18 luglio 2017

Venezuela, 16 luglio – La “consultazione”dell’opposizione contrastata da una prova di forza chavista

L’opposizione reazionaria venezuelana aveva messo tutto il proprio peso dietro alla “consultazione” che avrebbe dovuto mostrare come la stragrande maggioranza dei venezuelani, non solo respinga l’Assemblea Costituente proposta da Maduro, ma voglia anche l’intervento dell’esercito e la formazione di un “governo di unità nazionale”. La mobilitazione è stata notevole, ma molto inferiore a quelle che erano le loro aspettative. La vera notizia è stata la grande partecipazione, nella stessa giornata, alla simulazione ufficiale delle elezioni per l’Assemblea Costituente, che si è rivelata una dimostrazione di forza per il chavismo.

Cominciamo con la “consultazione” dell’opposizione, precedentemente descritta come un referendum e un plebiscito e che, nonostante fosse stata convocata dall’Assemblea Nazionale dove domina l’opposizione, non aveva uno status giuridico e nessuna garanzia reale di controllo sul voto. I media di tutto il mondo hanno molto parlato del fatto che questa consultazione sia stata organizzata “contro il volere del regime”, ma in realtà il governo non ha tentato di fermare la consultazione che ha anche avuto il sostegno logistico dei sindaci e dei governatori regionali dell’opposizione, oltre a quello dell’Assemblea Nazionale e dei capitalisti.

Sono stati autorizzati come osservatori, cinque ex-presidenti di destra da diversi paesi dell’America latina (tutti coinvolti in scandali per corruzione e per aver represso brutalmente i lavoratori e i contadini nei loro paesi), i quali a fine giornata hanno tenuto discorsi incendiari, esigendo che Maduro avrebbe dovuto “attenersi alla volontà espressa del popolo e andarsene”.

L’opposizione è stata in grado di mobilitare un gran numero di persone. Questo non è mai stato in discussione. Anche in alcune zone chaviste della capitale c’erano code nei seggi elettorali, ad esempio a El Valle, Antimano e Catia. Tuttavia, questi dati devono essere presi con cautela. A Catia per esempio (nel distretto di Parroquia Sucre a Caracas), nel 2013 il registro elettorale comorendeva oltre 290.000 persone, di cui il 39% (91.000) hanno votato per l’opposizione. Ieri, la stessa opposizione disponeva di un solo seggio elettorale per la propria consultazione in questo distretto. Naturalmente, se si prova in 9 ore a far entrare oltre 90.000 persone in un seggio elettorale, si otterrà una lunga coda!

Come abbiamo spiegato in precedenza, la consultazione dell’opposizione non dava alcuna garanzia sul controllo del voto, come rivelato dagli stessi leader dell’opposizione, ammettendo che la gente poteva votare più di una volta, anche se si appellavano alla loro “coscienza morale” per non farlo! C’è già un video che mostra una persona che ha votato tre volte in un’ora nella roccaforte di destra di Chacao.

Inoltre, come annunciato, alla fine del conteggio hanno bruciato le schede elettorali e i registri, si dice per proteggere la gente dalla repressione governativa, ma in realtà per assicurarsi che nessuno potesse controllare e verificare i risultati proclamati. Tutto questo da parte di un’opposizione che accusa da 15 anni la rivoluzione bolivariana di brogli elettorali!

Il fatto eccezionale è stata però la mobilitazione delle fila chaviste per la simulazione delle elezioni per la nuova Assemblea costituente. Infatti, sia il governo che le masse chaviste la consideravano non tanto come una prova per vedere come sarebbero andate le vere elezioni, ma piuttosto come una dimostrazione di forza, principalmente un’occasione per far vedere all’opposizione reazionaria, che è coinvolta da oltre 100 giorni nelle violente proteste e in azioni terroristiche, il rifiuto del tentativo dell’opposizione di rovesciare il governo.

