25 novembre 2015

Contro lo stato d’emergenza! No alla sospensione unilaterale della lotta di classe!

Decidendo per il prolungamento dello stato d’emergenza di altri tre mesi e inasprendo ancora di più questo regime d’eccezione, il Parlamento e il Governo pensano di contribuire alla “sicurezza” dei cittadini e del nostro paese. Niente di tutto ciò si sta verificando.

Nessun regime autoritario, anche il più severo, sarà mai una garanzia efficace contro dei fanatici, determinati a fare il massimo delle vittime con il minimo delle risorse e pronti a morire durante le loro azioni criminali. Come segnalano gli specialisti sulla questione, le leggi sino ad oggi esistenti forniscono già al sistema giudiziario e alle forze di polizia tutte le informazioni per intervenire contro la preparazione stessa delle azioni terroristiche. Gli stessi specialisti sottolineano la mancanza di mezzi necessari alle indagini su individui e gruppi sospetti, al punto che spesso indizi certi e pedinamenti vengono abbandonati senza un vero motivo.

Le disposizioni dello stato d’emergenza non risolvono nessuno di questi problemi. Ad esempio, il governo come intende regolare l’armamento della polizia oltre l’orario di servizio, ma soprattutto è utile a colmare le lacune del sistema di sicurezza? Assolutamente no. Tuttavia, questo aumenterà la possibilità che si verifichino abusi di potere da parte delle forze dell’ordine, che saranno immediatamente giustificati invocando il principio di legittima difesa. Allo stesso modo, non pensiamo che la minaccia della “perdita della cittadinanza” possa essere un deterrente per terroristi: la cittadinanza post mortem è l’ultimo dei loro problemi. Questo provvedimento non ha niente a che vedere con la lotta al terrorismo; si tratta di velata propaganda razzista e nient’altro.

Ad ogni modo il problema non è riducibile ai mezzi di cui dispongono le forze speciali antiterrorismo. La questione di fondo da porre è: perché un certo numero di giovani francesi cade nella follia criminale del fondamentalismo islamico? Se il governo non si sofferma su questa domanda è solo perché esso stesso è colpito dalla risposta, come lo sono tra l’altro i governi precedenti. In effetti, le cause fondamentali di questo fenomeno sono, in primo luogo, la miseria, la disoccupazione, il razzismo e le innumerevoli discriminazioni che i giovani e i lavoratori subiscono nelle periferie più degradate delle città francesi; in secondo luogo, la grande rabbia che suscitano queste cose, in questi stessi quartieri, gli interventi criminali delle grandi potenze imperialiste, Francia compresa, In Medio Oriente e in Africa, negli ultimi decenni; in terzo luogo, da troppo tempo ormai la direzione dei partiti della sinistra è incapace di offrire un’alternativa rivoluzionaria al capitalismo in crisi e alle sue avventure imperialiste.

Un’arma contro il movimento operaio

Il testo sullo stato d’emergenza adottato dal Parlamento accentua considerevolmente il potere dei Prefetti che, com’è noto, sono nominati dal governo. Come durante le rivolte del 2005 nelle periferie parigine, loro possono instaurare il coprifuoco, interrompere la libera circolazione delle persone, ma anche di impedire la permanenza in un dato territorio in cui de «chiunque cerchi di ostacolare, in qualunque modo, l’azione della autorità pubblica», formulazione molto generica e quindi potrà essere applicata agli attivisti nel movimento operaio. Questi poteri speciali sono applicabili al singolo individuo come a gruppi di persone. Altre disposizioni evidenziano la potenziale minaccia ai nostri diritti democratici: perquisizioni senza mandato da parte delle autorità giudiziarie, appostamenti presso la residenza di presunti soggetti pericolosi, limitazione del diritto di riunione e all’attività sindacale… Concretamente, il governo e i prefetti si procurano i mezzi per sospendere ogni attività, non solo quella potenziale dei terroristi, ma anche quella delle organizzazioni politiche, sindacali o associative che non hanno nulla a che vedere con il fondamentalismo islamico.

