28 maggio 2016

Almaviva, ancora un nulla di fatto – Esplode la rabbia dei lavoratori

Il 27 Maggio per i lavoratori Almaviva è stata un’altra giornata di lotta.

Centinaia di lavoratori di Roma, Napoli e Palermo si sono ritrovati in un presidio determinato e combattivo a Piazza S.S. Apostoli a Roma. Sarebbero potuti essere molti di più se il sindacato avesse messo a disposizione i pullman che servivano da Napoli, cosa che inspiegabilmente non è avvenuta!

Ancora una volta nel presidio i colleghi delle varie filiali si sono mischiati fra di loro dimostrando la loro unità e scandendo slogan contro governo e padrone.

Questa combattività inizia a fare paura e ieri abbiamo visto come l’apparato repressivo attraverso la polizia provi ad intimorire i lavoratori. Per più di due ore infatti i lavoratori sono rimasti in piazza S.S. Apostoli bloccati dalle camionette della polizia e sotto il vigile occhio della Digos.

È stata negata loro la possibilità di recarsi in corteo a Montecitorio e solo grazie alla loro determinazione sono riusciti ad ottenere un incontro con un rappresentante del governo.

Anche su questa questione è emerso un punto che nei prossimi giorni diverrà sempre più decisivo: ovvero chi decide sul futuro di questa vertenza. In piazza infatti si è aperto un dibattito su chi dovesse partecipare alla delegazione che incontrava il governo. Per risolverlo non serve urlare ma far sì che siano i lavoratori a decidere veramente. Crediamo che su questo ci sia un solo modo perché la delegazione sia espressione della volontà di chi lotta: eleggere tra i presenti una delegazione trattante che risponda all’assemblea e che sia revocabile in ogni momento.

Questo è l’unica modalità democratica perché qualsiasi delegazione sia pienamente legittimata.

Di fronte al diniego della Digos di fare il corteo si è deciso di uscire dalla piazza alla spicciolata per ricomporsi davanti a Montecitorio.

Mentre la delegazione saliva per incontrare i rappresentanti governativi il presidio ha ripeso vita con grande combattività.

L’esito dell’incontro è stato quello che ci si poteva aspettare. Il Governo non ha una posizione diversa da quella del Ministero dello Sviluppo Economico (Mise) e non ha preso impegni se non “portare la sensibilità contro gli esuberi al prossimo tavolo” la stessa “sensibilità “ con cui ha condannato alla precarietà milioni di persone con il jobs act!

I lavoratori hanno prima ascoltato ordinatamente il resoconto del rappresentante della Cisl ma di fronte alla sua inconcludenza è esplosa la loro rabbia.

Prima un gruppo di lavoratrici ha iniziato a intonare il coro “parole parole parole soltanto parole” mentre quando il funzionario Uil ha preso la parola è esplosa la contestazione aperta al grido di “venduti venduti” . Una lavoratrice ha detto “se voi dirigenti sindacali aveste la metà del coraggio che abbiamo noi, avremmo già risolto i nostri problemi!”. A quel punto dal fondo del presidio altri lavoratori gridavano “se il 4 Giugno partono le lettere di licenziamento dobbiamo occupare!” ed è partito il coro “fare come in Francia, fare come in Francia”.

I prossimi giorni con l’incontro di lunedì ci diranno qualcosa in più ma è chiaro che con la giornata di oggi la vertenza è entrata nel momento decisivo. Bisogna prepararsi ad una fase ancora più acuta di conflitto, valutando le forme di lotta migliori per vincere e fermare i licenziamenti senza escludere l’occupazione degli stabilimenti dopo il 4 Giugno.

Articoli correlati

Varese – Clinica La Quiete chiusa, lavoratori per strada!

Dopo oltre quattro mesi di lotta lo scorso 30 maggio la clinica La Quiete di Varese è stata definitivamente chiusa, tramite apposizione di sigilli da parte dell’ufficiale giudiziario.

Amazon, si sciopera in tutta Europa… E in Italia?

Il 17 luglio c’è stato lo sciopero europeo di Amazon nel giorno del Prime day, Spagna, Germania, Polonia si sono fermate.

Milano, 19 gennaio – Sciopero e manifestazione contro le morti sul lavoro

Non c’è questione più politica di questa: se contino di più fatturato e profitto o la vita e la salute dei lavoratori. E se anche inchieste e processi potranno forse stabilire la dinamica dei fatti, la vera risposta non verrà nelle aule di un tribunale o dai vertici in prefettura, ma da una chiara e cristallina ripresa del conflitto di classe, nei luoghi di lavoro e in tutta la società.

Non un passo indietro. I lavoratori di Gela in lotta!

Lunedì 18 gennaio circa 2500 lavoratori, tra indotto e diretto, hanno proclamato lo sciopero ad oltranza bloccando tutti gli accessi alla raffineria e alla città. Una città che di fatto vive grazie al lavoro della raffineria e che ora progressivamente sta morendo. Ai lavoratori in protesta si sono uniti familiari, negozianti e artigiani, fino al corteo di oggi 26 gennaio, in quella che non è più solo una vertenza aziendale ma è una lotta di tutta la città.

Solidarietà ai lavoratori Si.Cobas

Esprimiamo la massima solidarietà e partecipazione al movimento di lotta dei lavoratori nella difesa dei loro diritti e della propria organizzazione, che in questo momento manifestano sotto al carcere di Modena chiedendo il rilascio immediato di Aldo Milani.

Jobs Act – A fare festa sono sempre i soliti

I dati INPS relativi al mercato del lavoro nei primi otto mesi dell’anno, fanno dire a confindustria che le cose vanno bene. Si può sempre migliorare, ma i risultati del jobs act sono incoraggianti. Se le cose vanno bene per i padroni, allora vanno anche per il governo Renzi, loro fedele servitore. Quindi, cosa c’è che non va?