25 Agosto 2021 Adam Pal, dal Pakistan (www.marxist.com)

Afganistan – La sconfitta umiliante degli Usa, il ritorno dei talebani e la minaccia di una guerra civile

Questo articolo è stato scritto all’inizio di luglio, quando la sconfitta degli Usa era ormai certa ma, naturalmente, non poteva prevedere nei dettagli l’evoluzione degli avvenimenti di queste settimane. Adam Pal, dirigente della sezione pakistana della TMI, traccia la storia degli intervento imperialista in Afghanistan in questi ultimi vent’anni, il comportamento dei suoi alleati principali, come il Pakistan, e le ragioni dell’avanzata dei talebani. Lo scenario prefigurato è nelle linee fondamentali quello che si sta realizzando e, soprattutto, la prospettiva di classe e internazionalista da adottare per i marxisti, l’unica alternativa possibile per uscire dalla barbarie creata dall’imperialismo e dal fondamentalismo.

Mentre gli Stati Uniti e le forze alleate si ritirano dopo due decenni di sanguinosa occupazione, l’Afghanistan si dirige verso una nuova guerra civile. Nonostante il ritiro delle truppe imperialiste, annunciato da Joe Biden, sia stato organizzato per terminare entro il 31 agosto di quest’anno, molte forze statunitensi hanno già lasciato o stanno per lasciare il paese, mentre i Talebani guadagnano terreno in molte aree.

Si cerca di dimostrare come il fatto che l’imperialismo USA e le altre forze alleate siano state costrette a ritirarsi sia interamente dovuto all’azione dei talebani. La realtà, invece, è che l’occupazione USA degli ultimi due decenni ha ricevuto una forte opposizione dalla popolazione locale. C’è un odio diffuso e viscerale contro questa guerra imperialista, che ha ucciso decine di migliaia di innocenti e gettato l’intero paese nella devastazione, nell’instabilità e nella barbarie.

Potrà anche essere vero che in molte occasioni, in particolare nelle aree rurali Pashtun, l’odio nei confronti dell’imperialismo occidentale ha comportato che la popolazione locale abbia passivamente accettato, se non talora anche facilitato, gli attacchi dei talebani. In ogni caso, questo non vuol dire che la maggioranza della popolazione nutra una profonda simpatia per le forze talebane, ultra-reazionarie e oscurantiste.

La tragedia in questa situazione è che il vuoto di potere lasciato dagli USA viene riempito in molte aree dai talebani e dalle loro migliaia di uomini armati, con il tacito consenso di diverse potenze straniere.

Dopo due decenni di guerra, dal costo di più di duemila miliardi di dollari, la classe dominante USA ha chiaramente fallito nel conseguire gli obiettivi che aveva annunciato al mondo all’inizio della guerra. Dopo aver ucciso una cifra innumerevole di civili, bombardato a tappeto molte regioni e devastato milioni di vite, gli USA stanno lasciando la zona dopo il raggiungimento di un accordo umiliante con i talebani. In questo cosiddetto accordo di pace, firmato l’anno scorso a Doha, in Qatar tra l’amministrazione Trump e la leadership talebana, gli USA hanno ceduto a tutte le richieste di quest’ultima.

Il governo debole e corrotto di Kabul, ora guidato dal presidente Ashraf Ghani, supportato dall’imperialismo USA e delle altre forze alleate, sta rapidamente crollando in mille pezzi, mentre gli USA si ritirano. Il motivo è che il governo è odiato da grandi settori delle masse per essere un fantoccio dell’imperialismo. I rapporti dell’Intelligence USA suggeriscono che questo governo sopravviverà a malapena per sei mesi dopo il ritiro. Gli imperialisti sostenevano che andare in guerra avrebbe trasformato l’Afghanistan in uno stato democratico moderno. Il risultato è stato un totale fallimento.