L’obiettivo reale del prolungamento e del rafforzamento dello stato d’emergenza non è quello che il governo dichiara pubblicamente. Lo stesso vale per la riforma costituzionale appena annunciata. Non è affatto una questione di “sicurezza”, ma soltanto un cinico pretesto. Il governo, la destra e la classe dominante si approfittano dello stato emotivo della gente e della paura causata dagli attentati per impedire la mobilitazione dei lavoratori contro le politiche d’austerità e le contro-riforme, per rinforzare le tendenze razziste e reazionarie presenti nella società, per rafforzare l’apparato repressivo dello Stato, per legittimare gli interventi militari dell’imperialismo francese, de infine per porre in essere dispositivi legislativi che, in futuro, potranno essere utilizzati contro il movimento operaio, le sue organizzazioni e i suoi militanti.

Inoltre il governo Hollande, che era arrivato al minimo dei suoi consensi, cerca di recuperare su questo terreno. Non mancano secondi fini elettorali nella retorica bellicosa e securitaria utilizzata dal primo ministro Manuel Valls e dalla sua maggioranza. Detto questo, dubitiamo che riescano nel loro intento. Il solo a beneficiare di questa retorica e da questa situazione sarà ancora una volta il Front National.

Il fallimento dei parlamentari del Partito Comunista Francese

In questo contesto, il voto dei deputati del PCF a favore del testo di legge, nell’Assemblea nazionale, è stato un errore grossolano, che ha suscitato l’indignazione di numerosi militanti di base. Durante la sua dichiarazione di voto all’Assemblea nazionale, il deputato del PCF André Chassaigne ha ripreso molte delle fallaci argomentazioni del governo, esprimendo qualche inquietudine e turbamento interiore, dispiaciuto per la miseria e le guerre nel mondo, dopo di che ha fatto appello per il voto al testo del governo. Il suo discorso era saturo di ipocriti eufemismi, degno della migliore scuola della burocrazia del PCF, tutto per non offendere i dirigenti del Partito Socialista (per non compromettere future alleanze elettorali). Per esemprio, Chassaigne ha criticato «le incongruenze della politica francese in Medio Oriente», sanza precisazioni. Possiamo parlare solo di “incongruenze” dell’imperialismo francese? Evidentemente no! Un deputato comunista degno di questo nome avrebbe dovuto chiaramente fustigare il governo con fatti e cifre precise, sulle azioni criminali dell’imperialismo francese negli ultimi decenni, sui suoi legami con le monarchie del Golfo, che armano e finanziano il terrorismo, e anche sul suo sostegno diretto e indiretto dei djihadisti cosiddetti “moderati” in Siria, in Libano, etc.

All’Assemblea nazionale solo tre socialisti e tre verdi hanno votato contro il testo di legge. Il giorno dopo, al Senato, lo stesso testo è stato adottato senza nemmeno un voto contrario. Su 19 senatori del gruppo Comunista, Repubblicano e Cittadino, 8 hanno votato a favore e 11 si sono astenuti. L’astensione non è certo meno grave del voto a favore. Ma è chiaramente nello stile “ragionevole” e “conciliante” degli istituzionali del PCF.

Segnaliamo che il Parti de Gauche (Partito della Sinistra) di Jean-Luc Mélenchon, che non ha né deputati né senatori, si dichiara contro il prolungamento e il rafforzamento dello Stato d’emergenza. Pur non condividendo le posizioni prese da Mélenchon dopo gli attentati, è evidente che queste ultime dichiarazioni, in particolare sul ruolo dell’imperialismo francese, rompono con l’umanitarismo e con il pacifismo vuoto, astratto e ipocrita dei dirigenti del PCF. Ancora una volta, questi rappresentano la destra del Front de Gauche (Fronte della Sinistra, formato dal PCF, PDG e altre forze di sinistra alle ultime elezioni presidenziali).

I limiti della democrazia capitalista

Quest’esperienza servirà a far prendere coscienza al movimento operaio rispetto alla vera natura della democrazia sotto il capitalismo. Che prenda la forma di una monarchia reazionaria come in Arabia Saudita, o d’una repubblica dai “valori progressisti” come in Francia, in ogni caso lo Stato borghese serve a garantire lo sfruttamento capitalistico.

