15 settembre 2017

#RIAPRIAMOLABAS: chi si accontenta gode?

Sabato 9 settembre circa 10.000 persone sono scese in piazza a Bologna contro lo sgombero del centro sociale Làbas, avvenuto l’8 agosto. Una risposta imponente alla repressione e all’arroganza della giunta Merola e della polizia. Già dalle prime ore dopo lo sgombero la solidarietà era dilagata facendo vacillare la giunta. Infatti, prima il sindaco Merola ha preso le distanze dallo sgombero poi ha promesso uno spazio alternativo (tra un anno) e nel frattempo si è scagliato contro Arci, Anpi, Cgil e Fiom per aver promosso un appello in difesa del centro sociale.
Due giorni prima della manifestazione abbiamo scritto nelle pagine di Rivoluzione: “molte amministrazioni sono anche disposte a coprirsi con la foglia di fico di qualche spazio sociale concesso mentre la speculazione e le politiche di tagli avanzano come un rullo compressore”. Il copione sembra ripetersi e Merola avrà convinto i suoi che è meglio cedere uno spazio oggi per continuare domani a fare gli interessi di banche, coop e speculatori di vario genere.
Il giorno precedente alla manifestazione, Làbas fa uscire un comunicato in cui annuncia di aver ottenuto una “soluzione temporanea”. Il sindaco si era impegnato ad accogliere i punti richiesti dal centro sociale e perciò la manifestazione del giorno dopo si doveva trasformare in “una grande giornata di democrazia, di partecipazione e di festa”. La parola “lotta” era già un ricordo del passato.
Queste ultime settimane hanno dimostrato la forza che si può mettere in campo contro le politiche di austerità. Quelle migliaia in piazza hanno risposto all’appello perché lo sgombero di Labas è stato visto come un atto arrogante e vigliacco ma nel corteo si parlava anche di speculazione, di austerità, di diritto alla casa, di futuro per i giovani e molto altro. In poche parole è stata una manifestazione politica, con una forte presenza da altre città e regioni.
Tuttavia chi era sceso in piazza pensando di vedere l’inizio di un movimento generale ha dovuto abbandonare subito le speranze. Quello che si poteva percepire nell’aria era l’esatto contrario: nelle intenzioni dei promotori, la manifestazione era un sigillo! Perciò non esitiamo a dire che un’altra occasione è stata persa, nonostante anche in piazza non mancassero settori critici verso un’impostazione riduttiva che ha messo al centro esclusivamente la questione della trattativa per riaprire Làbas, di fatto derubricando un’intera stagione di sgomberi (dalle case e le associazioni di via Gandusio fino al centro sociale Crash!) e rinunciando a porsi l’obiettivo di costruire un vero fronte di lotta contro le politiche e le speculazioni della giunta Merola.
Già in primavera con il movimento contro la chiusura della biblioteca di Scienze Umanistiche (il famoso 36) abbiamo visto il tentativo, in quel caso gli autonomi del Cua, di restringere il più possibile le rivendicazioni. Se le migliaia di studenti in lotta speravano in una generalizzazione delle rivendicazioni le risposte erano: “pensiamo prima a riaprire la biblioteca e poi al resto” o “non ci facciamo incastrare pensando ai massimi sistemi”. I “massimi sistemi” naturalmente erano le tasse universitarie altissime, la mensa più cara d’Italia, in poche parole la mancanza del diritto allo studio: evidentemente per qualcuno questi sono problemi di poco conto la cui soluzione merita di essere rimandata in un futuro imprecisato.
A meno di sei mesi di distanza i protagonisti sono diversi ma l’esito è lo stesso. Questo evidenzia i limiti delle forze politiche egemoni in questo movimento, e non certo dei giovani e dei lavoratori che scendono in piazza e sono disposti a lottare. Una direzione che non si vuole prendere in mano la responsabilità di guidare un movimento generale contro le politiche di austerità e fa il paio con quelle forze politiche, vedi Sinistra Italiana, che sperano di cambiare qualcosa attraverso le primarie del Pd.
Come Sinistra Classe Rivoluzione in queste settimane eravamo presenti sollevando questo punto fondamentale: quello di cui c’è bisogno è la costruzione di un’alternativa di classe a Merola a Bologna e ai governi dell’austerità in generale. O con i poteri forti o contro, una via di mezzo o un compromesso non è possibile.

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