Vent’anni fa la Tendenza Marxista Internazionale (TMI) ha spiegato perché quest’avventura avrebbe portato solo maggiore sofferenza e miseria per la popolazione afghana e contemporaneamente avrebbe destabilizzato l’intera regione. Come abbiamo spiegato a Novembre del 2001, immediatamente dopo la caduta di Kabul nelle mani degli USA:

“I talebani hanno perso il potere, ma non il loro potenziale bellico. Sono molto abituati a combattere la guerriglia nelle montagne. L’hanno già fatto e lo possono fare ancora. Nel nord combattevano in terre straniere e ostili, ma nei villaggi e nelle montagne delle aree Pashtun, sono nella loro terra natia. Le prospettive sono quelle di una campagna protratta di guerriglia, che può andare avanti per anni. La prima parte della campagna di guerra alleata è stata la parte facile. La seconda non lo sarà altrettanto. Truppe britanniche e americane dovranno andare nelle aree Pashtun, a fare missioni del tipo “cerca e distruggi”, in cui saranno facili obiettivi per la guerriglia. Le perdite saranno inevitabili. A un certo punto questo avrà un effetto sull’opinione pubblica nella Gran Bretagna e in America.”

“Gli Americani hanno sperato di essere capaci di gestire un rapido attacco mirato contro Bin Laden, facendo affidamento sulle forze aeree. Al contrario, il conflitto sta diventando sempre più complicato e difficile, e la prospettiva di una sua conclusione viene indefinitamente rimandata. Dovranno mantenere delle truppe stazionarie non solo in Afghanistan, ma anche in Pakistan in altri paesi, in modo da supportarle. [..]”

“Questa in cui si trovano gli americani è una situazione peggiore e più pericolosa di quella in cui si sono trovati l’11 settembre. Washington sarà ora obbligata a fornire una copertura al regime instabile e in bancarotta in Pakistan, e tutti gli altri paesi “amici” nella regione, i quali sono destabilizzati dalle sue azioni. Se l’obiettivo di quest’azione era di combattere il terrorismo, si renderanno conto che hanno ottenuto l’opposto. Prima di questi avvenimenti, gli imperialisti potevano permettersi di mantenere una certa distanza di sicurezza dalle convulsioni e dalle guerre di questa parte del mondo, ma ora sono completamente intrappolati al loro interno. A partire dalle loro azioni dell’11 settembre, gli USA e la Gran Bretagna si sono incamminati in un terreno paludoso dal quale sarà difficile uscire.”

Come spiegavamo di nuovo nel 2008 questa guerra era impossibile da vincere per l’imperialismo. Dopo una guerra prolungata, gli imperialisti sarebbero stati costretti a ritirarsi, sconfitti, lasciando una scia di distruzione dietro di loro:

“Alla fine le forze della Coalizione saranno costrette ad abbandonare il tentativo di occupare l’Afghanistan. Si lasceranno dietro una scia di morte e distruzione e un’eredità di odio e amarezza che durerà per decenni. Noi non sappiamo quale tra le gang rivali dominerà il prossimo governo a Kabul. Ciò che sappiamo è che, come sempre, il prezzo più caro sarà pagato dalle persone comuni, dai lavoratori e dai contadini, dai poveri, dagli anziani, dai malati, dalle donne e dai bambini.

“Il terribile destino degli afghani è ancora un altro tra gli innumerevoli crimini dell’imperialismo USA e dei suoi alleati, La famigerata “Guerra al terrorismo”, lontana dal raggiungere i suoi obiettivi, ha avuto il risultato opposto. Tramite le loro azioni gli imperialisti hanno fornito uno slancio potente al terrorismo. Hanno gettato benzina sulle fiamme del fanatismo e perciò hanno avuto il ruolo del principale addetto al reclutamento per Al Qaeda e per i talebani. Hanno completamente demolito l’Afghanistan e nel frattempo hanno destabilizzato il Pakistan. Nelle immortali e spesso citate parole dello storico romano Tacito: ‘Dove fanno il deserto, lo chiamano pace’.”

