15 febbraio 2016

Le lezioni dello sciopero della Pakistan International Airlines (PIA)

Il recente sciopero alla PIA, la compagnia aerea di bandiera pakistana, è stato momento magnifico ed estremamente significativo nella storia delle lotte dei lavoratori nella storia di questo paese.
Questa coraggiosa rivolta dei lavoratori ha dimostrato ancora una volta la forza della classe operaia e ila sua capacità di fermare il decollo degli aerei, chiudere le biglietterie e bloccare tutte le attività della compagnia aerea.
Il movimento di sciopero è cominciato quasi sei settimane fa, ma superata la scadenza del 2 febbraio i lavoratori, con coraggio e determinazione, si sono mobilitati per bloccare tutte le attività della PIA. Con lo sciopero tutti i voli sono rimasti a terra e le attività della compagnia aerea hanno subito il blocco totale.
In seguito le forze dello Stato hanno scatenato un brutale attacco utilizzando anche armi da fuoco in cui tre operai sono stati uccisi e più di una dozzina feriti, alcuni dei quali sono ancora in condizioni critiche. Questo ha fatto infuriare non solo i lavoratori della PIA ma anche quelli in molti altri settori. La pressione dal basso era tale che anche la PALPA, l’associazione dei piloti, si è dovuta unire all’azione di sciopero e si è rifiutata di far decollare gli aerei. Per otto giorni lo sciopero è stato quasi totale, in tutto il paese e in ogni città nella quale ci fossero uffici, aeroporti e magazzini della PIA.
Purtroppo, nella serata di martedì 9 febbraio, in una conferenza stampa a Karachi la direzione del Joint action committee ( Comitato di lotta unitario – JAC) ha improvvisamente e unilateralmente cancellato lo sciopero. Nel suo discorso, il president della JAC, Sohail Baloch, ha annunciato la decisione di porre fine allo sciopero che durava da otto giorni e ha chiesto “a tutti i lavoratori della compagnia aerea di tornare al lavoro con piena dedizione e di non ascoltare chiunque cerchi di interrompere le operazioni di volo … un caro amico ci ha consigliato di revocare lo sciopero “, ha poi aggiunto Baloch che “Le rassicurazioni che ci ha dato il governo per risolvere i problemi sono sufficienti per farci sospendere lo sciopero … incontrerò il Primo Ministro del Punjab, Shahbaz Sharif, martedì a Lahore. Ci auguriamo che l’incontro con il Primo Ministro del Punjab sarà soddisfacente e vantaggioso sia per il governo che i dipendenti di PIA“. Quando è alcuni giornalisti hanno domandato, se la JAC avesse ritirato le sue richieste, Baloch ha risposto che “avrebbe informato i media sugli sviluppi dopo l’incontro con il Primo Ministro del Punjab. Possiamo far ripartire questa compagnia aerea; abbiamo solo bisogno di un po ‘di sostegno e di un’indirizzo chiaro“.

Il lavoratori della PIA caricati dalla polizia

I lavoratori della PIA caricati dalla polizia

Tali osservazioni puzzano di capitolazione e debolezza da parte di dirigenti piccolo-borghesi che non credono nella lotta di classe e non sono riusciti a mobilitare i lavoratori di altri settori dell’industria e dei servizi. Questo incidente dimostra ancora una volta il ruolo vitale della direzione e del suo orientamento politico e ideologico.
Durante lo sciopero, il Primo Ministro Sharif, sebbene fosse estremamente nervoso e incerto, ha cercato di mostrarsi sicuro di fronte ai media con una presa di posizione dura contro lo sciopero, dicendo che non ci sarebbero stati negoziati con i lavoratori in sciopero o con i loro rappresentanti dello JAC .