L’attaccamento dai giovani e dai lavoratori verso le idee di uguaglianza e di libertà è naturale. Queste idee esprimono le loro aspirazioni, ma non la realtà della Repubblica francese, che è una società diseguale, basata sullo sfruttamento di una classe sull’altra. Allo stesso modo, i nostri diritti e le libertà democratiche non sono garantite per sempre; sono stati conquistati con la lotta e, in determinate circostanze, la classe dominante può riprendersele. Questo è il motivo per cui “l’unità nazionale”, anche in nome della democrazia e dei “valori fondamentali”, deve essere fermamente respinta perché disarma i lavoratori e rafforza il ruolo dei partiti borghesi.

Dalle parole ai fatti!

Grazie allo stato d’emergenza, numerose manifestazioni in programma per i prossimi giorni e le prossime settimane sono state ufficialmente vietate dal governo. Questo è inaccettabile e rappresenta una serio avvertimento a tutto il movimento operaio. Non si può più accettare questa sospensione unilaterale della lotta di classe, poiché il padronato e il governo hanno tutte le buone intenzioni per proseguire con i loro attacchi e le loro controriforme, presto vedremo come approfitteranno della situazione. Questo si è già verificato con le manovre dello scorso Gennaio, subito dopo i fatti di Charlie Hebdo.

All’inizio, la direzione della CGT ha reagito agli attentati del 13 Novembre con dei comunicati piuttosto pacati. Ma nel suo comunicato stampa del 18 Novembre, il sindacato chiama i lavoratori a mobilitarsi per la giornata del 2 dicembre, scrivendo: «non essendoci nessuna tregua nel portare avanti attacchi al mondo del lavoro, non ci sarà nessuna tregua nell’attività sindacale per il progresso sociale».

Questa presa di posizione fa seguito a numerose dichiarazioni di strutture locali della CGT contro  “l’unità nazionale”, contro le sanguinarie avventure dell’imperialismo francese e contro la limitazione dei nostri diritti democratici. Per esempio, l’Unione Dipartimentale della CGT di Seine Maritime il 16 Novembre dichiara: «noi ci opponiamo all’istaurazione dello stato d’emergenza rispetto ai suoi contenuti contro i i lavoratori e le levoratrici nei termini delle libertà fondamentali e dei diritti sindacali […] Con i nuovi provvedimenti in materia di intelligence, nous rileviamo l’aumento della vigilanza su molte persone, tra cui giornalisti e sindacalisti. […] Non possiamo ignorare la responsabilità del governo francese e delle principali potenze mondiali rispetto alla situazione del vicino e Medio Oriente. Per mantenere un dominio economico imperialista, con l’obiettivo di trovare risorse energetiche a buon mercato, e arricchendo le multinazionali delle armi, i paesi più ricchi hanno sempre investito nei conflitti armati invece di lottare per la democrazia e contro le ineguaglianze».

Adesso, la direzione confederale della CGT deve passare dalle parole ai fatti. Alcune lotte notoriamente importanti sono in corso, contro la riforma della sanità, contro la riforma dei collèges (scuole medie), contro il nuovo piano di licenziamenti di Air France e le scandalose sanzioni che colpiscono i lavoratori di questa impresa. L’intero movimento operaio deve mobilitarsi e lottare adesso per costruire domani una mobilitazione generale contro l’insieme delle politiche antisociali e imperialiste del governo. Il modo migliore per difendere i nostri diritti democratici è la lotta stessa, combinata con l’obbligo di abrogare la legge che estende e e rafforza lo stato d’emergenza. Gli attivisti comunisti dovrebbero fare pressione sulla direzione del PCF, per sostituire quest’ultima al più presto. Il Front de Gauche deve offrire un’alternativa rivoluzionaria al capitalismo in crisi, che in ultima analisi è la causa principale sia della barbarie imperialista e che di quella terrorista.

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