Questa analisi è stata pienamente confermata, mentre tutti i proclami solenni dell’imperialismo sono stati fatti a pezzi. Quei liberali e i così detti “sinistroidi” e “nazionalisti” che supportavano l’imperialismo USA sono stati palesati nella loro completa ipocrisia.

 

Quattro decenni di intervento USA

L’intervento USA in Afghanistan risale a più di quarant’anni fa. La Rivoluzione di Saur del 1978, guidata dal Noor Muhammad Taraki, è stata un punto di svolta, che avrebbe potuto condurre a una trasformazione socialista dell’Afghanistan e avrebbe potuto sfidare le principali potenze del mondo intero all’epoca.

Dopo l’intervento sovietico in Afghanistan, fortemente criticato da Ted Grant (il fondatore della TMI), gli imperialisti USA hanno aperto i loro forzieri al malfamato “dollaro della Jihad”, usando il Pakistan come avamposto per i talebani e le altre forze alleate (chiamati “holy warriors”, sostenitori della guerra santa, jihadisti) per attaccare le forze sovietiche.

La brutale dittatura del generale Zia-ul-Haq in Pakistan ha attaccato la classe lavoratrice e preparato il terreno per l’avanzata del fondamentalismo islamico, che ha prosperato con l’aiuto degli USA e dell’Arabia Saudita. Dopo la caduta dell’URSS, gli imperialisti hanno perso il controllo di questo Mostro di Frankenstein che avevano creato. La conseguenza è stata una brutale guerra civile in Afghanistan, per tutti gli anni ’90. L’intero paese è precipitato nella barbarie e decine di migliaia di innocenti sono stati massacrati, mentre le forze jihadiste combattevano tra loro per il controllo di Kabul.

Con l’avvento del nuovo secolo e con il mutamento degli interessi dell’imperialismo USA, questi “sostenitori della guerra santa” – che ora si ribellano al loro padrone – sono stati prontamente etichettati come terroristi. Una guerra è stata innescata dalla più grande forza imperialista della storia contro la nazione meno sviluppata e più devastata della terra, che è stata dichiarata, senza alcuna ironia, una minaccia per il mondo intero. Alla fine di questa guerra gli USA e gli alleati firmano un accordo di “pace” con questi stessi terroristi, accettando tutte le loro condizioni, incluso il rilascio dei prigionieri talebani nelle carceri afghane e concedendo ai talebani un posto al tavolo della diplomazia mondiale.

Nel frattempo, la brutalità dei talebani e le atrocità nel nome della religione hanno guadagnato loro un ben meritato disprezzo da parte di settori significativi della popolazione del paese, specialmente tra la popolazione urbana e non Pashtuns. Solo grazie al supporto dall’Iran, dal Pakistan e altre forze imperialiste sono stati in grado di organizzarsi e contrattaccare. In questo sono stati aiutati dalla corruzione e dalla brutalità del regime installato dagli USA che, in particolare nelle aree Pashtun, ha spinto un settore della popolazione tra le braccia dei talebani.

Dovremmo anche non dimenticarci che questi stessi fondamentalisti islamici reazionari erano stati appoggiati e sostenuti dall’imperialismo USA in passato. E che una volta che questi reazionari si sono scontrati con l’imperialismo USA, sono diventati un utile spauracchio per giustificare un intervento militare nella regione.

Biden con l’ex presidente dell’Afghanistan Ashraf Ghani

Ora gli imperialisti escono dalla guerra con ciò che può solo essere chiamata un’umiliante sconfitta. Nonostante tutte le obiezioni di qualche generale del Pentagono che vuole continuare la guerra, era diventata una spina nel fianco del capitalismo USA, che sta facendo i conti con una crisi economica, sociale e politica di proporzioni storiche e con una popolazione profondamente stanca di guerre senza fine. Ciò che ne rimane è un Afghanistan devastato dall’arretratezza e dalla miseria.