Tuttavia, dietro le quinte sono continuati gli sforzi disperati da parte del regime. Lo scaltro Primo Ministro del Punjab ha inviato suo figlio Hamza a Karachi per dei negoziati segreti con i capi della JAC. Non è un’eccezione, ma la norma, il fatto che Shahbaz Sharif, il capo del governo provinciale del Punjab e fratello minore del Primo Ministro, affronti spesso tali questioni relative al governo centrale. La crisi e i conflitti interni nel governo federale guidato dal PML (N) sono tali che Sharif non si fida dei suoi ministri per affrontare una questione tanto delicata.
Questo episodio mette anche a nudo la paura che hanno questi governanti capitalisti di un qualsiasi movimento per i diritti dei lavoratori e le questioni fondamentali come la privatizzazione, non appena la resistenza comincia a prendere la forma della lotta di classe. Shahbaz Sharif è noto per le sue tattiche brutali di utilizzo di bastone e carota. Dopo tutto è il rampollo più geniale di una famiglia che è salita dalle stalle alle stelle ed è tristemente nota per le atrocità crudeli contro i lavoratori delle loro fabbriche. Al tempo stesso, mostra la debolezza e la fragilità di questo governo controllato con la maggioranza dei due terzi dal partito della corrotta e marcia borghesia pakistana.
Dopo questi primi due giorni di sciopero totale, le pressioni sui lavoratori in sciopero nsi sono intensificate. La strategia della dirigenza del JAC di ricerca di appoggio da parte dei media e la sua  dipendenza dai partiti capitalisti dell’opposizione hanno fallito. I media e l’élite politica dell’opposizione, nonostante le critiche cosmetiche al regime, in sostanza hanno sostenuto la politica di privatizzazione. Le masse non sono state messe al corrente del collegamento e del profondo legame delle rivendicazioni di questa lotta con i problemi che devono affrontare nella vita quotidiana. Da cui non si è concretizzata la mobilitazione di massa su una scala più ampia. Il primo aereo (della PIA) a decollare dall’inizio dello sciopero il 2 febbraio, è stato il volo da Islamabad a Jeddah di domenica 7 febbraio. Una volta che i voli da Islamabad sono ricominciati, è diventato relativamente facile per il governo convincere gli altri aeroporti a riprendere le operazioni di volo. Come ha detto un alto funzionario della PIA al quotidiano Dawn: “Quanto ai piloti, che stavano lavorando come parte del personale di terra, è stato chiesto di riprendere i voli, nelle altre città è stato detto di seguirne l’esempio“.
Questo ha dato l’opportunità in tutto il paese ai dipendenti di livello intermedio della PIA di scavalcare i picchetti. Tuttavia, sebbene le crepe avevano cominciato ad aprirsi, la maggior parte dei lavoratori hanno continuato lo sciopero a dispetto delle minacce e delle intimidazioni da parte del regime. Ha confessato un altro funzionario della PIA che “Solo il 20 per cento del personale è tornato al lavoro lunedi, nonostante gli sforzi del governo per far ripartire le operazioni di volo. Ma è stato l’arresto dei loro leader e dei numeri calanti nei presidi di sciopero che alla fine hanno convinto molti dipendenti a riprendere il lavoro“. Secondo le norme internazionali, i voli non poteva decollare senza il servizio di ristorazione e dal momento che il servizio di ristorazione della PIA era completamente fermo, la dirigenza ha dovuto ordinare il cibo dalla Qatar Airlines, a cinque volte il prezzo normale. Quando i presidi dei manifestanti sono stati allontanati dagli aeroporti dalle forze dello Stato, il governo ha raggiunto un primo risultato. Avendo tolto di mezzo i presidi con la forza ha spezzato lo sciopero assicurando i lavoratori della PIA che sarebbero potuti tornare al lavoro senza alcun ostacolo o preoccupazione morale. I dipendenti e i piloti che operavano questi voli da Islamabad sono stati portati in aeroporto sotto la protezione del commando della Elite Force.
