Trasporto pubblico – Gli scioperi che spaventano padroni e governo

Il Decreto Legge sulla Manovra correttiva (n. 50 del 24 aprile 2017) ha inserito l’emendamento della deputata Stefania Covello del Pd che stralcia, con una manciata di righe, il Regio Decreto 148/31, l’ossatura portante degli Autoferrotranvieri italiani e dei trasporti pubblici.

In un periodo in cui il fermento sociale, la rabbia dei lavoratori per le peggiorate condizioni e per l’inasprirsi delle privatizzazioni soprattutto nel settore del pubblico trasporto, covano sotto le ceneri anche l’abolizione di un decreto regio, sicuramente datato benché ancora foriero di alcuni determinati diritti dei lavoratori, può divenire uno strumento per avviare la mobilitazione.

Con l’abrogazione del Regio Decreto “i lavoratori autoferrotranvieri saranno lavoratori con meno tutele, meno diritti e quindi, più ricattabili” afferma l’USB. Ad esempio il 148/31 impediva l’applicazione delle regole del Jobs Act sui licenziamenti agli Autoferrotranvieri: un settore che conta oltre un milione di addetti, ed aziende importanti e strategiche come Ferrovie dello Stato (70.000 dipendenti), ATAC (12.000 dipendenti), ATM (10.000 dipendenti), si apre alla precarizzazione e ad una maggiore spinta alle privatizzazioni; i trasporti pubblici d’altronde sono un settore su cui da anni i capitalisti bramano di mettere le mani per assicurarsi profitti certi a scapito dei lavoratori tutti, degli addetti al servizio come dei pendolari che ne usufruiscono.

Il 16 giugno i lavoratori si sono mobilitati in difesa dei loro diritti con uno sciopero nazionale promosso da Cub, Sgb, Orsa, Cobas lavoro privato e Usb; l’adesione maggiore è stata a Roma dove da anni le condizioni di lavoro degli addetti ATAC e TPL sono insostenibili ma anche in altre città, come Firenze o Palermo (con adesioni oltre il 70%), ci sono state mobilitazioni a dimostrazione che la pazienza dei lavoratori si è ormai esaurita.

Nei giorni successivi si sono svolte altre manifestazioni che hanno visto i lavoratori sfilare per le vie di Roma e protestare davanti al Ministero dei Trasporti.

Immediata è stata la reazione della classe dominante che tramite il Governo Gentiloni, nella persona del Ministro Del Rio, i partiti, PD e Renzi in testa, e la solita stampa asservita (come il Corriere della Sera e l’immancabile Ichino, nemico dei lavoratori) ha avviato una propaganda schifosa per denigrare i lavoratori e per puntare, come al solito, al principale obiettivo che da anni è nel mirino dei padroni: il diritto allo sciopero. E’ davvero grottesco che si imputi agli scioperi il caos del trasporto pubblico quando chiunque usi il trasporto pubblico, in particolare a Roma, vede come sia al collasso. Questo attacco è reso possibile dall’assenza nella mobilitazione da parte dei sindacati confederati (CGIL, CISL, UIL) che, pur nutrendo dei dubbi sulla riforma e piccati dal fatto di non essere stati chiamati ai tavoli per una concertazione, sono rimasti immobili di fronte a questo ennesimo sopruso avvantaggiandosi dell’attacco padronale che ha richiamato l’accordo sulla rappresentanza per consentire solo ai sindacati asserviti di poter decidere quando i lavoratori possano scioperare.

L’unico modo di difendere il diritto allo sciopero è scioperando! Per questo è necessario uno sciopero del trasporto pubblico a oltranza (come è accaduto in altri paesi come la Francia), che faccia appello alla solidarietà di tutte le categorie, per fermare non solo la modifica del decreto 148 ma anche i piani del governo per restringere il diritto allo sciopero.

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