Il fatto è che, nonostante l’appoggio di queste forze, il governo di Kabul ha fallito totalmente nel guadagnarsi il sostegno delle masse. Dopo due decenni di appoggio militare e miliardi di dollari di aiuti, è ora sospeso a mezz’aria. Questo governo fantoccio e tutte le sue istituzioni stanno crollando a pezzi, mentre questa odiata guerra finisce. L’ apparato statale artificiale imposto all’Afghanistan dalle forze imperialiste sta collassando, con i 200,000 soldati dell’esercito nazionale afghano e le altre forze dell’ordine in processo di rapida disintegrazione.

Nessun governo imposto dall’imperialismo può sostenersi indefinitamente quando è totalmente detestato dalle masse. Tutte le elezioni truccate degli ultimi due decenni, la corruzione del regime e i suoi crimini contro le masse, possono ora essere chiaramente visti dal mondo intero.

L’estrema fragilità del governo di Kabul è nota alle forze imperialiste da anni. Ciò nonostante, hanno provato a far passare tutto questo come un successo agli occhi del mondo, dichiarando la “vittoria” in Afghanistan. Ma negli ultimi anni omicidi e attentati si sono susseguiti. Se le forze occupati fossero rimaste di più, non avrebbero fatto altro che subire un’umiliazione più grande.

Secondo quanto riferito, i talebani stanno avanzando in molte province del paese e affermano di controllare l’85 per cento del territorio afghano. Un dato che potrebbe essere esagerato, ma certamente occupano almeno il 40 percento delle province del paese, mentre contestano all’esercito nazionale afghano il controllo di un altro 42 percento. In molte città, l’esercito nazionale afghano sta abbandonando le sue posizioni, senza combattere, o si arrende e si unisce ai talebani. I talebani stanno prendendo possesso di molti dei presidi militari abbandonati, sequestrando le munizioni e l’artiglieria delle forze americane in partenza e impadronendosi dei loro rifornimenti, anche se mancano ancora della forza numerica per occupare molte delle aree più vaste.

Si può intuire, tuttavia, che mentre la popolazione può essere felice di vedere la fine dell’intervento straniero, c’è inquietudine rispetto a una vittoria dei talebani. Tra le masse c’è il timore di spargimenti di sangue e di una conseguente guerra civile, poiché migliaia di persone fuggono dalle aree occupate dai talebani. La mancanza di sostegno ai talebani si riflette ulteriormente nel fatto che sono stati costretti a lanciare campagne di reclutamento nelle regioni di confine del Pakistan, con il tacito sostegno dello Stato pakistano. I cadaveri di centinaia di combattenti talebani vengono regolarmente riportati in Pakistan per la sepoltura.

 

L’interferenza delle potenze regionali

Accorgendosi dell’imminente sconfitta degli USA e del potenziale per una destabilizzante guerra civile in Afghanistan successiva al ritiro delle truppe USA, il regime iraniano, insieme con Russia e Cina, ha stabilito dei legami con i talebani.

Sperando di guadagnare un’influenza nel futuro governo del paese, l’Iran ha aiutato i talebani a riorganizzarsi negli scorsi anni, alla condizione che incrementassero gli attacchi contro le forze USA e che supportassero la lotta contro lo stato islamico, che aveva guadagnato terreno tra gli islamisti afghani. Negli scorsi mesi, una delegazione talebana ha visitato Teheran ricercando la protezione del regime dei Mullah in Iran. I leader iraniani non solo stanno appoggiando i talebani fornendo loro campi e armi, ma stanno anche spingendo la popolazione sciita in Afghanistan a supportarli, nonostante le loro differenza etniche e religiose.

L’obiettivo dell’Iran è di promuovere un futuro regime costruito sulle basi di una coalizione di signori della guerra su basi nazionali e religiose ed élite locali, nella quale potrebbe esercitare la sua influenza, proteggendo i propri interessi, che consistono principalmente nella riduzione dell’instabilità che potrebbe minacciare i suoi confini.

