tutela che possano proteggerli da simili pericoli o dallo sfruttamento più sfrenato.

Basti pensare agli studenti napoletani e siciliani che, per raggiungere il monte ore previsto per gli istituti superiori di 400 ore di alternanza, sono stati smistati in vari hotel di lusso in Sardegna per servire ai tavoli e allargare gli organici già ridotti al minimo dei vari alberghi, chiaramente senza alcuna retribuzione. Vengono dunque sottoposti a turni di lavoro veri e propri con orari estenuanti, all’alba e ben oltre la mezzanotte, domeniche e festivi compresi, spesso per molte più ore di alternanza di quante non ne dovrebbero realisticamente svolgere. Questa non è formazione, questo è vero e proprio sfruttamento!
O si pensi, ancora, agli studenti del liceo scientifico Archimede di Messina, la cui alternanza viene svolta al cinema, dove aprono le porte della sala, strappano i biglietti e tengono puliti gi occhiali 3D.

Ecco, dunque, che la disperata speranza di essere assunti dalle aziende presso cui si seguono stage o la falsa promessa di ricevere “lezioni pratiche” per “imparare a lavorare” si rivelano per ciò che realmente sono, ovvero illusioni abilmente fornite dalla classe dirigente per ottenere una grande quantità di manodopera pressoché gratuita. Queste sopraffazioni si verificano dietro l’alibi dell’esperienza formativa o di altre menzogne, alle quali gli studenti non possono sfuggire, a meno che non vogliano interrompere il loro percorso di alternanza e subire minacce di ogni genere o essere addirittura bocciati.

L’unica soluzione per porre fine a tutti questi abusi è l’abolizione della Buona Scuola, una legge che ha favorito lo sfruttamento delle studentesse e degli studenti e che non rappresenta altro che un affare imperdibile per le aziende.
Una formazione pratica che introduca alla vita lavorativa è non solo possibile, ma anche necessaria; tuttavia ciò non può avvenire in un sistema economico quale è il capitalismo: è necessario che l’istruzione e il lavoro siano definitivamente liberati dalla logica del profitto che governa il nostro sistema perché l’istruzione possa essere realmente pubblica, gratuita, di qualità e di massa. La rottura con il capitalismo è l’unica via per porre la scuola sotto il controllo di comitati composti dai rappresentanti degli studenti e dei lavoratori scolastici, tutti aventi pieni diritti e tutele lavorative e che esercitino un potere reale, o altrimenti gli eventi rivoltanti delle ultime settimane continueranno a ripetersi. Solo gli studenti e i lavoratori uniti possono sconfiggere lo sfruttamento!

 

Articoli correlati

Giovani

Coronavirus? Studenti, arrangiatevi o sette in condotta!

I decreti sulla scuola e le prassi adottate dai diversi istituti rispecchiano le misure contraddittorie adottate per gli altri ambiti della società. La disposizione ministeriale era di attivare forme di didattica online, definite un’opportunità di innovazione. Ma questo si è concretizzato in un’imposizione dall’alto a studenti e famiglie, oltre che ai docenti.

Studenti

Verso il 17 novembre – Siamo studenti, non schiavi!

Il volantino che distribuiremo oggi in tutti i cortei contro l’alternanza scuola-lavoro.

Studenti

La mobilitazione dei dottorandi dell’Università La Sapienza – Non far pagare ai precari le conseguenze dell’emergenza

La pandemia di Coronavirus ha fortemente impattato su molteplici ambiti del mondo del lavoro e della società italiana. Andando spesso ad aggravare contraddizioni già esistenti ed a colpire duramente i soggetti più deboli e più precari. Quello che è accaduto nel mondo dell’università e della ricerca pubblica non sfugge a questo contesto generale.

Studenti

16 novembre, No Salvini day – Ribellarsi è giusto! (il nostro volantino)

Il volantino che stiamo distribuendo in tutta Italia verso il NO Salvini day di venerdì16 novembre

Studenti

Roma – La Sapienza ai tempi del Covid

Ai tempi dell’emergenza sanitaria covid-19 le prime strutture ad essere state chiuse sono state scuole e università. Prendiamo ad esempio La Sapienza di Roma, che con i suoi 113.500 studenti complessivi, 3.300 docenti e 2.000 funzionari, tecnici e bibliotecari, oltre a 1.800 amministrativi nelle strutture ospedaliere (al 2019), è il più grande campus d’Europa.

Studenti

Università di Trento: proibito andare al bagno!

Nella facoltà di lettere dell’università di Trento non è più possibile accedere liberamente ai bagni. Recentemente l’amministrazione, dietro sollecitazione della lista studentesca di estrema destra “Atreju”’, ha limitato la fruizione del