15 marzo 2017

Cile -Sciopero ad oltranza nella miniera più grande di rame più grande del mondo

46 anni fa, durante il governo di Salvador Allende, il Parlamento cileno votò all’unanimità per la nazionalizzazione del rame cileno. Durante la dittatura sanguinaria di Pinochet, si aprì la strada per gli investimenti esteri, che in realtà oggi si appropriano di più di due terzi dei profitti prodotti dalla sfruttamento di questa risorsa e da chi la lavora. Tuttavia, ciò che resta costituisce ancora il 13% del PIL del Cile, ed è stato chiamato ‘lo stipendio del Cile’. Mentre l’azienda di Stato CODELCO è il più grande estrattore di rame del mondo, la più grande miniera di superficie per la produzione di rame nel mondo è Minera Escondida, controllata da BHP Billiton.

2.500 lavoratori del Sindicato No 1 hanno iniziato uno sciopero ad oltranza, che è cominciato lo scorso 7 febbraio, più di un mese fa. Stanno lottando contro l’offensiva della multinazionale anglo-australiana, che vuole cancellare i bonus precedentemente concordati, ridurre i salari del 14% e tagliare le pause, sia durante che al di fuori della giornata di lavoro. Tutto questo per ottenere maggiori profitti, denuncia Carlos Allende, portavoce del sindacato. I lavoratori chiedono un aumento salariale del 7%, così come un indennità di sciopero di 25 milioni di pesos, bonus uguali tra lavoratori nuovi e anziani, e, naturalmente, come base minima per sedersi al tavolo di trattativa, il mantenimento degli accordi stipulati in precedenza. Lo sciopero è stato votato dal 99% dei lavoratori e già supera come durata lo sciopero storico del 2006. I minatori si sono accampati nel deserto, a oltre 3.000 metri sul livello del mare, facendo turni sette giorni su sette per portare avanti lo sciopero che, minacciano, potrebbe durare almeno 60 giorni. Già aver superato un mese di sciopero è un risultato importante, perché da questo momento dalla legge all’azienda è consentito offrire contratti individuali ai lavoratori, come tattica per spezzare lo sciopero. Tuttavia, il morale e l’unità tra i lavoratori rimangono alti.


Minera Escondida produce 1.200.000 tonnellate di rame all’anno, l’importanza economica della lotta è evidente. Due mesi di sciopero porterebbero a una perdita di circa un miliardo di dollari. Allo stesso tempo,
lo sciopero indica la strada per le mobilitazioni future in vista della contrattazione collettiva dello stesso settore che è in programma per quest’anno. Tutto questo in un contesto di licenziamenti di massa nella zona, che negli ultimi anni ha subito gli effetti della decelerazione economica cinese (la Cina è il principale acquirente del rame), così come la determinazione arbitraria del prezzo nel concentrato di rame al mercato delle materie prime, nonchè la disponibilità insufficiente a fondere in Cile questo concentrato di rame raffinato (una disponibilità che negli ultimi dieci anni è invece aumentata in Cina in base al consumo di concentrato di rame cileno). Nonostante questi fattori, il periodo immediatamente precedente allo sciopero ha visto una stabilizzazione del prezzo del rame, causata dalla elezione di Trump e da un aumento del consumo da parte della Cina.

I più colpiti dalla crisi del settore sono i lavoratori delle imprese in subappalto, più esposti ai licenziamenti e alla legislazione sul lavoro antioperaia ereditata dalla dittatura. In questo senso, lo sciopero ad Escondida è una testa di ponte chiave prima che entri in vigore la riforma del lavoro cucinata congiuntamente dalla destra e Nueva Mayoría al governo (una coalizione che raggruppa dalla Democrazia cristiana, passando per il Partito socialista, fino al partito comunista). Tra le altre cose, il nuovo codice del lavoro permette all’azienda, se i lavoratori in subappalto entrano in sciopero, di contattare un’altra società per fornire gli stessi servizi, in effetti si legalizza il crumiraggio per spezzare gli scioperi. Questo è un punto critico da tenere a mente nella presente mobilitazione a Minera Escondida. L’azienda ha già cercato di portare gruppi di lavoratori delle imprese in subappalto da utilizzare come crumiri, e accusa i lavoratori in sciopero di non permettere ai crumiri di accedere alla miniera. Questa è il cuneo che i padroni cercano di utilizzare per mettere i due gruppi di lavoratori uno contro l’altro.