Ciò è tanto più importante dopo che i talebani hanno catturato anche il città di confine di Islam Qala: una delle più grandi porte commerciali verso l’Iran, con immagini ampiamente condivise dai media iraniani, ancora una volta senza prove di alcun combattimento. Questo crocevia è la fonte di 20 milioni di dollari al mese per il governo iraniano.

È chiaro che i talebani, una forza basicamente Pashtun e wahabita, non ha alcun problema ad andare a braccetto con il regime Sciita, che è teoricamente suo nemico religioso, finché i soldi continuano ad arrivare.

1978: La rivoluzione di Saur avrebbe potuto condurre alla trasformazione socialista dell’Afghanistan

Russia e Cina hanno interessi simili, sempre riguardanti i talebani, per rafforzare la loro influenza nei confronti di un futuro regime in cui i talebani diventeranno una forza importante, se non la principale. La Russia, per quanto la riguarda, sta cercando garanzie dai talebani che i confini settentrionali dell’Afghanistan non saranno usati come base d’attacco nei confronti delle ex repubbliche sovietiche. L’India ha recentemente mandato dei suoi delegati all’ambasciata talebana a Doha, Qatar, per un possibile accordo con la futura leadership afghana. È ironico che l’India, guidata da Modi (un fondamentalista Hindu), si relazioni con i fondamentalisti islamici, ma la logica sta nel fatto che la classe dominante indiana vuole guadagnarsi un’influenza sulla forza che ritiene potrà governare il paese.

Nelle ultime settimane i talebani hanno conquistato alcune aree del nord del Paese, compresi alcuni distretti della provincia di Badakhshan al confine con la Cina occidentale. Questi ultimi sono per lo più popolati da nazionalità non pashtun e sono stati tradizionalmente considerati roccaforti delle forze anti-talebane. Queste vittorie sono state interpretate dai sostenitori dei talebani, incluso il Pakistan, come un grande sviluppo, che segnala l’imminente conquista di Kabul. Ma una presa del potere totale dei talebani sembra poco plausibile, poiché mancano del sostegno schiacciante delle masse in tutto il paese. Sembrerebbe più probabile che i talebani debbano formare una coalizione con un accrocchio di altri gruppi.

Tale prospettiva è tuttavia tutt’altro che certa. L’instabilità è insita nella situazione. Le comunità perseguitate come gli hazara sciiti, i tagiki e gli uzbeki in Afghanistan non daranno il benvenuto ai talebani e si preparano all’autodifesa in caso di guerra civile. Il governo di Kabul ha anche permesso agli eserciti tribali locali, ai signori della guerra e alle milizie di riorganizzarsi per difendersi in caso di un attacco finale dei talebani. In effetti, questa è un’ammissione di fallimento da parte del governo di Kabul e dell’esercito nazionale afghano. I signori della guerra locali, i leader tribali e le piccole nazionalità si armeranno per difendere le loro aree, e alla fine questo potrebbe portare alla guerra civile in tutto il paese.

In questa situazione, gli americani hanno cercato freneticamente di salvare la faccia. Hanno persino rivolto un appello a Russia e Cina affinché prendano il controllo della situazione in Afghanistan, in modo che gli Stati Uniti possano riturarsi da questa guerra sanguinosa rivendicando almeno una “vittoria” parziale. L’Afghanistan, infatti, è stato uno dei temi all’ordine del giorno nei recenti incontri tra Biden e Putin. Tuttavia, nonostante gli sforzi di Russia, Cina, Turchia e altre potenze, nessuno di questi incontri è servito a nulla. La fine della guerra e il ritiro delle forze imperialiste non porranno fine all’instabilità, al contrario, le daranno nuova vita.

