23 Novembre 2019

23 novembre – Donne ancora in piazza!

Il 23 novembre scenderemo nuovamente in piazza a Roma per la manifestazione nazionale “Siamo rivolta”, contro la violenza di genere. Che ci sia la necessità di mobilitarsi contro l’oppressione e le discriminazioni contro le donne ce lo ricorda ogni giorno la cronaca, in Italia e nel mondo.

Negli Usa, lo Stato dell’Alabama ha approvato un disegno di legge che vieta l’aborto, anche nei casi di stupro e incesto. Il senato del Missouri ha approvato una legge che vieta l’aborto dopo le otto settimane e il senato della Louisiana ha approvato l’introduzione di un emendamento alla Costituzione statale che abolisce il diritto all’interruzione di gravidanza.

In Spagna la questione femminile è un punto centrale nella lotta contro il ritorno dell’oscurantismo franchista, parte integrante dell’apparato dello Stato nato dalla Costituzione del 1978. Lo sciopero dello scorso 8 marzo è stato definito dalla stampa spagnola “più che una manifestazione, quasi una rivoluzione”. Recentemente la sentenza che minimizza lo stupro di gruppo di una quattordicenne, avvenuto in Catalogna, ha riacceso un’ondata di indignazione e mobilitazione in 40 città, che hanno ripreso uno slogan delle mobilitazioni dopo lo stupro di Pamplona del 2016: “Loro in libertà vigilata noi a rompere le nostre gabbie!”

In ogni parte del globo le donne sono in prima fila a lottare contro un sistema che le opprime, le impoverisce e le sfrutta. Non a caso vediamo il loro ruolo decisivo nelle mobilitazioni in Cile, Ecuador e in Libano.

Anche in Italia il movimento delle donne è stato capace di sconfiggere il precedente governo con la lotta e la mobilitazione di piazza. La manifestazione di massa di Verona contro il Congresso delle famiglie ha costretto a bloccare l’iter del disegno di legge Pillon, a dimostrazione che solo la forza della mobilitazione può fermare questi progetti reazionari. Che il ministro Fontana non sia più al governo e che il ddl Pillon sia in un cassetto è un passo avanti, ma non risolve il problema. Il ritorno al governo del Partito democratico che ha incorporato tra le sue fila l’ex ministro Lorenzin, ideatrice del famigerato Fertility Day, dimostra che il movimento delle donne non ha governi amici.

Teresa Bellanova, attiva promotrice del Jobs act durante il governo Renzi, e Lucia Lamorgese ministra agli Interni, che non ha nemmeno sfiorato i decreti sicurezza di Salvini, chiarificano la natura di questo governo e quali interessi difende, anche quando mette delle donne sulle poltrone dei ministeri. Questo governo non farà altro che aprire la strada alla destra, una destra aggressiva, maschilista, omofoba, razzista che rappresenta i settori più reazionari della società, il cui emblema sono le parole di Giorgia Meloni “donna, madre, cristiana e italiana”. Parole che esprimono un profondo disprezzo verso chiunque non si allinei al loro ideale, secondo il quale le donne devono collocarsi al posto giusto: a casa, nel ruolo che loro compete e cioè buone madri e mogli, e con l’atteggiamento giusto, ovvero servili e obbedienti.

Con la voglia di cambiamento radicale che ha caratterizzato le ragazze in prima fila nelle mobilitazione dei Fridays for Future, la determinazione delle operaie della Whirlpool nella difesa del posto di lavoro, il coraggio delle donne che in America Latina e in Medio Oriente lottano contro la barbarie del capitalismo e la repressione violenta, dobbiamo difendere e rilanciare la lotta per i diritti, contro la violenza maschile e contro questo sistema in decadenza.

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