2 marzo 2017

Trieste – Solidarietà alle lavoratrici e lavoratori delle mense scolastiche comunali

Pubblichiamo il volantino diffuso oggi dai compagni di  Sinistra classe rivoluzione Trieste allo sciopero delle lavoratrici e lavoratori delle mense scolastiche comunali

Esprimiamo totale solidarietà e sostegno alla lotta che vedrà coinvolti gli addetti alle mense scolastiche comunali nei prossimi 2 giorni, invitando a partecipare ai presidi di protesta che accompagneranno lo sciopero di 48 ore.
L’appalto vinto dalla Dussman (21 milioni di euro) ha portato ad un drastico taglio del monte ore settimanali (3600 ore mensili in meno su una forza lavoro di 164 dipendenti), portando alcune lavoratrici a percepire salari non superiori ai 400 euro mensili. L’appalto però continua a coprire i 42 istituti primari e d’infanzia, tramutandosi quindi in un aumento dei ritmi di lavoro
Un vero e proprio regalo fatto alla Dussman (già coinvolta in casi simili a Modena) che a parità di denaro pubblico gentilmente offerto dal Comune di Trieste può aumentare a dismisura i propri profitti sulla pelle delle lavoratrici e a scapito di un servizio essenziale per centinaia di bambini e famiglie.
Di chi è la responsabilità? Le reciproche accuse tra la Giunta Dipiazza ed il PD che fino a poco tempo fa governava la città sono polvere negli occhi delle lavoratrici già sufficientemente stremate dalle proprie condizioni di lavoro. La responsabilità di questa situazione cade con pari peso su tutte le forze politiche che in questi anni hanno difeso, in nome della libertà del mercato, la logica dell’esternalizzazione dei servizi pubblici tramite appalti. Da questo punto di vista Cosolini e DiPiazza e le loro rispettive giunte sono entrambi complici.
Negli appalti, come vediamo con chiarezza dalla vicenda Dusmann, si nascondono sempre sfruttamento, sotto-salario, precarietà.
Discorso simile vale per la mensa del DLF di Via Filzi 12 in convenzione Ardiss per gli studenti di Interpreti e traduttori. La proprietà lamenta la scarsa profittabilità della mensa, dopo che Ferrovie dello Stato (proprietaria dello stabile, in vendita) ha dirottato i suoi dipendenti su un altra mensa (sulle cui condizioni di servizio e lavoro non ci è dato sapere). Da oggi la mensa chiude, privando i lavoratori del proprio posto e gli studenti del diritto ad un pasto a prezzo accessibile.
La questione mense in città è finalmente esplosa grazie al coraggio delle lavoratrici che già in passato avevano protestato contro la ditta vincitrice l’appalto e che temporaneamente avevano riposto le loro fiducie sull’operato della magistratura nel considerare non valida la vittoria di Dussman.
Le vicende di Via Filzi 12 e delle mense scolastiche dimostrano una verità: il profitto viene prima dei diritti al lavoro e allo studio.
Nel condividere le ragioni della battaglia intrapresa dalle lavoratrici avanziamo l’idea che questa lotta oramai cittadina in difesa del lavoro dignitoso e del diritto alla mensa deve allargarsi il più possibile per essere vittoriosa. Non la Giunta, non il PD, non la Magistratura; le lavoratrici in lotta possono contare solo sulla propria capacità di lottare ed organizzarsi, coinvolgendo attorno alla propria vertenza le famiglie dei bambini che frequentano le scuole e gli studenti universitari con un programma rivendicativo che partendo dalle proprie condizioni salariali arrivi a mettere in discussione l’intero sistema di esternalizzazioni e appalti attorno a cui i capitali privati, con il favore delle istituzioni pubbliche (Comune, provincia, Università) hanno macinato profitti a scapito di di diritti e qualità del servizio.
A pochi giorni dall’8 marzo, le lavoratrici delle mense stanno dando una grande lezione di dignità indicando come sempre più le questioni di genere siano inscindibili da quelle di classe.

– Per un coordinamento democratico dei lavoratori, studenti e degli utenti dei servizi pubblici. Uniti si vince!
– Mense pubbliche, gratuite e di qualità sotto il controllo dei lavoratori e degli utenti.
– Basta regali alle banche! Scuola e università pubbliche, gratuite, laiche e di qualità.
– Ri-municipalizzazione senza indennizzo dei servizi esternalizzati.
– Salario minimo intercategoriale di 1200 euro.
– Riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario. Lavorare meno, lavorare tutti.
– Stessi diritti sui posti di lavoro, nel campo dell’istruzione, nessuna discriminazione tra l’uomo e la donna. Socializzazione del lavoro domestico. Difesa ed estensione della legge 194, estensione e rilancio della rete dei consultori pubblici.

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