Mosca e Pechino hanno anche organizzato molti colloqui tra il governo di Kabul e i talebani negli ultimi anni, ma questi non hanno portato a nessuna conclusione concreta. Questa è una guerra con forze deboli da tutte le parti e nessuno è in grado di rivendicare una vittoria completa, nonostante il sostegno delle diverse potenze regionali. La Cina ha perseguito una politica redditizia di saccheggio di risorse minerarie e ha cercato di sfruttare la posizione strategica dell’Afghanistan per i propri interessi. Ma è cauta quando si tratta di dedicare le risorse finanziarie e militari necessarie per riportare l’intera situazione sotto controllo.

La Cina non ha la stessa forza degli Stati Uniti e dei suoi alleati. Se due decenni di intervento militare da parte della potenza più ricca e potente della terra non hanno potuto stabilizzare l’Afghanistan, come ci si può aspettare che la Cina, la Russia o qualsiasi altra potenza regionale facciano meglio? Tuttavia, per difendere i suoi interessi, la Cina rischia di essere sempre più coinvolta in Afghanistan e ha dunque cercato un modus vivendi con i talebani, per proteggere i suoi investimenti attuali e potenziali, in particolare legati alla Belt and Road Initiative. Secondo fonti iraniane, Pechino ha promesso di aiutare i talebani a ricostruire le infrastrutture fatiscenti dell’Afghanistan a questo scopo. La Cina cerca anche di isolare i separatisti nella provincia dello Xinjiang dal sostegno da parte dei gruppi jihadisti oltre il confine.

 

Pakistan

Decenni di coinvolgimento imperialista USA in Afghanistan hanno avuto un profondo impatto sul Pakistan, un paese che ha beneficiato dalla protezione dell’imperialismo USA per l’intera sua storia lunga 73 anni. Agendo come uno scagnozzo dell’imperialismo USA nella regione per decenni, ha supportato il bagno di sangue in Afghanistan sia durante la “Jihad del dollaro” degli anni ’80, sia dopo nella così detta “guerra al terrorismo”. La classe dominante del Pakistan è diventata schifosamente ricca in questo business sanguinario e ha usato le forze reazionarie dei talebani per diffondere il terrore tra la classe lavoratrice pakistana.

Ma gli ultimi avvenimenti in Afghanistan hanno scosso le fondamenta dello stato pakistano. Gli americani stanno addossando sullo stato pakistano tutta la colpa dei loro fallimenti degli ultimi due decenni. Argomentano giustamente che il Pakistan ha giocato un doppio ruolo in questa guerra. Accusano il Pakistan di aver ottenuto una fortuna dagli USA (33 miliardi di dollari secondo Trump) per supportare la così detta “guerra al terrorismo”. E nel frattempo fornivano un rifugio sicuro per la leadership talebana in Pakistan. Adesso, gli USA stanno pianificando di impartire al loro scagnozzo una lezione.

L’imperialismo USA è stato incapace di tenere a bada il suo vecchio scagnozzo e questo è un altro esempio del suo stato di crisi. Ciò nonostante, sta usando la sua forza mondiale per limitare le capacità e l’importanza regionale dello stato del Pakistan.

Agli ordini degli USA, la Financial Action Task Force (FATF, agenzia intergovernativa fondata dal G7 per combattere il riciclaggio di denaro) ha inserito il Pakistan in una lista grigia per gli ultimi tre anni e sta minacciando di inserirlo nella lista nera se non si allinea alle sue politiche contro il finanziamento del terrore e del riciclaggio di denaro. Infatti, tutti questi crimini – insieme con il commercio globale di eroina – erano punti fermi della Jihad del Dollaro” negli anni ’80, quando il Pakistan era in prima linea per conto dell’imperialismo USA nella sua guerra contro l’Unione Sovietica. Oggi, queste attività criminali sono totalmente compenetrate all’interno dello stato pakistano.

