6 Ottobre 2015

Air France – É lotta di classe, bellezza!

Ieri Xavier Broseta, responsabile delle risorse umane di Air France, ha annunciato ai lavoratori della compagnia il nuovo piano di ristrutturazione aziendale, in cui sono previsti 2900 licenziamenti entro il 2018 (300 piloti, 700 hostess e stewards e 1900 operatori a terra). Questa notizia arriva dopo settimane di agitazione da parte dei dipendenti Air France, ma soprattutto dopo tre anni in cui sono stati tagliati già circa novemila posti di lavoro nell’azienda.

Alla notizia dei nuovi tagli, i lavoratori che erano in sciopero davanti ai cancelli hanno fatto irruzione nella sede parigina del gruppo, interrompendo la riunione straordinaria del consiglio di amministrazione al grido di “Dimissioni” e “Noi siamo a casa nostra!” Borseta è scappato mentre gli strappavano i vestiti di dosso, nonostante la protezione della sicurezza. Una scena che rappresenta a pieno quello che intendiamo per odio di classe. La reazione dei lavoratori di Air France è solo l’ultimo di tanti episodi in cui abbiamo visto i vertici manageriali di un’azienda francese pagare, anche fisicamente, lo scotto delle proprie azioni o intenzioni.

La stampa filo padronale è scandalizzata, parla di violenza quando racconta del povero dirigente linciato dalla folla,uscito illeso ma con un bel vestito in meno nel suo guardaroba. Dal nostro punto di vista la violenza è quella dei manager di Air France, pronti a licenziare quasi tremila lavoratori. La violenza è quella del governo Hollande che ha approvato una nuova contro-riforma del mercato del lavoro, la Legge Macron, che tra le tante cose facilita enormemente i datori di lavoro nei licenziamenti collettivi per ragioni economiche.

airfrance2L’azienda ha tentato di legittimare i licenziamenti con la scusa dell’eccesivo costo del lavoro rispetto alla concorrenza, ma è pura ipocrisia, soprattutto se consideriamo gli enormi compensi ottenuti dal gruppo manageriale in questi ultimi anni. Ad esempio Alexander Juniac, presidente e direttore generale di Air France-KLM, nel 2014 ha ricevuto un aumento di stipendio del 72%. I lavoratori più colpiti dai tagli saranno soprattutto i giovani e il personale di terra, cioè quelli con il salario più basso .

Con il Progetto Perform 2020 l’obiettivo è quello di aumentare la produttività e la competitività dell’azienda potenziando la linea low cost, la filiale Transavia. I nuovi contratti low cost costeranno all’azienda il 25% in meno.

La direzione di Air France vuole semplicemente far pagare la crisi aziendale ai lavoratori, storia già vista. Tutta la nostra solidarietà va ai lavoratori di Air France che nello spazio di un pomeriggio sono diventati il punto di riferimento dei loro fratelli di classe in tutto il continente per rabbia e determinazione. Questa rabbia va organizzata sindacalmente e politicamente.

In questo momento Frédéric Gagey, direttore Air France, un po’ spaventato, ha dichiarato che le negoziazioni con i sindacati riprenderanno, a dimostrazione del fatto che per avere i rapporti di forza solo la lotta paga.

Articoli correlati

Francia: Loi Travail, lo scontro decisivo ha inizio!

La lotta contro la riforma sul lavoro è entrata in una nuova fase, una fase decisiva. Lo sviluppo degli scioperi e dei blocchi a oltranza in molti settori chiave dell’economia ha cambiato la dinamica del movimento. Tutto si sta accelerando

Francia – La lotta dei lavoratori della Luxfer per la nazionalizzazione dell’azienda

Nel novembre 2018, la direzione del gruppo Luxfer ha annunciato l’avvio delle procedure necessarie a dichiarare la chiusura del suo stabilimento di Gerzat, situato in Francia nella regione Alvernia-Rodano-Alpi. La fabbrica produce bombole d’ossigeno, un bene che ha da sempre un valore essenziale, ma che se possibile risulta ancora più fondamentale oggi, durante la gravissima crisi sanitaria che stiamo vivendo. Di seguito un’intervista ai lavoratori in lotta!

Atto 6 e gilet gialli: lavoratori e studenti tra eroismo e disorganizzazione

Un nuovo resoconto di Mirko Termanini, un compagno di Sinistra classe rivoluzione recatosi nelle scorse settimane in Francia per prendere parte alle mobilitazioni dei gilet gialli.

Il capitalismo è guerra e orrore senza fine

Gli atroci atti terroristici che hanno provocato almeno 129 morti nelle strade e nei locali di Parigi segnano un tragico sviluppo nell’espansione di attentati attribuiti o rivendicati dal cosiddetto Stato islamico (Isis). Con questi attacchi il Medio Oriente è definitivamente arrivato in Europa.

Francia – Lo sciopero del 5 dicembre: bilancio e prospettive

Lo sciopero del 5 dicembre ha mobilitato un numero di dimostranti che non si vedeva in Francia sin dalle grandi lotte dell’autunno 2010. Mancano dati precisi sul numero di scioperanti, ma è probabile che dal dicembre 1995 nessuno sciopero interprofessionale abbia mai avuto un tale impatto sull’economia del paese.

Francia – Sull’orlo di una crisi rivoluzionaria

La situazione sociale e politica in Francia evolve ad altissima velocità. In meno di un mese, lo svilupparsi del movimento dei gilet gialli ha posto il paese sull’orlo di una crisi rivoluzionaria. Nei prossimi giorni questo limite può essere oltrepassato. Che cosa determinerà questo passo in avanti?