12 Novembre 2021 Serena Capodicasa

Adelina è morta. Le sue idee meritano rispetto

Adelina Sejdini è morta. Si è lanciata da un ponte, non ce la faceva più a combattere, malata, la sua battaglia disperata per ottenere la cittadinanza italiana, lei che grazie al fatto di essersi ribellata ai suoi aguzzini aveva consentito l’arresto di 40 persone coinvolte nel racket della prostituzione e della mafia albanese e ha continuato a portare avanti questa lotta per vent’anni come attivista.

Come compagne di Sinistra Classe Rivoluzione ci ricordiamo del suo intervento all’assemblea nazionale di Non una di meno a Roma nell’aprile del 2017 a cui eravamo presenti e intervenimmo anche noi.

Ricordiamo la sua supplica, usò proprio quest’espressione, rivolta alle attiviste presenti a che non usassero più la parola “sexwork”, spiegando che la prostituzione è schiavitù anche laddove viene legalizzata e regolamentata come in Germania.

Ci ricordiamo la freddezza, l’imbarazzo con cui fu accolto il suo intervento. Un imbarazzo tale che quello stesso intervento venne rimosso dal report dell’assemblea, come lei stessa denunciò in questo resoconto.

Ci ricordiamo chi, per difendere l’idea che prostituirsi è un lavoro come un altro, le rispose dicendo che “non sarebbe mai andata a pulire il culo ai vecchi”.

Ci ricordiamo dell’intervento, applauditissimo, del collettivo Ombre rosse che rivendicava la prostituzione quale forma di autodeterminazione.

E proprio perché ce ne ricordiamo, siamo rimaste basite dalle parole spese in memoria di Adelina dalla pagina ufficiale di Non una di meno. Costernazione, indignazione per le istituzioni che l’hanno spinta al suicidio ma non una parola, non una, sulle divergenze profonde che la dividevano dalla direzione del movimento. Adelina è stata censurata un’altra volta solo che stavolta non può dirlo.

Ci chiediamo se questa sia un’altra applicazione del metodo del “consenso”, tanto caro a Non una di meno, quello per cui le differenze di opinioni sono una brutta cosa, meglio non votare e arrivare a una sintesi condivisa. è questo che succede quando la sintesi non è possibile? Si fa finta che le posizioni diverse, o peggio, contrapposte, semplicemente non esistano?

Oggi Adelina diventa “sorella nostra”, oggi che non può più difendere le sue idee contro la prostituzione e contro la teoria del sex work. Idee che noi condividiamo a pieno e sulle quali abbiamo avuto modo di presentare il punto di vista marxista nell’articolo “Contro la legittimazione del sexwork, una prospettiva di classe“.

Ma allo stesso tempo, proprio perché rispettiamo Adelina e le sue idee, non abbiamo paura di dire che non condividevamo con lei che la via d’uscita dal dramma della prostituzione sia il modello nordico di penalizzazione della prostituzione, ma pensiamo che sia la lotta di classe per estirpare da questa società le radici materiali di questo fenomeno. Radici che sono nella logica della necessità a cui questo sistema ci costringe per continuare ad arricchire un pugno di capitalisti. E non possono essere le istituzioni borghesi i protagonisti di questa lotta, ma le lavoratrici e lavoratori uniti per la fine della disoccupazione e per condizioni di lavoro degne per tutti e tutte.

È con questo riconoscimento onesto delle nostre differenze che possiamo dire che come marxiste continueremo a portare avanti, anche nel ricordo di Adelina, la nostra lotta rivoluzionaria per liberare la società dal profitto per poter davvero farla finita con la necessità di prostituirsi per milioni di donne in tutto il mondo.

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