24 Maggio 2019

24/05: Global Strike! Le sfide dei Fridays for Future

Dopo la grande esplosione del 15 marzo, il movimento dei Fridays For Future (Fff) è entrato in una nuova fase, che ha visto la strutturazione di comitati a livello locale attorno ai primi elementi che hanno lanciato il 15 marzo e l’apertura di una discussione sulle posizioni che deve assumere il movimento e sui prossimi passi da intraprendere.

L’assemblea nazionale a Milano il 13 aprile è stato sin qui il passaggio più importante di questo processo, e possiamo dire che è stata un successo oltre le più rosee aspettative, per quanto riguarda la partecipazione (500 giovani da circa 100 città), ma anche e soprattutto per il livello della discussione. Se nelle rappresentazioni mediatiche, infatti, gli attivisti Fff sono descritti spesso solo come “bravi ragazzi” impegnati a raccogliere le cartacce da terra che chiedono gentilmente alla grande politica di risolvere il problema ambientale, gli interventi in assemblea hanno invece preso di petto le questioni politiche.

 

Anticapitalismo, grandi opere, sciopero generale

La maggioranza dei delegati ha posto la rivendicazione del cambiamento del sistema come la necessità di una rottura col sistema capitalista di produzione. Molti interventi hanno sollevato la necessità di chiedere ai sindacati che il 24 maggio oltre agli studenti scioperino i lavoratori, convocando un vero sciopero generale. In tanti, a partire dalle zone direttamente coinvolte, hanno fatto appello ad abbandonare il silenzio sulle grandi opere come No Tav e No Tap e a schierarsi a fianco dei movimenti contro queste opere. Nel suo complesso il dibattito è stato un vero salto di qualità.

Il problema è che questo salto di qualità non è stato tradotto nel report finale e nei materiali resi pubblici, dove non si esplicita la rottura col capitalismo, ma si citano varie formulazioni (giustizia ambientale, economia circolare, ecc.) che però se restano nei confini del capitalismo si riducono all’impotenza, dominate dalla ricerca del profitto privato che è l’essenza di questo sistema. Così alla fine il cambiamento del sistema è ridotto da un lato a un cambiamento degli stili di vita individuali e dall’altro a richieste minimali come una tassazione maggiore per chi inquina, o l’abbandono dell’alternanza scuola-lavoro nelle aziende inquinanti.

Allo stesso modo non c’è una esplicita richiesta di uno sciopero generale per il 24 maggio, ma un’altra formulazione ancora più ambigua su “nuovi modelli di sciopero” che non si capisce quali siano se non si parte dal blocco della produzione.

L’argomento per cui non si devono definire posizioni chiare per non mettere a repentaglio l’unità del movimento è un argomento pericoloso, perché permette a chiunque di paralizzare il movimento e di impedirgli di prendere posizione. E se il movimento non prende una posizione, resta in campo solo quella di chi ha in mano il potere.

La lotta per salvare il pianeta pone già una divisione nella società, fra chi fa profitti sulla distruzione della natura e sullo sfruttamento delle persone e chi lotta per una società diversa. Il pericolo più grande oggi non viene da chi attacca frontalmente il movimento, ma da chi lo riempie di complimenti per renderlo inoffensivo, pretendendo che questi due interessi siano conciliabili fra loro.

 

I punti dirimenti

Nelle settimane dopo l’assemblea alcuni delegati, fra cui attivisti della nostra organizzazione, hanno scritto un appello che chiarisce il reale contenuto della discussione nazionale, che è in discussione nei gruppi Fff locali. I quattro punti finali di questo testo sono:

“– La lotta per il clima e per l’ambiente è una lotta contro il capitalismo. Questo sistema non è riformabile e deve essere sostituito da un sistema dove la produzione e la distribuzione siano gestiti dai lavoratori e dalla popolazione per le esigenze sociali e ambientali.

– L’opposizione alle grandi opere dannose significa appoggio esplicito e attivo, fra gli altri, ai movimenti NoTav, NoTap, No Triv e i movimenti contro le grandi opere che si sono mobilitati a Roma il 23 marzo. Non può esistere un ambientalismo che difenda queste opere.

– Il movimento FFF lavora per estendere la mobilitazione ai lavoratori, che con lo sciopero possono bloccare il sistema produttivo, e fa appello ai lavoratori e alle organizzazioni sindacali perché il 24 maggio sia convocato uno sciopero generale come parte del Global Strike for Future.

Saremo presenti alle mobilitazioni dei lavoratori per portare questo appello.

Entro la metà di giugno deve essere convocata una nuova Assemblea nazionale con una discussione e una modalità di decisione democratica, in cui sia eletto con criteri chiari un coordinamento nazionale composto da delegati revocabili in qualsiasi momento dall’istanza che li ha eletti. Lo stesso vale per eventuali organismi più ristretti che devono essere eletti e revocabili in qualsiasi momento da chi li ha eletti.”

Consideriamo importante che questi punti siano discussi in tutto il movimento perché affrontano l’essenza del come si può salvare il pianeta, chi può farlo e in che modo ci dobbiamo organizzare per riuscire in questo obiettivo. A chi è d’accordo chiediamo di diffonderli attivamente, a chi non è d’accordo di confrontarsi in modo aperto e democratico, andando al fondo delle questioni con un approccio serio e scientifico. Questa discussione deve portarci alla prossima assemblea nazionale a un chiarimento teorico e pratico.

In queste settimane che portano verso il 24 maggio la richiesta dello sciopero generale è però già una necessità concreta su cui serve agire. Numerosi delegati e dirigenti sindacali hanno promosso un appello interno alla Cgil, inviato alla segreteria nazionale, intitolato “Al fianco dei giovani in lotta, scioperiamo il 24 maggio” (reperibile su rivoluzione.red) che sta raccogliendo adesioni in tutto il paese. Nei gruppi locali Fff che stanno lavorando per organizzare il 24 proponiamo di approvare appelli rivolti alle organizzazioni sindacali e alle Camere del lavoro locali per chiedere che convochino sciopero per il 24 a livello nazionale e locale.

Nel frattempo bisogna intensificare il lavoro per garantire la massima partecipazione dalle scuole con assemblee, presìdi, volantinaggi, picchetti. Sfruttare la campagna verso il 24 perché si attivino nuovi nuclei dentro le scuole, che entrino nella discussione politica e lavorino per portare la propria scuola in piazza.

Un nuovo salto di qualità del movimento può venire dalla somma di questi fattori: l’attivazione di un nuovo settore di giovani attorno al 24 maggio, ma che vada oltre la singola data, un processo di chiarificazione teorica da cui far derivare un programma chiaro e di volta in volta i compiti concreti, il coinvolgimento dei lavoratori per trasformare il sistema produttivo.

(pubblicato su Rivoluzione n.57, 9 maggio 2019)

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