1 dicembre 2015

Venezuela, elezioni del 6 dicembre – La sfida più difficile per la Rivoluzione bolivariana

I venezuelani andranno alle urne il 6 dicembre per eleggere i deputati all’Assemblea Nazionale. Una combinazione di fattori hanno reso questa tornata elettorale una delle sfide più difficili che la Rivoluzione bolivariana abbia affrontato nei 17 anni iniziati quando il presidente Chavez è stato eletto la prima volta nel 1998.

Alle consuete sfide di una opposizione profondamente antidemocratica e alle aggressive provocazioni imperialiste dobbiamo aggiungere una combinazione di fattori economici nazionali e internazionali che hanno messo il Venezuela alle strette e conducono a una conclusione: o la rivoluzione viene completata o sarà sconfitta.

Il crollo del prezzo del petrolio, il fallimento del tentativo di regolamentare il mercato capitalista e l’aperto sabotaggio della classe capitalista hanno messo fine a una situazione in cui il governo è stato in grado di attuare riforme sociali ad ampio raggio senza fondamentalmente assumere la proprietà capitalistica dei mezzi di produzione. Quelli che nella leadership bolivariana rifiutano di muoversi nella direzione dell’abolizione del capitalismo stanno preparando la sconfitta del movimento.

Gli ultimi tre anni hanno visto un netto peggioramento della situazione economica in Venezuela. Il prezzo del petrolio venezuelano nel mercato mondiale è crollato. Stazionava intorno ai 100 dollari al barile nel 2013, è sceso a 88 $ nel 2014 e ad oggi si vende a una media di 47 dollari per il 2015. Nella seconda settimana di novembre è  sceso ulteriormente a $ 37 al barile. Questo ha gravemente limitato la capacità del governo di investire risorse in programmi sociali così come nell’importazione di alimenti e di altri prodotti dal mercato mondiale.

Il PIL del Venezuela è cresciuto del 1,3%, ma ha poi avuto una contrazione del 4% nel 2014 e si prevede che quest’anno scenderà di un ulteriore 7-10%. L’inflazione già lo scorso anno era al livello record del  68,5% quando la Banca Centrale ha cessato di fornire i dati. Il presidente Maduro ha detto che l’inflazione quest’anno sarà dell’85%, ma molti prodotti di base hanno già accumulato tassi di inflazione annui oltre il 100%. Il FMI prevede una inflazione del 159% per il 2015.

Alcuni di questi problemi si possono far risalire alle decisioni prese nel 2002/03, al momento del blocco e del sabotaggio dell’economia da parte dei padroni. Il governo di Hugo Chávez aveva così introdotto la regolamentazione dei prezzi dei prodotti di base per proteggere i lavoratori e i poveri contro il racket, la speculazione e l’accaparramento da parte di un pugno di gruppi monopolistici che controllano la produzione alimentare e la distribuzione in Venezuela.

Allo stesso tempo, erano stati introdotti controlli sugli scambi valutari con l’estero per prevenire la fuga di capitali. Tali misure potevano funzionare solo per un breve periodo di tempo e avrebbero potuto dare respiro alla rivoluzione, ma nel lungo periodo hanno creato enormi distorsioni nell’economia che ora sono del tutto palesi. È sempre più evidente che il mercato capitalista non può essere regolato e qualsiasi tentativo di farlo conduce alla creazioni di ostacoli, al sabotaggio e alla rivolta dei proprietari dei mezzi di produzione privati.

I produttori privati ​hanno trovato scappatoie per evitare e sabotare apertamente il controllo sui prezzi. Invece di produrre riso (che è regolato), ne producono delle varietà aromatizzate o colorate (che non sono regolate) e questo vale per ogni singolo prodotto che è regolamentato. Nel periodo precedente ad ogni elezione, I produttori privati ​​hanno ritirato i loro prodotti dal mercato per provocare scarsità artificiale di prodotti o per costringere il governo a togliere o allentare il controllo dei prezzi.

