1916-2016 – L’insurrezione di Pasqua a Dublino

Quest’anno ricorre il centenario dell’insurrezione di Pasqua del 1916. Un episodio poco conosciuto in Italia: la storia la scrivono i vincitori, e le ribellioni degli oppressi sono i primi avvenimenti ad essere occultati o se proprio necessario, vilipesi e calunniati. In Irlanda le celebrazioni dell’anniversario sono state un tripudio di nazionalismo e bandiere tricolori, e il primo ministro Enda Kenny, del Fine Gael, partito borghese fino a poco tempo fa al governo con i laburisti, ha omaggiato i “martiri del 1916” come se fossero un gruppetto di eroi nazionalisti. Ma la verità è un’altra: la rivolta ebbe come leader James Connolly, uno dei più importanti marxisti del Novecento, e fu un episodio della fase rivoluzionaria che attraversò l’Irlanda (e tutta l’Europa) agli inizi del secolo scorso. Per ripristinare la verità storica e rispondere al ciarpame nazionalista propinatoci dalla borghesia, ripubblichiamo di seguito la traduzione di un articolo scritto nel 1966 da Ted Grant, che analizza l’Insurrezionedi Pasqua attraverso le idee del suo leader, James Connolly.

Connolly e l’Insurrezione di Pasqua

Il 17 aprile 1916 l’Irish Citizen Army, insieme agli Irish Volunteers, si ribellò alla potenza dell’Impero Britannico per guadagnare la libertà per gli irlandesi e per creare una Repubblica d’Irlanda. Il loro anelito di libertà si sarebbe riverberato in tutto il mondo, e precedette perfino di quasi un anno la Rivoluzione Russa di febbraio.

Il retroterra della ribellione è costituito da secoli di oppressione nazionale subiti dal popolo irlandese nell’interesse del latifondismo e del capitalismo britannico. In questo gli inglesi ebbero il sostegno dei proprietari fondiari, dei capitalisti irlandesi e delle gerarchie cattoliche, che erano legati all’imperialismo da vincoli di interesse e dalla paura dei lavoratori irlandesi e dei contadini.

È impossibile comprendere l’Insurrezione di Pasqua senza capire le idee del suo leader, James Connolly, che si considerava un marxista e si basava sulle idee dell’internazionalismo e della lotta di classe. Come MacLean in Gran Bretagna, Lenin e Trotsky, Liebknecht, Luxemburg e altri internazionalisti, Connolly reagì con orrore al tradimento dei leader del movimento socialista che in tutti i Paesi sostennero la guerra imperialista. Parlando del tradimento della Seconda Internazionale, Connolly dichiarò nel suo giornale The Workers Republic: “Se questi uomini devono morire, non sarebbe meglio per loro morire nel proprio Paese lottando per la libertà della loro classe, e per l’abolizione della guerra, piuttosto che in altre nazioni, morendo macellando e venendo macellati dai loro fratelli affinché tiranni e profittatori possano vivere?” Protestando contro l’appoggio dei sindacati inglesi alla guerra, Connolly scrisse: “Ne è passato di tempo da quando la voce unanime di questo Congresso ha dichiarato che la classe operaia non ha nemici, se non la classe capitalista – con quella del proprio Paese in cima alla lista!”

Connolly era a favore della liberazione nazionale come un passo verso la Repubblica socialista irlandese. Ma mentre gli stalinisti e riformisti oggi – 50 anni dopo il 1916 – ancora rimuginano in termini politicamente incoerenti sulla necessità della “rivoluzione nazionale contro l’imperialismo”, Connolly era già allora particolarmente chiaro circa la questione di classe che era alla base della questione irlandese. Senza essere in contatto diretto con Lenin e Trotsky aveva una posizione simile alla loro. “La causa dei lavoratori è la causa dell’Irlanda, e la causa dell’Irlanda è la causa dei lavoratori”, scriveva. “Non possono essere separate. L’Irlanda rivendica la libertà. I lavoratori pretendono che un’Irlanda libera debba essere l’unica padrona del proprio destino, suprema proprietaria di tutte le cose materiali presenti sul suo suolo”.

Some Irish rebels lying in wait on a roof getting ready to fire during the Easter Rising. Ireland, 1916 (Photo by Mondadori Portfolio via Getty Images)

Connolly non si faceva illusioni nei capitalisti di qualsiasi Paese, tantomeno su quelli irlandesi. Sul capitalismo internazionale scrisse: “Se, dunque, vediamo un piccolo settore della classe dominante pronta a lanciarsi in guerra, a spargere oceani di sangue e spendere milioni di ricchezze, solo al fine di mantenere intatta una piccola parte dei propri privilegi, come possiamo aspettarci che l’intera classe dominante non usi quelle stesse armi, e che si arrenda tranquillamente, quando viene chiamata a cedere per sempre tutti i suoi privilegi? “

