19 aprile 2017

Elezioni anticipate in Gran Bretagna – Theresa May lancia il guanto di sfida

“In questo momento di enorme importanza nazionale ci dovrebbe essere una spinta all’unità qui a Westminster, ma invece c’è divisione. Il paese sta serrando le fila, Westminster no.”

Con queste parole il primo ministro Tory, Theresa May, ha annunciato elezioni politiche anticipate per l’8 giugno prossimo e ha chiesto un mandato diretto per traghettare il Regno Unito verso la Brexit, il divorzio con l’UE.

Dopo aver inizialmente escluso elezioni politiche fino al 2020, May ha “solo di recente e con riluttanza”, ha concluso che le elezioni erano l’opzione migliore. “La decisione di fronte al paese sarà tutta rispetto alla leadership del paese”, ha detto May da Downing Street.

In effetti, May ha lanciato il guanto di sfida ai lavoratori della Gran Bretagna. È alla ricerca di una maggioranza più ampia per il governo Tory. Con l’articolo 50 (del Trattato di Lisbona) attivato ed il processo della Brexit in corso, May è determinata a creare un governo forte con cui andare all’attacco della classe operaia, a partire dai settori più poveri.

I Tory vogliono cogliere di sorpresa il paese e aumentare la loro esile maggioranza parlamentare di soli 17 parlamentari, come fece Margaret Thatcher nel 1983, dopo la guerra delle Falkland. Hanno preso coraggio dai sondaggi di opinione pubblicati nel fine settimana di Pasqua che collocano i Tories 21 punti in vantaggio rispetto al Labour.
È anche un tentativo di rafforzare il ruolo personale di May come primo ministro – una posizione in cui si è trovata senza essere eletta, dopo che David Cameron si era dimesso e Andrea Leadsom si era autoesclusa dalle elezioni per la direzione del partito conservatore. Se fosse rimasta in carica fino alla prossima data naturale delle elezioni (in programma nel 2020) senza un voto, sarebbe stato il periodo più lungo in carica per un Primo ministro senza un passaggio elettorale dopo Winston Churchill durante la Seconda Guerra Mondiale.


D
isordini politici all’orizzonte

L’attuale risicata maggioranza per i Tories rendeva sempre più difficile far passare la loro Repeal Bill, (la legge destinata a revocare la giurisdizione delle norme e delle Corti Europee sul Regno Unito, ndt) , senza emendamenti. May si augura che una maggioranza più grande eliminerebbe tali difficoltà.

Altre difficoltà, come il dibattito sulle spese elettorali che ha portato a indagini di polizia rispetto a presunti brogli elettorali nelle elezioni del 2015, potrebbero comodamente scomparire a seguito di una nuova elezione.

Tuttavia, le elezioni politiche portano anche dei rischi per il partito conservatore. Non si può escludere che i Liberal Democratici, che nel 2015 hanno avuto un risultato disastroso, potrebbero riprendersi nelle zone dove il Remain ha prevalso. Ciò potrebbe compromettere il risultato dei Tories in circoscrizioni chiave. Tuttavia, May sta cercando di compensare le eventuali perdite di queste circoscrizioni, conquistando seggi da un partito laburista profondamente diviso, soprattutto nelle zone dove ha vinto il Leave.

Ironia della sorte, May ha escluso un secondo referendum per l’indipendenza in Scozia “dato che i tempi non erano maturi” per decidere sull’autodeterminazione, ma crede sia “il momento giusto” per le elezioni politiche per i propri scopi politici.

Il Partito nazionalista scozzese utilizzerà le elezioni politiche per confermare la sua posizione dominante all’interno della popolazione scozzese a Westminster e per conquistare un nuovo mandato per un voto di indipendenza. Per quanto lo riguarda, la prospettiva di un nuovo e più forte governo Tory a Westminster che porti avanti una “Hard Brexit” fornirà un potente argomento per l’indipendenza.

Mentre Theresa May parla di “un paese che fa fronte comune”, tuttavia, il paese sta cadendo a pezzi. Non solo è la Scozia si allontana dall’Unione,anche l’Irlanda del Nord resta in un grande fermento politico, dopo il fallimento delle trattative da parte dei principali partiti unionisti e nazionalisti per arrivare a un accordo per la gestione comune del potere.

Quale futuro per il Labour?

Nel clima attuale, con i laburisti in grande confusione sulla Brexit, e il boicottaggio permanente dei blairiani, il partito laburista è in una posizione difficile. L’ala destra del partito si frega le mani dalla gioia alla prospettiva di una grande sconfitta per il Labour, anche se temono di perdere le proprie poltrone. Avevano già affilato i coltelli in vista delle elezioni amministrative di maggio, in cui alcuni prevedono che il Labour potrebbe perdere fino a 120 consigli comunali, la metà in Scozia. Per i blairiani, ogni battuta d’arresto sarà vista come un’occasione d’oro per sbarazzarsi di Corbyn e spingere il partito molto più a destra.