Gli imperialisti USA stanno usando la loro influenza nell’FMI, nella Banca Mondiale e nelle altre istituzioni finanziarie per strozzare l’economia in Pakistan. Lo stato pakistano ha sempre fatto molto affidamento sull’FMI, che ha dettato tutte le sue politiche finanziarie e i suoi bilanci. Gli USA hanno usato l’FMI e le altre istituzioni imperialiste per prosciugare la ricchezza prodotta dalla classe lavoratrice del Pakistan attraverso prestiti e interessi e nel frattempo mantenendo la classe dominante sotto la propria influenza.

Sotto queste politiche finanziarie imperialiste, uno esercito di 700,000 uomini in Pakistan, dotato di armi nucleari, è stato mantenuto da una delle popolazioni più povere su questo pianeta. Negli ultimi sette decenni, questa situazione è stata usata per perseguire gli interessi dei poteri imperialisti, con l’adozione da parte del Pakistan della dottrina della “profondità strategica” in Afghanistan (per cui il controllo dell’Afganistan è strategico per la sicurezza del Pakistan, ndt), per installare un governo più condiscendente a Kabul.

I talebani arrivano a Kabul

Il Pakistan ha più volte richiesto alla classe dominante USA di continuare la guerra in Afghanistan. Questo perché, con il ritiro, gli Usa perederebbero la loro dipendenza dal Pakistan, e con questa finisce anche il flusso di dollari nelle tasche della classe dominante pakistana. Ma nonostante tutto, gli americani stanno lasciando l’intera regione, per ora. Mentre la classe dominante USA ha sviluppato relazioni cordiali con l’India nell’ultimo decennio a causa dello scontro con la Cina, il Pakistan è stato relegato a uno status inferiore.

Un esempio del cambiamento delle relazioni tra USA e Pakistan può essere visto nel fatto che la settimana scorsa gli USA hanno incluso il Pakistan nella lista dei paesi che impiegano bambini soldato in guerra, cosa che impedirà al Pakistan di ricevere supporto militare e finanziamenti da molti paesi. Quest’azione da sola esprime la rabbia degli imperialisti, che abbandonano il loro scagnozzo preferito in cerca di alternative migliori nella regione.

La classe dominante pakistana, ad ogni modo, sta provando a sollecitare la classe dominante USA, mentre con l’altra mano appoggia i telebani nella loro conquista di Kabul, in maniera da acquisire spazio di manovra. Ma nessuna di queste azioni realizzerà i loro obiettivi, che sono pieni di contraddizioni. Il problema che la classe dominante pakistana sta fronteggiando sta nel fatto che la leadership talebana in Afghanistan non fa affidamento solo sul Pakistan, e non sarebbe in grado di sopravvivere senza il supporto dell’Iran, della Russia e di altre forze. E anche con questo appoggio, non hanno forze per controllare l’intero paese.

 

Orrore senza fine

Se, alla fine, i talebani riusciranno a conquistare Kabul, questo sarà un regime debole e instabile. Inizieranno lotte intestine e divisioni, insieme alla resistenza delle forze di opposizione, composte da latifondisti locali e capi tribali.

L’instabilità sociale è alle fondamenta di questo paese povero, un problema che non può essere risolto per mezzo del traffico di eroina e altre attività criminali. Né sarà sufficiente il sostegno finanziario di Cina, Russia, Iran, Pakistan e altri per alleviare la principale causa di instabilità, l’estrema povertà e miseria delle masse. Vale la pena ricordare come i miliardi di dollari provenienti dagli Stati Uniti e dagli alleati negli ultimi due decenni abbiano avuto solo l’effetto di riempire le casse dei signori della guerra, dei capi tribù e delle ONG e ovviamente dei contractors statunitensi.

