11 marzo 2017

Lenin e Trotskij: dopo il Febbraio ci sarà un’altra rivoluzione

Quando lo zar viene rovesciato (13 marzo), Lenin è in esilio in Svizzera; Trotskij, espulso dalla Francia su pressioni dell’ambasciata zarista, è a New York.

Mentre a Pietrogrado si consolida il meccanismo del “dualismo di potere” e della collaborazione di classe, Lenin dalla Svizzera si sforza con ogni mezzo di fare arrivare al suo partito le proprie indicazioni. Ne nascono le sei “lettere da lontano” del marzo 1917.

I nodi sono: quale atteggiamento verso il governo, verso la guerra e quali compiti per il proletariato che ha condotto la rivoluzione ma ne ha già perso la guida?

Il 19 marzo Lenin anticipa con un telegramma la propria linea:

Lenin (con ombrello e bombetta) a Stoccolma, tappa del suo ritorno in Russia

Nostra tattica: completa sfiducia, nessun appoggio nuovo governo, sospettiamo soprattutto Kerensky, armamento proletariato unica garanzia, elezioni immediate Duma pietrogradese, nessun avvicinamento altri partiti. Telegrafate questo Pietrogrado. Ulianov”.

Sul governo e la guerra scrive il giorno seguente:

Il governo borghese degli ottobristi (monarchici costituzionali – ndr) e dei cadetti (liberali), che vuol condurre ‘fino in fondo’ la guerra imperialistica e che è di fatto un commesso della ditta finanziaria ‘Inghilterra e Francia’, è costretto a promettere al popolo il massimo delle libertà e concessioni compatibili con la conservazione del suo potere sul popolo e con la possibilità di continuare il massacro imperialistico.

Il soviet dei deputati operai è (…) l’embrione di un governo operaio (…). La lotta fra queste forze (…) segna il passaggio dalla prima alla seconda fase della rivoluzione.”

Scrive Trotskij da New York:

“‘Il governo dello zar non c’è più’, dicono al popolo i Miljukov e i Gučkov, ‘ora dovete versare il vostro sangue per gli interessi comuni di tutta la nazione’.” (…) La transizione da un imperialismo dinastico e della nobiltà a un imperialismo di natura puramente borghese non potrà mai riconciliare il proletariato russo con la guerra.”

Un conflitto aperto tra le forze della rivoluzione capeggiate dal proletariato delle città e la borghesia liberale anti-rivoluzionaria che si trova temporaneamente alla testa del governo diventa sempre più imminente. Non può essere evitato. (…) nessuno è mai riuscito a rimuovere i contrasti sociali con giochi di parole.”

La questione agraria aprirà una profonda breccia nell’attuale blocco tra nobili, borghesi e socialpatrioti (…) il proletariato rivoluzionario svilupperà il programma della rivoluzione agraria in tutta la sua ampiezza (…).”

Il carattere dell’Assemblea costituente dipenderà in larga misura da chi la convocherà. È quindi evidente che fin da subito il proletariato rivoluzionario dovrà costruire i propri organi, i Consigli dei deputati operai e contadini, contro gli organi esecutivi del governo provvisorio. (…) per la conquista del potere statale.”

Lenin: “Il proletariato ha due alleati: (…) la grande massa dei semiproletari e, in parte, dei piccoli contadini, che ammonta a decine di milioni e comprende la stragrande maggioranza della popolazione. (…) Il secondo (…) è il proletariato di tutti i paesi belligeranti e di tutti i paesi in generale.”

La rivoluzione ha ristabilito, dopo 14 anni, l’unità di vedute tra Lenin e Trotskij; apre invece il conflitto politico tra Lenin e i suoi stessi seguaci, che sarà l’evento decisivo del mese di aprile e della preparazione della seconda rivoluzione.

(3 – continua)

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