L’ultimo esempio lo vediamo con il prezzo delle uova. Questo prodotto di base, che è una delle principali fonti di proteine ​​nella dieta attuale del popolo venezuelano, veniva venduto all’inizio del 2014 a circa 100 Bolivar per ogni cartone da 30 uova. Un anno dopo era aumentato del 200% e veniva venduto a 300 Bolivar. Per la fine di ottobre 2015 il prezzo era salito oltre i 1.000 Bolivar da cui il governo ha deciso di regolamentarne il prezzo a 420 per cartone da 30 uova. Il risultato immediato è stato la scomparsa quasi totale delle uova dai negozi visto che i produttori e i commercianti si rifiutano di venderle al prezzo ufficiale. Esempi come questo possono essere fatti per ogni singolo prodotto di base.

Alla fine questo si traduce in una situazione in cui lo Stato è costretto ad usare le riserve valutarie del paese per importare grandi quantità di prodotti di base provenienti dal mercato mondiale, che vende poi ad un prezzo sovvenzionato attraverso I canali di distribuzione statali. Questo, pur consentendo ai venezuelani l’accesso a basso prezzo  a un numero limitato di prodotti alimentari di base, ha un duplice effetto negativo: dal momento che questi prodotti scarseggiano si è creato un enorme mercato nero in cui sono venduti illegalmente a 5 o 10 volte il loro prezzo regolamentato. Dall’altra parte, compie un  massiccio drenaggio sulle riserve in valuta estera del paese.

Il governo ha risposto a questa campagna di sabotaggio dell’economia, o per chiamarlo con il suo vero nome una guerra di logoramento economico, in modo confuso. I controlli vengono fatti a intervalli regolari, vengono fatte irruzioni nei magazzini di prodotti accaparrati e le misure adottate nei confronti dei singoli capitalisti sono esemplari. A questo fanno seguito concessioni ad altri produttori capitalisti, aumentando il prezzo dei prodotti regolamentati, levando la regolamentazione sugli altri, e così via. In questo momento, Fedenaga, l’associazione dei capitalisti allevatori di bestiame, chiede che il prezzo della carne sia aumentato del 330% e quella del latte di un clamoroso 960%!

La situazione è diventata davvero insostenibile. I lavoratori comuni sono costretti a fare la fila per ore per poter avere accesso a piccole quantità di prodotti a prezzi regolamentati nei supermercati e nelle catene di distribuzione statali, per poi pagare prezzi esorbitanti per coprire il resto dei loro bisogni quotidiani.

I controlli sulle valute estere, che sono stati progettati per combattere la fuga di capitali sono anche stati una fonte di enorme distorsioni dell’economia. Invece di investire i loro soldi nella produzione, i capitalisti considerano più vantaggioso utilizzare i tassi di cambio di favore col dollaro forniti dallo stato  per importare prodotti che poi vendono nel mercato interno a prezzi definiti al tasso di cambio del mercato nero.

Altri banditi capitchavez_2015alisti, ancora più senza scrupoli, ottengono dollari a tasso preferenziale da parte dello stato per importare container carichi di rottami metallici (con la scusa di importare parti di ricambio) per poi vendere direttamente i dollari sul mercato nero. Il tasso di cambio preferenziale per gli importatori è compreso tra 6 e 12 bolivar al dollaro, quando il tasso del mercato nero è passata da 187 bolivar al dollaro all’inizio del 2015 a più di 890 al momento della stesura di questo articolo. Il tasso di cambio ufficiale (SIMADI) è poco meno di 200 bolivar al dollaro.

Non sono stati prodotti dati completi, ma a un certo punto il governo ha rivelato che solo nel 2013 con il vecchio sistema CADIVI, circa 20 miliardi di dollari dati agli importatori privati erano stati utilizzati illegalmente. Eppure, ogni anno dalle casse dello stato vengono forniti ai capitalisti decine di miliardi di dollari a prezzi agevolati.

