28 aprile 2015

Le elezioni in Andalusia e Podemos

Il banco di prova per Podemos parte dalle elezioni regionali tenutesi in Andalusia lo scorso marzo. Podemos, seppur terza forza dopo il Psoe e il Pp, esce rafforzato da questo passaggio elettorale. Teresa Rodriguez, eurodeputata e leader regionale, prende il 15% dei consensi, ponendo su un terreno molto più concreto l’alternativa che da Podemos può porsi al marciume dei partiti tradizionali.
Il Psoe perde la maggioranza assoluta arrivando al 35%, il 4% in meno rispetto le ultime elezioni regionali del 2012, e anche il Pp, che allora prendeva il 40%, crolla al 26%, perdendo mezzo milione di voti. La causa sono le brutali politiche di austerità approvate da Rajoy negli ultimi anni.

Izquierda unida è quella che paga di più e il motivo è da imputarsi alla coalizione stretta con il Psoe negli ultimi tre anni. Il 6,9% è il peggior risultato della sua storia nella regione.

Le feroci misure anti-operaie approvate in Spagna sotto la spada di Damocle del-l’Unione europea hanno solo parzialmente smascherato i due principali partiti. Sotto questo punto di vista, il processo di degenerazione del Pasok in Grecia e la sua alleanza con Nuova democrazia in un governo di unità nazionale, rappresentano uno stadio che in Spagna deve ancora realizzarsi. Infatti, nonostante il ridimensionamento, il Psoe in Andalusia vince con un voto che è in primo luogo una condanna delle politiche di austerità del governo del Pp.

La forte crisi che dal 2008 colpisce la regione andalusa è un elemento che determina il successo di Podemos.

Dall’inizio della recessione in Andalusia si sono persi decine di migliaia di posti di lavoro e il tasso di disoccupazione del 35% è più alto del 10% rispetto a quello nazionale. Il tasso di disoccupazione giovanile tocca il 60% con picchi in alcune zone, come a Cadice, dove il 69% dei giovani non ha lavoro.

Il risultato di Podemos è frutto della crisi, ma sarebbe sbagliato pensare che sia dovuto esclusivamente ad essa. Il programma politico di Podemos fatto di riduzione della settimana di lavoro, diminuzione dell’età pensionabile e della necessità della ristrutturazione del debito è riuscito a connettersi con il sentimento di rabbia espresso dal popolo. In molti tuttavia si aspettavano un risultato ancora superiore. Se Podemos non l’ha raggiunto non è a causa di posizioni troppo radicali, bensì per le ambiguità e l’interclassismo che ancora ne pervadono l’impostazione politica.

Di fronte ad una crisi politica ed economica strutturale come l’attuale non è possibile, per il gruppo dirigente di Podemos, accontentarsi di raccogliere le briciole di un’eventuale redistribuzione. C’è invece la necessità di rompere i legami indissolubili tra l’economia e la grande borghesia agraria, finanziaria e industriale. Per questo motivo Podemos deve andare fino in fondo e non fare alcuna concessione di sorta al governo regionale che dovrà costituirsi.

Il risultato aggregato che raggiungono Podemos e Iu (22% in tutta la regione) è frutto della ricerca di un soggetto di rottura con il passato da parte di tanti giovani e lavoratori. L’Andalusia non è stato che il primo test: da qui fino al prossimo novembre, mese in cui ci saranno le elezioni nazionali, Podemos verrà messa alla prova più volte.

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