Le code fuori dai seggi ufficiali del Consiglio elettorale nazionale erano molto grandi in tutto il paese, anche nelle grandi città in cui l’opposizione è molto forte, in alcune dei quali controlla I consigli comunali e i governatori regionali ed è costantemente in strada da oltre tre mesi, come a Barquisimeto, Valencia, Mérida, ecc. In molti casi, come a Catia la Mar (Vargas), a Maracaibo (Zulia), o in alcuni quartieri di Caracas come El Valle o Lídice, le code sono state così lunghe che i seggi elettorali, invece di chiudere come previsto, alle 4 del pomeroiggio, sono rimasti aperti fino alle 20. Particolarmente significativa è stata l’affluenza a Petare, un distretto che nelle recenti elezioni ha votato per l’opposizione (vedi il video, di seguito). Abbiamo raccolto rapporti da Merida dove molte persone che hanno fatto la coda per ore e alla fine sono andate a casa senza partecipare alla simulazione.

È importante sottolineare questo punto per due motivi. Il primo è che i media internazionali ignorano completamente il processo ufficiale di simulazione o hanno mentito deliberatamente per dire che l’affluenza era stata molto scarsa. Ad esempio, il quotidiano spagnolo El País ha dichiarato: “Questo giornale è stato in grado di verificare in giro per Caracas la bassa affluenza in alcuni seggi che hanno ospitato la simulazione per l’Assemblea Costituente, convocata nello stesso giorno dal chavismo. C’erano lseggi che sembravano vuoti, nonostante gli sforzi dei media statali per mostrare una valanga di partecipanti che non c’erano”. Non sappiamo dove Alfredo Meza, il corrispondente del giornale, abbia preso le sue informazioni, ma questo non è un resoconto reale di quello che è realmente successo. Sappiamo che nella galleria di immagini pubblicata da El Pais hanno effettivamente pubblicato quattro immagini di lunghe code per la simulazione chavista, ma la didascalia diceva che erano chavisti “in attesa di partecipare alla consultazione dell’opposizione!!”.

Alba Ciudad  e AVN hanno pubblicato due gallerie di immagini che comprendono foto da varie regioni del paese e che forniscono un’idea rispetto all’affluenza alla simluazione dell’assemblea costituente ufficiale. Eccone un paio scattate da dei compagni ad Antimano, Caracas.

Per avere un’idea dell’ambiente guardate questo video, fatto a La Vega, Caracas, da Oswaldo Rivero, il conduttore di Zurda Konducta.

Abbiamo molti dubbi sul fatto che Alfredo Meza sia mai stato a La Vegama, purtroppo per l’aooposizione, a Caracas non c’è solo il quartiere di Altamira.

La seconda ragione per cui questa mobilitazione chavista è importante è perché rivela che c’è una reazione sana da parte della base chavista, soprattutto tra i lavoratori e le classi povere che, nonostante tutte le attuali difficoltà economiche, sanno che se la destra arriva al potere saranno i primi a pagare. È un istinto di classe molto sano che è alimentato dalla rabbia per la situazione in cui hanno dovuto vivere negli ultimi tre mesi di violenza permanente fomentata dall’opposizione e di blocchi stradali promossi da un piccolo numero di persone che tengono in ostaggio l’intera popolazione, per non parlare dell’atmosfera di linciaggio antichavista che la stessa opposizione ha creato.

Chiaramente l’opposizione non si aspettava tutto ciò e si è innervosita. Ci sono volute ore per annunciare i risultati. In una chiara dimostrazione delle divisioni tra le varie fazioni antichaviste, prima che i risultati vengano annunciati, erano già stati analizzati da diversi dirigenti dell’opposizione.

