8 Marzo 2020

8 marzo – Basta subire, ritorniamo a lottare!

Nelle ultime settimane il tema della violenza contro le donne è stato al centro del dibattito mediatico. Su tutte le grandi testate nazionali quasi quotidianamente sono comparsi articoli di denuncia dei femminicidi, riconosciuti come un’urgenza su cui occorre agire.

Ad uno sguardo superficiale sembrerebbe che l’argomento metta d’accordo tutti anche nell’arco partitico, che da destra al centro sinistra, a chiacchiere è sempre in prima fila. Persino al Festival di Sanremo che resta l’ultima roccaforte, a dire il vero mal ridotta, di una certa cultura tradizionalista e perbenista è stato dato un certo spazio al monologo di Rula Jebreal sulla violenza di genere. Il suo è stato un discorso sicuramente onesto e sentito ma che non può andare al di là di qualche sussulto indignato perché non in grado di suscitare un profondo senso di identificazione in altre donne. Chiaramente non si può dare lo stesso peso ad un discorso televisivo e ai proclami vuoti di questo o quell’esponente politico. I principali partiti italiani sono infatti i complici della situazione di oppressione subita dalle donne perché, oltre ad essere quelli che hanno praticamente distrutto qualsiasi legge a tutela dei diritti di genere, fanno parte della cerchia dei sostenitori ideologici del patriarcato.

Nonostante negli ultimi anni si parli molto dei soprusi contro le donne i dati sono ancora allarmanti. In occasione della giornata mondiale per l’eliminazione della violenza di genere dello scorso novembre sono stati pubblicati i dati relativi al 2018, gli ultimi disponibili.

La violenza subita dalle donne emerge come una questione nazionale che caratterizza tanto le regioni del sud come quelle del nord del paese con picchi preoccupanti in Lombardia, Lazio, Campania e Sicilia. La gravità del problema è poi amplificata dal fatto che i valori associati a maltrattamenti, percosse, violenze sessuali, atti persecutori e omicidi sono solo quelli relativi ai fatti segnalati ai centri antiviolenza o ai commissariati, ma ben sappiamo che una percentuale rilevante delle donne che subiscono soprusi non denunciano per diverse motivazioni.

Su 133 donne assassinate nel 2018 (erano state 123 nel 2017), 63 sono state vittima del proprio partner, 10 dell’ex partner e 33 di un altro parente. Vale a dire che in 8 casi su 10 l’assassino era parte della cerchia familiare (dati Istat).

Le imponenti manifestazioni di massa, che qualche anno fa ha visto 200 mila persone a Roma e il nuovo slancio in termini di partecipazione ai cortei dell’8 marzo, hanno costretto tutti a tornare a parlare dell’oppressione di genere. Per capire però come stanno davvero le cose bisogna guardare concretamente a quello che è stato fatto. Così come i consultori, che in tutt’Italia stanno scomparendo lasciando spazio all’avidità della sanità privata e ai cattolicissimi obiettori di coscienza, pure i centri antiviolenza stanno subendo un profondo sottofinanziamento. La Convenzione di Istanbul ratificata nel 2013 sancisce l’apertura di un centro antiviolenza ogni 10 mila abitanti, in Italia dovrebbero essercene 20 volte in più di quelli attualmente attivi. Eppure la domanda di donne che si rivolge a tali strutture è in aumento ovunque.

L’oppressione subita dalle donne solo nella sua veste più brutale si manifesta con la violenza. Ad essa va aggiunta la sottomissione, i ricatti subiti sui posti di lavoro e le differenze salariali sulla base del genere che aumentano le difficoltà per una piena emancipazione.

Esiste una sola strada percorribile che è quella della lotta per una società più giusta e più equa. La situazione per le donne prima dell’esplosione dell’Autunno Caldo del 1969 non era molto diversa da quella di oggi. Per loro c’erano solo sfruttamento, tanto in casa quanto sul lavoro. Il conflitto esemplare messo in campo da quelle donne comuni che lottavano per la loro libertà ci indica la strada. Allora le lotte del movimento operaio videro avanzare anche la causa delle donne: a tremare non fu solo il dominio del capitale, ma anche le mura domestiche all’interno delle quali si esercitava l’oppressione maschile, portando alla conquista del diritto all’aborto, al divorzio, alla piena parità di fronte alla legge.

Noi possiamo prendere il loro testimone e porre fine, una volta e per sempre, a questo sistema che ci relega in un angolo della società, che ci marginalizza e ci uccide e conquistare finalmente una vita degna per tutte!

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