Le divisioni tra i piloti, il personale di terra e gli altri dipendenti della PIA ha anche giocato un ruolo per far riprendere le operazioni di volo da Islamabad in molto più veloce che negli altri aeroporti. C’è anche stata una chiara discriminazione nell’arresto dei lavoratori dei diversi sindacati partecipanti allo sciopero della PIA nei diversi aeroporti. Un leader sindacale di “Unità Popolare della PIA”, ha detto in television che “Non è un segreto che i leader di Unità Popolare siano stati arrestati, mentre quelli di Air League non lo siano stati”. Unità Popolare è affiliato al PPP mentre Air league è legata al fronte sindacale del Pakistan Muslim League (N), che è il partitoal potere di Sharif. Un funzionario del governo parlando anonimamente ha detto a Dawn che i leader locali della Air League negli ultimi cinque giorni erano stati in contatto con l’amministrazione distrettuale. Ha detto che era stato chiesto alla polizia locale di comunicare le accuse contro i funzionari di Air League, ma di lasciare loro margini di tempo sufficienti per ottenere la cauzione o sfuggire all’arresto. Le hostesses e le lavoratrici venivano molestate e i furgoni della polizia sono stati schierati davanti alle abitazioni di molti dipendenti. Questi erano atti di intimidazione per costringere gli operai e i tecnici a tornare al lavoro.
A diversi dipendenti è stato offerto denaro, sono state promesse promozioni e altri incentivi per indurli a riprendere lavoro. Ci sono stati molti  ingegneri, steward e altri tecnici che si sono rifiutati di accettare le ricompense finanziarie offerti per tornare al lavoro. Erano in pieno svolgimento arresti e minacce da parte dei funzionari e della polizia contro coloro che rifiutavano di riprendere il lavoro. Anche la copertura mediatica era controllata. In alcuni aeroportila dirigenza ha imposto il divieto di ingresso ai giornalisti, permettendo loro di entrare solo quando invitati da un’autorità competente. Anche se, in generale, la copertura mediatica era contro lo sciopero, ai giornalisti solidali con i lavoratori in sciopero era proibito riferire gli sviluppi e gli scenari in rapida evoluzione di questo movimento di sciopero. Questo atto del governo “democratico” mostra la vera natura di questi spietati politici capitalisti e il carattere dittatoriale della democrazia borghese pakistana. La famiglia Sharif e il loro partito sono in realtà gli eredi del brutale lascito dell’atroce dittatore Zia ul Haq. E’ stato il generale Gillani, governatore di Zia e responsabile per la legge marziale in Punjab nel 1980, che ha portato per primo Nawaz Sharif in politica.
I primi tradimenti sono venuti dal sindacato piloti. Non deve sorprendere. Amir Hashmi , il presidente del PALPA, ha detto in una intervista televisiva con Canale 24 che “i piloti non erano in sciopero e nessuno è stato fermato dalle operazioni di ripristino dei voli, anche se c’erano preoccupazioni per la sicurezza di quelli che hanno superato il picchetto” Hashmi ha detto che era dalla parte della protesta fin dall’inizio, ma che non ha mai sostenuto l’idea di uno sciopero totale che, secondo le sue parole “può avere gravi conseguenze sulla una compagnia aerea che già sta affondando … I piloti fanno parte di un ordine professionale, non siamo un partito politico“, aggiungendo che lo sciopero alla PIA si è trasformato in una arena politica. Ha infatti respinto l’atto coraggioso di quei piloti che si sono rifiutati di volare dopo la sparatoria all’aeroporto di Karachi. È  ironico come, nonostante il ruolo sovversivo e crudele svolto dal potere centrale, in particolare il governo del Punjab, per porre fine allo sciopero, Sohail Baloch il presidente del Comitato d’Azione Congiunto, avesse suggerito fin dal 5 febbraio di voler negoziare sia con il Primo Ministro del Punjab Shahbaz Sharif o con il ministro dell’Interno Chaudhry Nisar Ali Khan.
Dopo aver fermato uno sciopero così audace e coraggioso, i leader della JAC sono volati da Karachi a Lahore per incontrarsi nella tarda notte con Shahbaz Sharif. La dichiarazione dei leader della JAC dopo incontro è stato, a dir poco, patetica.