La società ha già creato parecchie cortine fumogene per distrarre l’attenzione dei lavoratori in sciopero. Si sono susseguite voci ripetute di colloqui tra la Direzione del lavoro – un organo di mediazione all’interno del Ministero del lavoro – e il sindacato per arrivare a una rapida risoluzione del conflitto e screditare i lavoratori davanti all’intero paese. Nel frattempo, il ministro delle Miniere, Aurora Williams, si è recata a Toronto presso il PDAC 2017, una fiera dell’industria del settore minerario, la più grande del mondo nel suo genere, e ha cercato di “vendere” il tasso di sfruttamento in Cile con il marchio di un Paese che “possiede una sistema giuridico che fornisce sicurezza e stabilità per gli investitori privati ​​e stranieri … una riforma fiscale responsabile volta a un miglioramento del finanziamento del sistema educativo e al miglioramento dei rapporti di lavoro “

Ma l’industria del rame è per tradizione un punto focale della lotta di classe in Cile.

L’industria del rame e i lavoratori del settore hanno giocato un ruolo importante in tutte le lotte più importanti. Dalla lotta degli studenti del 2011 per l’istruzione gratuita alla lotta per la fine del sistema di pensioni privato (un altro lascito della dittatura) la questione del rame è sempre stata presente. “Il rame è nostro” affermano i lavoratori che si stanno scontrando con le multinazionali, “Il rame per finanziare l’istruzione” ripetono gli studenti e i lavoratori nei cortei. Avanza una consapevolezza chiara della necessità di collegare le rivendicazioni specifiche dei diversi settori in lotta con la nazionalizzazione del rame.

Il vero scandalo è che anche lo “stipendio del Cile”, vale a dire quella parte dell’industria mineraria di proprietà dello stato, è appannaggio delle Forze armate e dei Carabineros, che ottengono liquidazioni e trattamenti pensionistici molto più alti di coloro che vanno in pensione con il sistema privato. Sono gli stessi che reprimono la classe operaia. Sono i responsabili dell’omicidio di Nelson Quichillao, lavoratore in subappalto, durante l’occupazione della miniera El Salvador nel 2015. Sono coloro che hanno assassinato lo studente Manuel Gutierrez nel 2011; quelli che perseguitano torturano, e ammazzano il popolo Mapuche. La lista sarebbe troppo lunga. Lo “stipendio del Cile” è accaparrato dall’apparato dello Stato capitalista che opprime la classe operaia.”

La sciopero a Minera Escondida non può essere considerato come una vertenza sindacale isolata, ma come uno scontro cruciale per tutta la classe operaia e per la gioventù cilena. Questo sciopero deve fare proprio lo slogan :“Il rame è nostro” che risale alla lotta eroica delle miniere di Salnitro di un secolo fa. La classe lavoratrice cilena deve considerare lo sciopero di Minera Escondida come il proprio e fornire ad esso totale appoggio. I lavoratori e i giovani devono mobilitarsi a livello nazionale per esigere che le rivendicazioni dei minatori siano accolte. In aggiunta, dobbiamo portare avanti la rivendicazione della nazionalizzazione dell’industria del rame sotto controllo operaio, senza indennizzo per le grandi multinazionali.

Vittoria ai minatori di Minera Escondida! Perchè vengano accolte tutte le loro richieste!

Rinazionalizzare l’industria del rame sotto controllo operaio!

Il rame per finanziare l’Istruzione!

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