Allora, qual è stato il “risultato” della consultazione dell’opposizione? Ufficialmente è stato dichiarato che hanno partecipato 7.186.170 persone. Supponiamo per un attimo che la cifra sia vera. Sarebbe inferiore a quella di 14 milioni che avevano annunciato che avrebbero partecipato, solo pochi giorni prima e anche della cifra più conservatrice annunciata da Capriles come soglia minima per la riuscita della consultazione. L’opposizione ha anche annunciato che “con questo risultato Maduro avrebbe perso un referendum revocatorio”, riferendosi alla Costituzione che afferma che un referendum revocatorio è vincolante per il Presidente in carica, quando si recano a votare più persone dei voti raccolti al momento della sua elezione. Purtroppo per l’opposizione, Maduro è stato eletto con 7.587.579 voti nel 2013 e così non sarebbe stato rimosso. Non solo, ma la cifra sbandierata è addirittura inferiore a quella ottenuta dal candidato dell’opposizione nelle elezioni presidenziali, pari a 7.363.980.

Esaminiamo la plausibilità del “risultato” annunciato. Secondo l’opposizione, avevano duemila seggi con un totale di 14mila cabine elettorali, che sono rimasti aperti per 9 ore, dalle 7 alle 16. Alcuni di loro sono rimasti aperti più a lungo, ma molti hanno chiuso in anticipo. Calcoliamo: 7.186.170 voti / 14000 cabine / 9 ore = 57 voti all’ora per cabina = 1 voto ogni minuto e 5 secondi in ciascuna delle cabine elettorali per 9 ore non stop !!! In quel minuto e 5 secondi ogni elettore doveva recarsi al tavolo dello scrutatore, mostrare i documenti di identificazione, confrontarli con il registro elettorale, ricevere la loro scheda elettorale, andare nella cabina, votare, piegarla e riporla nell’urna. Sarebbe un risultato enorme per l’opposizione, che batte tutti i record elettorali e alcune leggi della fisica.

Solo per dare un esempio: in Spagna ci sono 63.000 venezuelani secondo il censimento del gennaio 2017. Di questi 9.000 sono minorenni, ne rimangono dunque 54.000. L’opposizione sostiene che 91.981 elettori hanno partecipato alla consultazione. Ora, ci possono essere alcune discrepanze tra il censimento e le figure reali, ma davvero hanno votato 38.000 persone in più di quanti effettivamente siano registrati ufficialmente? Crediamo che i nostri dubbi siano più che giustificati vedendo queste cifre.

Possiamo perciò dire che il “referendum” si è ritorto contro l’opposizione. Mentre scriviamo, i leader dell’opposizione non hanno ancora comunicato quali saranno i prossimi passi che intendono intraprendere. La loro retorica prima del 16 luglio era feroce. La consultazione doveva essere la “ora zero” per una rivolta nazionale e la cacciata del governo prima delle elezioni del 30 luglio per la nuova assemblea costituente. Potrebbero ancora provarci, ma ora sembra meno probabile che ne escano vittoriosi. Naturalmente non smetteranno di provarci. Sia la Spagna che gli Stati Uniti stanno già considerando l’ipotesi di sanzioni contro il Venezuela (forse rivolte a funzionari) “se l’Assemblea Costituente procede”.

I principali problemi di fondo, comunque, permangono: una profonda crisi economica, l’esaurimento delle riserve valutarie (ora, per la prima volta, sotto i 10 miliardi di dollari USA), un’inflazione molto elevata, una rapida svalutazione della moneta, che si combinano tutti e minano la base sociale della rivoluzione bolivariana.

Il governo, in una posizione debole, continua con la sua politica di conciliazione di classe, che a sua volta, combinata a una corruzione diffusa degli alti funzionari statali e i metodi burocratici attraverso i quali vengono condotte le mobilitazioni, sta erodendo e demoralizzando la base chavista. Di fronte a tutte queste difficoltà, la leadership bolivariana invece di basarsi sull’attività rivoluzionaria delle masse per sferrare colpi decisivi contro la reazione, si basa sull’apparato statale e fa appelli alla pace e al dialogo. Il livello di mobilitazione indipendente rivoluzionaria della sinistra chavista è stato molto debole e si è concentrato soprattutto nelle aree rurali.

L’esito della “consultazione” del 16 luglio nel prossimo futuro avrà probabilmente l’effetto di indebolire l’offensiva contro-rivoluzionaria, ma a meno che non verranno affrontati i problemi fondamentali, sarà un effetto solo temporaneo.

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