A chi piace il reazionario Orban?

Nell’attuale crisi umanitaria dei migranti, è balzata agli onori della cronaca l’Ungheria di Viktor Orban, per il ruolo che si è trovata ad assumere e per il modo disumano e razzista in cui la sta gestendo. La costruzione di un muro al confine con la Serbia (mai finito, in realtà), il blocco dei treni e dei migranti alla stazione di Budapest per giorni interi senza assistenza, la costruzione di centri di accoglienza che assomigliano troppo a campi di concentramento e, infine, una legge che permette di arrestare i migranti irregolari e, come se non bastasse, concede alle forze di polizia la facoltà di irrompere in qualunque luogo senza alcun mandato e di arrestare chiunque esprima con gesti concreti la propria solidarietà, sono solo le “punte di diamante” dell’operato del governo Orban negli ultimi mesi.

orbanNonostante ciò, il blog di Beppe Grillo ha pubblicato il 4 Settembre un articolo in cui si cantano le lodi di Orban e del suo governo, soprattutto per le misure che questo avrebbe preso in campo economico, e lo dipinge come una sorta di eroe nazionale, un ribelle ai diktat economici europei nell’interesse del popolo ungherese. La cosa non ci sorprende. Il M5S per sua natura è portato a oscillare a destra e a sinistra e non è quindi strano che possa, in assenza di un qualsiasi riferimento ideologico, prendere abbagli del genere.

La verità è che il governo Orban è un governo eletto da una minoranza, circa il 25% degli aventi diritto, perchè la maggioranza degli ungheresi non va più a votare, schifati da tutto il sistema politico. E da quando è stato eletto Orban ha fatto un’unica cosa, riempirsi il più possibile le tasche, prendendo il controllo dell’intero apparato statale, assumendo la corruzione, già dilagante, come paradigma politico e portando avanti politiche antioperaie nel solo interesse dei suoi amici padroni, come il taglio al servizio sanitario, la riforma del sistema pensionistico, la tassazione ad aliquota unica e l’aumento dell’IVA.

Questo ha generato un ulteriore allontanamento delle masse ungheresi dal sistema politico, che adesso Orban cerca di aggirare, distraendole dalle sue malefatte, sfruttando l’emergenza immigrazione in chiave identitaria e nazionalista.

É evidente la somiglianza con il nostro paese, anche nel suo difetto principale, cioè l’assenza di una credibile alternativa di sinistra, che, mentre in Ungheria fa strada soprattutto al partito nazista Jobbik, in Italia lascia il campo libero alla confusione ideologica dei pentastellati.

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