28 Maggio 2020 Coordinamento 2 maggio

150 milioni alle scuole private, mentre si tagliano i fondi all’istruzione pubblica

La ministra Azzolina ha stanziato 150 milioni di euro per le scuole paritarie. Mentre le scuole pubbliche vengono abbandonate, il governo si preoccupa delle private.

I numeri però parlano chiaro, le scuole paritarie in Italia, secondo gli ultimi dati del Miur, accolgono circa 866 mila studenti e quasi la totalità di essi scelgono strutture gestite da enti religiosi, mentre quelle pubbliche ne accolgono 7,6 milioni.

Il contributo pubblico annuale per le scuole paritarie ammonta a 548,6 milioni di euro, finanziamento che negli anni è aumentato sempre di più, senza contare gli ingenti fondi da parte delle regioni, Lombardia su tutte. Questo naturalmente avviene a discapito dell’istruzione pubblica.

Ma non solo, per effetto del decreto “cura Italia” le paritarie si sono viste recapitare 5,7 milioni di euro per le pulizie straordinarie e per dotarsi di piattaforme e strumenti digitali da usare nelle lezioni online; ne avevano bisogno? I dati Istat dichiarano che a livello nazionale le famiglie che iscrivono i propri figli a scuole paritarie vivono principalmente nelle province lombarde e sono mediamente più ricchi, con un reddito medio di 25.300 euro ed entrambi i genitori che possiedono un lavoro, contro la media nazionale di 15mila euro annui dei nuclei familiari dei ragazzi iscritti alle scuole statali. Naturalmente solo in un paese dove notai e gioiellieri dichiarano redditi inferiori a quelli degli operai industriali, è possibile che famiglie che guadagnano 25 mila euro all’anno paghino rette scolastiche di 6.000-8.000 euro. Ma non solo, ci sono regioni come la Lombardia che concedono una dote scuola molto generosa per le scuole private, e poi hanno gli istituti pubblici che vanno alla deriva.

Nell’anno scolastico 2019/2020 lo Stato ha stanziato ulteriori 500 milioni di euro alle scuole paritarie mentre nello stesso periodo sono stati tagliati 1,8 miliardi all’istruzione pubblica (il Sole 24 ore, 03 ottobre 2019). Fioramonti si era dimesso come ministro per questa ragione e oggi il tanto sbandierato decreto cura Italia non fa altro che restituire quanto era stato tolto questo inverno.

Luigi Sepiacci, presidente di Aninsei Confindustria (che associa 600 gestori di strutture private), ha dichiarato che nel mese di marzo, a causa del Covid 19, solo il 30% delle famiglie con figli iscritti a scuole paritarie ha pagato la retta scolastica, e ad aprile non è stata pagata da nessuno. Il presidente di Confindustria conclude molto preoccupato: ”Se si continua così quelli che resteranno in piedi saranno costretti a raddoppiare le rette”. Non sia mai che i più ricchi e chi potrebbe permetterselo paghi di più.

Ma la ministra Azzolina ha trovato la giusta soluzione: far pagare al povero per salvare il ricco. Il governo ha quindi stanziato ulteriori soldi per coprire le rette non pagate delle scuole private a spese dello stato, esattamente come salvano le grandi aziende e le banche.

E le scuole pubbliche? Dopo il taglio di 10 miliardi della ministra Gelmini nel 2008, l’Eurostat certifica un calo delle spese per l’istruzione sempre maggiore. Nel 2017 la spesa per l’istruzione pubblica è stata tra le più basse dell’Unione UE. Le conseguenze sono che solo il 26% delle strutture scolastiche a livello nazionale è agibile e rispetta le norme di sicurezza.

A causa dei tagli, dell’aumento dei costi dei libri, del trasporto e delle rette scolastiche, in media uno studente su quattro abbandona la scuola prima del diploma e al sud arriviamo ad uno su tre, una vera tragedia.

La situazione peggiora per gli studenti affetti da disabilità. Nella regione Lombardia uno studio ha dichiarato che ci sarà in due anni, una riduzione del 60% dei fondi ai disabili per famiglia. Dopo che nel 2018 c’era stata una riduzione del 40%, con questo verrà abbassato il contributo minimo mensile che prima era di 900 euro a soli 400 euro. (Fonte: il fatto quotidiano, 14 gennaio 2020).

Per non parlare degli insegnanti, negli ultimi 10 anni c’è stata una riduzione degli organici di 100.000 unità, da qui la nostra rivendicazione di fare almeno 100.000 assunzioni nel prossimo anno, integrando anche coloro che insegnano presso le scuole private, e che perderanno il proprio posto di lavoro, nel servizio pubblico.

Rivendichiamo l’immediato azzeramento di tutti i finanziamenti alle scuole private. Come sempre questo sistema privilegia una piccola minoranza a discapito della maggioranza più svantaggiata. Ogni anno l’istruzione pubblica subisce tagli sempre più pesanti mentre i finanziamenti per l’istruzione privata, le banche, le spese militari e le grandi industrie aumentano.

Abbiamo bisogno anche di te per lottare, unisciti al Coordinamento 2 Maggio!

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