Iran, Russia e Cina, tutti perseguendo i propri interessi ristretti, vogliono stabilizzare l’Afghanistan. Vogliono evitare che l’instabilità si riversi nei loro paesi e vogliono assicurarsi un nuovo regime che sia amico dei loro interessi. Ma non c’è alcuna prospettiva di un ritorno di una vera stabilità in Afghanistan in tempi brevi. Il conflitto su basi religiose, la proliferazione delle milizie locali e le guerre per procura continueranno in un modo o nell’altro, portando a spargimenti di sangue e morti continui e prolungando la sofferenza delle masse afgane. Ciò porterà a un esodo di massa di profughi afgani nei paesi vicini. Le potenze imperialiste dell’occidente, responsabili di questo disastro, stanno già negando i visti agli afgani e li condannano a vivere nell’inferno di sangue che l’imperialismo ha creato.

I paesi vicini come il Pakistan hanno sfruttato spietatamente i rifugiati afgani negli ultimi quattro decenni. Da un lato, la difficile situazione di questi rifugiati viene utilizzata per appellarsi agli aiuti dei paesi ricchi del mondo, che alla fine si limitano a riempire le tasche dei ricchi. D’altra parte, il lavoro a basso costo di questi rifugiati privi di documenti viene sfruttato dai capitalisti locali per generare super-profitti e abbassare il salario medio. In passato, i rifugiati sono stati anche fonte di reclutamento per le forze reazionarie, per condurre attività terroristiche sotto istituzioni sponsorizzate dallo stato. Ma ora la situazione è notevolmente cambiata, poiché c’è un odio diffuso contro i talebani e i loro sostenitori.

Oggi, in quelle aree del Pakistan al confine con l’Afghanistan che negli anni ’80 sono state utilizzate come trampolino di lancio per la jihad e che hanno fornito una base per la reazione, c’è ora un sentimento latente di rivolta contro le politiche della classe dominante. È emerso un movimento potente contro le cosiddette operazioni dell’esercito, la guerra e il terrorismo in nome della religione e dei disegni imperialisti. Sfortunatamente, la direzione di questo movimento non è stata in grado di collegare questo con la classe operaia dell’intera regione per costruire un movimento su base di classe. Piuttosto, hanno fatto affidamento sull’imperialismo statunitense per difendersi dall’offensiva dei dei talebani, come un agnello che chiede aiuto al lupo.

La situazione ha anche messo in luce il vero carattere dei “sinistroidi” e “nazionalisti” in tutta la regione, che hanno sostenuto l’imperialismo statunitense negli ultimi due decenni. Se 20 anni fa fosse stata intrapresa contemporaneamente una guerra di classe contro l’imperialismo USA e la reazione dei talebani, come sostenevano i marxisti, oggi le cose sarebbero completamente diverse. Un’alternativa rivoluzionaria sarebbe a disposizione delle masse in Afghanistan. Una guerra di classe avrebbe potuto essere combattuta con il sostegno della classe operaia dei paesi vicini, in particolare Iran e Pakistan. Alla fine, avrebbero cercato la solidarietà dei lavoratori di tutto il mondo, compresi gli Stati Uniti. Ma gli ex-sinistri e nazionalisti hanno rifiutato di perseguire tale possibilità e si sono gettati nelle mani insanguinate dell’una o dell’altra potenza imperialista, trascinando l’intero paese in un abisso.

È tempo di trarre le lezioni necessarie da questo caos in corso e costruire un’alternativa rivoluzionaria sulla base delle idee autentiche del marxismo rivoluzionario. Solo la classe operaia della regione ha il potenziale e la volontà per sconfiggere tutte le forze reazionarie in Afghanistan e portare pace e prosperità in questa regione devastata dalla guerra. Sulla base del capitalismo, tutte le strade portano alla rovina e alla distruzione, che getteranno le prossime generazioni di afghani in una spirale di conflitto e distruzione.

La trasformazione socialista dell’Afghanistan è l’unica via d’uscita ed è legata al destino delle rivoluzioni in Iran, Pakistan e altri paesi della regione. Si deve compiere ogni sforzo per costruire una forza rivoluzionaria sulla base di queste idee. Solo questo porrà fine alla guerra senza fine in Afghanistan e a questo spargimento di sangue una volta per tutte.

9 luglio 2021

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