E sui capitalisti irlandesi: “Perciò tanto più forte sono nel mio affetto per le tradizioni nazionali, per la letteratura, la lingua e nelle mie simpatie, tanto più saldamente sono saldo nella mia opposizione a quella classe capitalista che nella sua bramosia senz’anima per il potere e il denaro potrebbe distruggere le nazioni sotto i mortai”. E ancora: “Noi lottiamo per l’Irlanda e per gli irlandesi. Ma chi sono gli irlandesi? Non gli speculatori sugli affitti, che possiedono interi quartieri dei bassifondi, non i grassi capitalisti che macinano profitti, non l’avvocato unto ed elegante, non quelle prostitute che sono i giornalisti – bugiardi ben pagati dal nemico. Non sono questi gli irlandesi da cui dipende il futuro. Non costoro, ma la classe operaia irlandese, l’unica pietra angolare su cui una nazione libera può essere edificata. “

Parlando della necessità di un’insurrezione irlandese per cacciare l’imperialismo britannico scrisse, in relazione alla guerra mondiale: “Con questo presupposto, l’Irlanda può diventare la scintilla di una incendio europeo che brucerà finché anche l’ultimo trono e le ultime azioni e obbligazioni del capitalismo saranno raggrinziti sulla pira funebre dell’ultimo signore della guerra.”

Come risposta alla leva obbligatoria che era stata imposta in Gran Bretagna e proposta dai capitalisti irlandesi per l’Irlanda, dove i datori di lavoro esercitavano pressioni per costringere i lavoratori ad arruolarsi volontari, Connolly scrisse: “In Irlanda vogliamo e dobbiamo avere la coscrizione economica per l’Irlanda. Non l’arruolamento di uomini affamati costretti a combattere per il potere che nega loro il diritto di governare il loro stesso Paese, ma la coscrizione (intesa come gestione pianificata, ndt) da parte di una nazione irlandese di tutte le risorse della nazione – la sua terra, la sua ferrovie, i suoi canali, le sue botteghe, i suoi moli, le sue miniere, le sue montagne, i suoi fiumi e corsi d’acqua, le sue fabbriche e macchinari, i suoi cavalli, i suoi bovini, i suoi uomini e donne, cooperando tutti insieme sotto una direzione comune affinché l’Irlanda possa vivere e sostenere sul suo fecondo grembo il maggior numero delle più libere persone che ella abbia mai conosciuto.”

Guardò ai datori di lavoro che si opponevano alla coscrizione con un occhio critico e di classe: “Se qua e là troviamo un datore di lavoro che ci ha combattuto nel 1913 (la Serrata di Dublino, in cui i padroni cercarono di dividere il sindacato, ma vennero sconfitti dalla solidarietà dei lavoratori irlandesi con i loro compagni britannici) ma è d’accordo con la nostra politica nazionale nel 1915, non è perché si è convertito, o si vergogna dell’uso ingiusto che ha fatto del suo potere, ma semplicemente perché non vede nella coscrizione economica il profitto che aveva immaginato di trovare nel divieto del diritto di organizzarsi ai propri lavoratori nel 1913. “

Rispondendo alle obiezioni al fermo punto di vista di classe da lui sostenuto ha dichiarato: “Dovremmo incolpare i padroni solo perché perseguono i loro interessi? Non lo facciamo. Ma non abbiamo illusioni riguardo le loro reali intenzioni. Alla stessa maniera noi ci schieriamo dalla parte della nostra stessa classe, rispondendo in modo limpido ai nostri interessi di classe, ma credendo che questi interessi sono i più importanti nella lotta che andiamo ad affrontare.”

easter risingÈ sotto questa luce che dobbiamo interpretare la rivolta del 1916. Come conseguenza delle lotte del passato Connolly, che era il Segretario Generale della Irish Transport and General Workers Union (ITGWU, il sindacato dei trasporti, che riuniva anche i portuali, ndt) aveva organizzato l’Irish Citizen Army a scopo di difesa contro i capitalisti e gli attacchi della polizia e in preparazione alla lotta contro l’imperialismo britannico. L’ICA fu quasi esclusivamente composta da membri della classe operaia: portuali, lavoratori dei trasporti, operai edili, tipografi e altri settori di lavoratori di Dublino formavano le sue fila.

Fu con questa organizzazione e in alleanza con gli Irish Volunteers, una organizzazione della piccola e media borghesia, che Connolly preparò la rivolta. Non si faceva illusioni sul suo immediato successo. Secondo William O’Brien (un altro dirigente sindacale dell’ITGWU, che poi ingrosserà le fila dei laburisti, ndt), il giorno dell’insurrezione Connolly gli disse: “Stiamo uscendo fuori per essere massacrati.” O’Brien disse: “Non c’è possibilità di successo?” e Connolly rispose: “Assolutamente nessuna”.

