24 novembre 2017

Daspo urbano a Bologna – Oggi i clochard, domani chi protesta!

Le istituzioni bolognesi sono in preda ad un accanimento repressivo che non risparmia nessuno e che impone legge ed ordine per difendere la città-vetrina, ad uso e consumo di chi può permettersela economicamente.

Le vittime questa volta sono state una decina di senza tetto, colpevoli di dormire sotto un portico a qualche centinaio di metri dalla stazione centrale. Uno spiegamento ingente di Polizia Municipale e Polizia di Stato si è accanito, espellendole di fatto dalla città, contro persone che avevano come unica colpa quella di essere economicamente più sfortunate.

Il comune di Bologna, inoltre, mente sapendo di mentire. Nella sua nota scrive “Le persone sanzionate e cui è stato notificato il Daspo urbano erano sdraiate su materassi e accerchiate da numerose masserizie, impedendo di fatto la fruizione del passaggio pedonale nelle vicinanze di infrastrutture ferroviarie.”. Tutto ciò è semplicemente falso. Mai queste persone avevano ostruito il passaggio sotto al portico, ampissimo, con la loro presenza, ma probabilmente si saranno sentiti disturbati i clienti degli hotel pluristellati che si trovano sotto al portico stesso e avranno trovato inaccettabile che qualcuno gli mettesse sotto al naso la povertà su cui edificano le loro ricchezze. Ancora una volta si dimostra come la scelta politica sia quella di far la guerra ai poveri piuttosto che alla povertà.

La vera immagine del degrado, a Bologna come in ogni altra città d’Italia, sono le decine di migliaia di case sfitte e abbandonate all’incuria: se sul serio si vuol combattere la povertà si requisisca questo gigantesco patrimonio inutilizzato e lo si metta a disposizione delle fasce più povere della popolazione.

Il provvedimento del Daspo Urbano, usato per la prima volta a Bologna in questa lugubre retata anti-poveri, è uno strumento reazionario e barbaro, figlio del decreto Minniti. Se il progetto iniziale di Daspo si poneva il fantomatico obiettivo di controllare le tifoserie violente, Con il decreto Minniti, votato da una larga maggioranza parlamentare comprendente PD, Forza italia e i Bersaniani, il prefetto può disporre l’allontanamento per un periodo tra sei mesi a due anni a chi “ponga in essere condotte che limitano la libera accessibilità e fruizione” di infrastrutture di trasporto o in “aree urbane su cui insistono musei, aree e parchi archeologici, complessi monumentali o altri istituti e luoghi della cultura interessati da consistenti flussi turistici, ovvero adibite a verde pubblico”.

Queste definizioni, generiche e vastissime, fanno si che la misura del Daspo che in questi giorni è stata usata contro alcuni clochard possa essere facilmente utilizzata contro qualunque attivista politico, studente o lavoratore che nella lotta in difesa dei propri diritti occupi una strada, presidi una piazza o faccia un’assemblea in uno spazio pubblico. Per questo motivo è essenziale che il movimento dei lavoratori si ponga l’obiettivo di scardinare con la lotta questo provvedimento liberticida, mettendosi alla testa di una grande mobilitazione in difesa delle libertà democratiche e sociali.

Articoli correlati

#RIAPRIAMOLABAS: chi si accontenta gode?

Sabato 9 settembre circa 10.000 persone sono scese in piazza a Bologna contro lo sgombero del centro sociale Làbas, avvenuto l’8 agosto. Una risposta imponente alla repressione e all’arroganza della giunta Merola e della polizia. Già dalle prime ore dopo lo sgombero la solidarietà era dilagata facendo vacillare la giunta. Infatti, prima il sindaco Merola ha preso le distanze dallo sgombero poi ha promesso uno spazio alternativo (tra un anno) e nel frattempo si è scagliato contro Arci, Anpi, Cgil e Fiom per aver promosso un appello in difesa del centro sociale.

Bologna, basta sfratti! Piena solidarietà alle famiglie di via Gandusio e al Circolo Arci Guernelli!

Il Circolo Arci Guernelli, luogo di ritrovo e socialità in cui noi e tanti altri gruppi politici e associazioni culturali abbiamo trovato ospitalità in questi anni è stato vittima di un’azione repressiva ingiustificabile.