A sua volta, questo disturbo alla normale attività economica ha portato a un brusco crollo degli investimenti privati, dato che i capitalisti preferiscono usare i metodi legali e illegali di sfruttamento del differenziale dei tassi di cambio, piuttosto che investire nella produzione. Il controllo dei tassi di cambio si è trasformato in un mezzo attraverso il quale le entrate di petrolio del paese vengono trasferite direttamente nelle tasche dell’oligarchia parassitaria. Le riserve in valuta del Paese sono crollate da circa 30 miliardi di dollari nel 2012, a 20 miliardi di dollari a inizio anno e di 14,8 miliardi di dollari all’inizio di novembre. Il Venezuela deve far fronte al rimborso di circa 15 miliardi di dollari rispetto al debito estero nel 2015 e nel 2016.

Questi enormi squilibri dell’economia sono quelli che alimentano maggiormente la corruzione e il mercato nero, problemi gemelli e correlati tra loro.

Per molti anni, dopo la sconfitta della serrata padronale nel  2002/2003, quando il governo ha riacquistato il controllo della PDVSA, la società petrolifera statale, la rivoluzione bolivariana è stata in grado di investire enormi quantità di denaro in programmi sociali senza toccare le basi della proprietà capitalista.

I miglioramenti sono stati sorprendenti. Solo per citarne alcuni, una massiccia espansione dell’istruzione universitaria gratuita (da 800.000 a 2,6 milioni di studenti), l’assistenza sanitaria, la riduzione della povertà (dal 48% al 27%), l’eliminazione dell’analfabetismo, la riduzione dei livelli di malnutrizione (dal 21 è scesa al 5%), la massiccia espansione delle pensioni di vecchiaia (da 380.000 a 2,1 milioni di beneficiari), la consegna a persone che ne avevano necessità di oltre 800.000 appartamenti e case di nuova costruzione completamente arredati.

Tutto questo ha cementato il sostegno alla rivoluzione bolivariana, che tra il 1998 e il 2003 ha vinto 18 tra elezioni democratiche e referendum su 19. Queste conquiste sociali sono stati accompagnate da un vero e proprio processo rivoluzionario, un’esplosione di attività e di organizzazione delle masse lavoratrici e delle classi più  povere, con occupazioni di fabbriche, controllo operaio, l’istituzione di consigli comunali e la partecipazione attiva delle masse nell’attività politica.

Le condizioni che hanno reso tutto questo possibile stanno rapidamente volgendo al termine. La situazione economica non consente più di massicci investimenti sociali data la diminuzione dei proventi dal petrolio. Il tentativo del governo di preservare e ampliare la spesa sociale in tale situazione ha parzialmente contribuito all’esplosione inflazionistica. L’offerta di moneta (M2) si è impennata dagli 1.2 miliardi di Bolivar nel gennaio 2014, a 2 miliardi nel mese di gennaio 2015 e ora ad un livello record di 3.5 miliardi. Naturalmente se aumenta il denaro in circolazione senza un corrispondente aumento di merci prodotte, questo porta inflazione.

Il sabotaggio dell’economia da parte dei monopoli privati ​​ha rotto il sistema di controllo dei prezzi. L’entusiasmo rivoluzionario delle masse è stato influenzato da tutti questi fattori e anche dalla crescita del burocratismo e della corruzione.