Nel corso degli ultimi 12 mesi, il Labour ha faticato nei sondaggi. Di recente, Jeremy Corbyn ha cercato di delineare un’alternativa radicale. Le sue proposte comprendono l’IVA sulle tasse scolastiche private al fine di avere pasti scolastici gratis nelle scuole pubbliche, l’aumento del salario minimo a 10 sterline l’ora dal 2020 e provvedimenti contro le grandi aziende che sono lenti a pagare i loro fornitori. Ha anche avanzato l’idea di una rinazionalizzazione delle ferrovie e la lotta contro l’austerità. Tali politiche hanno un diffuso sostegno trasversale nel partito, con i sondaggi che suggeriscono come tra il 60% e il 70% degli iscritti siano a favore.

Se Corbyn si disfasse del disastroso manifesto del Lavoro del 2015, che era basato su ipotesi di “austerità leggera”, e facesse invece una campagna elettorale sulla base di un programma radicale e assemblee di massa in tutto il paese, si potrebbe capovolgere la situazione.

Naturalmente, Corbyn affronterebbe il sabotaggio dall’ala destra all’interno del partito. “Qualsiasi politica [Corbyn] faccia è probabilmente destinata ad affondare con lui.”, dice un deputato laburista all’opposizione. Con la maggior parte dei suoi parlamentari che si oppongono alla sua leadership e che stanno facendo di tutto per metterlo in cattiva luce, l’impopolarità di Corbyn è una profezia che si autoavvera. Proprio la settimana scorsa l’opposizione di Corbyn all’attacco degli Stati Uniti alla Siria ha portato a nuove spaccature con i parlamentari più navigati, tra cui il suo vice Tom Watson che invece ha sostenuto le azioni di Washington.

“La cosa interessante è quando si effettuano i sondaggi le nostre politiche sono estremamente popolari; allora, che cosa sta impedendo che tutto ciò si traduca in un successo nelle urne?”, Si è chiesto John McDonnell in un’intervista a Sky News. La sua risposta è stata: una mancanza di unità nel partito.

Questo va al cuore della questione. La maggioranza blairiana che domina il gruppo parlamentare laburista è determinata a cacciare Corbyn. La destra controlla anche l’apparato del partito e sta continuamente lavorando per screditare Corbyn e i suoi sostenitori. Nonostante i tentativi di “colpi di stato” contro Corbyn siano falliti, hanno il sostegno della classe dominante e non rinunceranno mai ai loro intenti.

Purtroppo, la sinistra laburista ha pensato di poter scendere a compromessi con la destra in nome dell’ “unità”, ma i blairiani non hanno alcuna intenzione di scendere a patti.

L’unica via da seguire per Corbyn sarebbe quella di basarsi sul sostegno di 500.000 iscritti al partito e condurre una guerra ai blairiani , a cominciare dalla reintroduzione di riselezione obbligatoria dei parlamentari. Questa dovrebbe essere una lotta fino alla morte per il controllo del partito laburista. Sarebbe una fonte di ispirazione per chiunque voglia cambiare la società.

Lottare contro i conservatori con un programma socialista

Oggi, di fronte alle elezioni politiche, Jeremy Corbyn deve affrontare una strada in salita. É necessaria una campagna audace per affrontare i media capitalisti, i Tories, e l’ala destra del partito. Questo è precisamente ciò Mélenchon ha fatto in Francia, e partendo dagli ultimi posti nei sondaggi oggi ha una seria possibilità di vincere le elezioni presidenziali in Francia è ciò che Bernie Sanders aveva fatto negli Stati Uniti, prima dell’appoggio a Clinton, dove aveva promesso una rivoluzione politica contro la classe dei miliardari. Una posizione radicale e combattiva, combinata a manifestazioni di massa e a un movimento di base di massa, ha portato Sanders e Melenchon a godere di un sostegno enorme da parte dei lavoratori e dei giovani in particolare. Questa è la lezione chiave per Corbyn e per la sinistra britannica.

Naturalmente, come stiamo vedendo in tutto il mondo oggi, le cose possono cambiare rapidamente nel giro di poche settimane o mesi. Nessun risultato elettorale è mai assicurato in anticipo, come abbiamo già visto. Nonostante il loro vantaggio nei sondaggi, i Tories sono essi stessi divisi e sono visti come il partito di austerità. Esiste un ambiente anti-establishment all’interno della società britannica – e ovunque a livello internazionale – che è alla ricerca di un’espressione. Se Corbyn presentasse una chiara alternativa, sulla base dell’attacco allo status quo, allora il distacco nei sondaggi potrebbe ridursi.

Nonostante i sondaggi, tutto è ancora in gioco per Corbyn. Noi combatteremo strenuamente per una vittoria laburista contro iTories e il loro governo dei ricchi, per i ricchi, dai ricchi. Ma bisogna anche dire la verità. Nel bel mezzo di una profonda crisi del capitalismo, il Labour non deve cercare di rattoppare un sistema screditato, ma portare avanti un vero e proprio programma socialista che la faccia finita con il capitalismo e tutti i suoi mali.

Qualunque cosa accada, la lotta non finirà e il cammino sarà lungo. Un’elezione è solo un’istantanea di una situazione in movimento. La Gran Bretagna sta affrontando una profonda crisi. Anche se i Tories vincessero queste elezioni, le istituzioni e il sistema economico marcio saranno sempre più odiate. Sempre più si cercherà una via d’uscita da questo incubo e si tornerà a lottare. Solo una trasformazione rivoluzionaria della società sarà in grado di offrire una via d’uscita.

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