Connolly aveva tuttavia compreso che il suo l’esempio sarebbe stato immortale e avrebbe potuto gettare le basi per un futuro di libertà e per una futura Repubblica socialista irlandese. In questo sta la sua grandezza. Che differenza con quei vili traditori dei leader socialisti, comunisti e sindacali tedeschi che pur avendo tre milioni di lavoratori armati a loro sostegno, e con le simpatie e il sostegno della stragrande maggioranza della classe operaia tedesca (pronta a combattere e morire), capitolarono a Hitler senza sparare un colpo.

Detto questo, è necessario sottolineare non solo la grandezza di Connolly, nato dal seno dai lavoratori irlandesi, tra i figli migliori della classe operaia anglofona, e l’effetto della rivolta nella preparazione per la cacciata, almeno nella parte meridionale dell’Irlanda, della dominazione diretta dell’imperialismo britannico, ma anche la sconfitta di entrambi i propositi.

Durante l’Insurrezione infatti non ci fu nessun tentativo di organizzare uno sciopero generale e quindi di paralizzare l’esercito britannico. Non c’era una vera e propria organizzazione o la preparazione dell’insurrezione. Nessuna propaganda venne condotta tra le truppe britanniche per ottenere la loro simpatia e il loro sostegno. I leader piccolo borghesi degli Irish Volunteers erano inoltre divisi tra loro. Uno di questi leader, Eoin MacNeill, mandò ordini e contrordini riguardanti la “mobilitazione” e le “manovre” e nella confusione solo una parte degli Irish Volunteers partecipò all’insurrezione con l’Irish Citizen Army. Così all’ultimo minuto l’insurrezione fu tradita dall’indecisione dei leader borghesi, come è accaduto molte volte nella storia irlandese e nella storia di altri Paesi.

Le truppe di occupazione britanniche repressero l’insurrezione e poi brutalmente ne condannarono a morte i comandanti, tra cui il leader dell’insurrezione, James Connolly, che era già gravemente ferito.

Connolly venne assassinato, ma in ultima analisi, è l’imperialismo britannico ad aver subito la vera sconfitta.

Oggi tutti i settori della società irlandese nelle 26 contee ipocritamente parlano del “eroismo coraggioso e immortale di Connolly.” I capitalisti irlandesi fingono di onorarlo. Connolly sputerebbe con disprezzo sui loro volti. Egli li ha combattuti, nell’interesse dei lavoratori irlandesi e del socialismo internazionale. Ma il suo disprezzo più profondo lo riserverebbe a quei leader del movimento operaio, compresi quelli del Partito Laburista e dei cosiddetti partiti comunisti, e delle varie sette che affermano di parlare in nome dei lavoratori irlandesi che, cinquant’anni dopo la Rivolta del 1916, non hanno capito che l’unità dei lavoratori irlandesi del Nord e del Sud può essere ottenuta solo conducendo una lotta su basi di classe per una Repubblica socialista irlandese, in indissolubile unità con i lavoratori britannici nella loro lotta per una Repubblica Britannica democratica e socialista.

Aprile 1966

Negli ultimi anni per sei volte i leader laburisti irlandesi hanno abbracciato il capitalismo entrando in un governo di unità nazionale con i borghesi del Fine Gael. Inoltre, lungo tutto il secolo scorso il nazionalismo ha avuto un ruolo centrale e nefasto nello sviluppo dei Troubles, il conflitto che ha visto contrapporsi organizzazioni paramilitari indipendentiste (IRA, Provisional IRA) e unioniste (la Ulster Defence Association) e che ha contribuito a dividere la classe operaia irlandese, mentre gli insegnamenti di Connolly sono caduti nell’oblio. I capitalisti inglesi continuano a dominare direttamente nelle sei contee del Nord dell’isola, le più industrializzate, mentre nel Sud hanno ceduto il testimone ai capitalisti irlandesi che provvedono a sfruttare a dovere la classe lavoratrice.

Oggi, tuttavia, assistiamo a un risveglio della coscienza di classe, anche a causa dei colpi che la crisi economica globale assesta al popolo irlandese. Abbiamo visto il referendum sul matrimonio per le coppie omosessuali, che ha visto un sostegno di massa nei quartieri operai; le manifestazioni di lavoratori (una su tutte, quella di migliaia di dipendenti di Dunnes Stores, la più importante catena di supermercati irlandese); la crescita alle ultime elezioni di forze come lo Sinn Fein (partito socialdemocratico e repubblicano, a sinistra del Labour), il crollo parallelo del Partito Laburista (dal 19 al 6%) e la conseguente ingovernabilità del Paese: queste sono solo le avvisaglie dello sviluppo di un più generale movimento di giovani e lavoratori irlandesi, che potranno però guadagnare la libertà per cui lottano dal 1916 soltanto recuperando gli insegnamenti di Connolly e facendola finita una volta per tutte con il capitalismo.

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