A questo dobbiamo aggiungere la pressione continua dell’imperialismo statunitense, attraverso i conflitti al confine con la Colombia e ora anche la Guyana, le vessazioni dei funzionari di governo venezuelani, le accuse costanti nei mass media, le calunnie e i pregiudizi. Per citare solo gli esempi più recenti, abbiamo visto una chiara provocazione da parte degli Stati Uniti quando il 6 di novembre un aereo statunitense ha violato lo spazio aereo della guardia costiera del Venezuela per oltre tre minuti e mezzo nella zona di Los Monjes. Inoltre le rivelazioni fatte dalla talpa americana Edward Snowden confermano che in un’operazione di sorveglianza la NSA, con base presso l’ambasciata degli Stati Uniti a Caracas, ha hackerato le comunicazioni interne di centinaia di funzionari della compagnia petrolifera di Stato PDVSA. Provate a immaginare cosa sarebbe successo in questo caso a parti invertite! Infine vale la pena notare di come l’elezione a presidente dell’Argentina del candidato della destra Macri abbia versato benzina sul fuoco delle provocazioni contro il Venezuela quando, nella prima conferenza stampa dopo la vittoria elettorale, ha annunciato che il Venezuela dovrebbe essere sospeso dall’adesione del Mercosur.

In questo contesto, c’è il grave pericolo che l’opposizione ottenga un buon risultato alle elezioni parlamentari, ottenendo la maggioranza dei voti e forse anche la maggioranza dei seggi. Questo sarebbe un disastro, dato che l’opposizione userebbe quella posizione per lanciare un’offensiva contro il presidente Maduro e per iniziare a cancellare molte conquiste sociali della rivoluzione. Se ciò accade, non sarà colpa delle masse bolivariane, ma dei loro leader riformisti che hanno costantemente evitato di intraprendere il percorso dell’espropriazione della classe capitalista e hanno invece scelto di fare appello alla buona volontà dei capitalisti privati ​​oppure di usare misure amministrative per cercare di regolamentare il mercato capitalista.

Questa non è una conclusione scontata. Vi è un elemento di demoralizzazione anche tra i sostenitori dell’opposizione, dopo che il loro tentativo di rivolta nel 2014 è stato sconfitto e i loro leader sono divisi. Tuttavia, il margine con cui le forze bolivariane hanno vinto le elezioni presidenziali del 2013 (0,4%) e l’elezione dell’assemblea nazionale del 2010 (0,9%) erano così stretti, che basterebbe che solo 200.000 persone cambiassero idea o si astenessero per ribaltare il risultato.

Tale risultato non è ancora deciso. In ogni occasione, le masse rivoluzionarie venezuelane hanno dimostrato di possedere una coscienza di classe molto forte e sono state decisive per il destino della rivoluzione bolivariana molte volte. Quel sentimento rivoluzionario non è scomparso ma è certamente stato attenuato dalle difficoltà economiche e dall’apparente incapacità del governo di occuparsene in maniera decisa. Sono pienamente consapevoli dei pericoli di una vittoria della destra e potrebbero reagire all’ultimo minuto.

A ottobre  è  trapelata una conversazione telefonica tra Mendoza, il proprietario del Grupo Polar e Haussman, un gangster dell’FMI ad Harvard ma di origine venezuelana, nella quale rivelavano i loro piani nel caso l’opposizione prendesse il potere: chiedere un salvataggio da 40 miliardi di dollari al Fondo monetario internazionale, che naturalmente arriverebbe a condizioni ben precise.

Anche se la rivoluzione bolivariana vincesse le elezioni del 6 dicembre, e questo è qualcosa per cui noi marxisti lotteremo per con tutte le forze, le difficoltà economiche non svaniranno. Nel movimento bolivariano ci sono già voci autorevoli che richiedono un’azione decisa e misure radicali.

C’è un solo modo per affrontare i problemi che la rivoluzione si trova a fronteggiare, ed è già stato avanzato da Hugo Chavez prima della sua morte in un famoso discorso chiamato “Cambiare rotta” (Golpe de Timón), in cui ha sostenuto la costruzione di una economia socialista e la necessità di sostituire lo Stato borghese con uno basato sulle consigli a livello comunale.

Una cosa è chiara: il tentativo di regolare il capitalismo è fallito e se non c’è una brusca svolta a sinistra, la rivoluzione bolivariana sarà sconfitta.

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