Parlando con i giornalisti, Sohail Baloch il president della JAC ha detto che “il Primo Ministro del Punjab ha pazientemente sentito i membri e il partito sta tornando soddisfatto. Stiamo tornando a Karachi soddisfatti dato che il dialogo con il Primo Ministro ha avuto successo… il Primo Ministro ci ha riconosciuto il diritto a portare avanti la nostra posizione sulla questione … in ultima analisi, il governo federale vorrebbe negoziare con i dipendenti della Pakistan International Airlines. Shahbaz ha promesso di inoltrare le richieste del comitato al Primo Ministro Nawaz Sharif. Abbiamo anche informato il Primo Ministro dei loro dubbi riguardo alla legge sui servizi essenziali”. Questa è la fine ingloriosa, seppur temporanea, della valorosa lotta dei lavoratori della PIA.
In un articolo pubblicato il 3 febbraio su marxist.com scrivevamo: “Lo sciopero è un’altra scintilla che fa luce sulla lotta di classe che ribolle sotto la superficie di una società dove la classe operaia e tutto il movimento di massa, sta affrontando una situazione oggettiva difficile e una relativa inerzia della lotta di classe. Ciò richiede un approccio molto più ampio e più audace da parte dei veri leader dei lavoratori. Per I dirigenti e gli attivisti sindacali è un dovere storico sostenere lo sciopero della PIA. Deve essere creato un fronte unico per costringere il governo alla ritirata. Ma è necessaria un’azione concreta … indire uno sciopero generale totale viene di fatto da un tale fronte unico di tutti i sindacati e le forze politiche progressiste. Per uno sciopero generale vittorioso, devono essere mobilitati i lavoratori e i giovani di tutte le industrie, gli studenti poveri nelle scuole e nelle università  e i contadini poveri nelle campagne. Le imprese sotto il controllo pubblico, non solo non devono essere privatizzate, ma i lavoratori devono esigere che queste vengano messe sotto il controllo democratico dei lavoratori. Diversi leader dei partiti d’opposizione stanno recandosi  ai presidi e alle assemblee dei lavoratori della PIA in sciopero. Tutta la solidarietà è benvenuta, ma qualsiasi intrigo o manovra da parte dei manipolatori politici per portare avanti un qualche marcio compromesso deve essere energicamente rifiutata e cancellata. Prevale una straordinaria simpati… Questa situazione non può durare a lungo … ”
Tuttavia, la capitolazione e il cedimento della leadership con la conclusione dello sciopero non è la fine, ma può essere un anticipatore delle lotte dei lavoratori e di nuovi scioperi in diverse istituzioni, industrie e servizi. Questo sciopero è un esempio lampante della correttezza delle prospettive marxiste della lotta di classe. I lavoratori della PIA hanno intrapreso questo sciopero contro le privatizzazioni in un periodo in cui, secondo i sondaggi, il 60 per cento della popolazione è a favore della privatizzazione. Questa è stata una lotta controcorrente che ha messo alla prova i leader e i partiti. I lavoratori hanno imparato la lezione sulla necessità di forgiare un sindacato unito e credibile, con leader che credano fermamente nella lotta di classe e nella natura storica obsoleta e reazionaria del sistema capitalistico.
Si tratta di una battuta d’arresto, ma il suo impatto sarà temporaneo e superficiale. L’inerzia prevalente nella società non può durare molto a lungo. Lo sciopero ha dimostrato che anche nei periodi più difficili, i lavoratori possono ribellarsi e combattere il sistema e lo stato. Con lo sciopero possono lasciare a terra gli aerei, fermare i treni, togliere la corrente elettrica, paralizzare lo Stato interrompendo le reti di comunicazione e, in ultima analisi, può fermare tutta la società bloccando le ruote dell’industria e delle istituzioni. Tuttavia, la lezione più importante che i giovani e gli operai possono imparare da questa lotta è che il movimento ha bisogno di una direzione in grado di combattere fino alla fine e di un partito rivoluzionario che possa distruggere il sistema, il suo stato e trasformare la società.

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