28 settembre 2017

C’è stupro e stupro?

Stupro di Rimini, prime indiscrezioni: le quattro belve sarebbero immigrati ‘integrati’”

(Il Secolo d’Italia, 31 agosto 2017)

Le bestie in azione. Stupro di Rimini. I verbali dell’orrore

(LiberoTv, 6 settembre 2017)

Una storia ancora oscura, strampalata, piena di dubbi e contraddizioni, messaggera di verità o di menzogna e che rischia di gettare ombre e fango su un’istituzione, i carabinieri, simbolo di legalità e giustizia.

(Corriere della sera, 7 settembre 2017, sui due carabinieri indagati per stupro a Firenze)

Non si può neppure dimenticare che tutte le studentesse americane in Italia sono assicurate per lo stupro, e a Firenze su 150-200 denunce all’anno il 90% risulta falso.

(Il secolo XIX, 9 settembre 2017, notizia poi rivelatasi una bufala)

Pare che non tutti gli stupri siano uguali, le cronache delle violenze avvenute nelle ultime settimane dell’estate ce lo hanno sbattuto in faccia senza vergogna: se a Rimini una turista polacca e una trans vengono violentate da degli immigrati, i carnefici sono delle “belve”, se due studentesse americane a Firenze vengono stuprate da dei carabinieri la violenza è “presunta”, anzi, potrebbe essere una montatura per tirarci su dei soldi.

Che la destra sulla vicenda di Rimini tornasse alla carica con il binomio “immigrati-stupri” era prevedibile come Natale che cade il 25 dicembre, non importa che la strumentalità di questo accostamento sia smascherata da tutte le statistiche. Ci basta qui citare l’ultima indagine pubblicata dall’Istat che, manco a farlo apposta, si riferisce al 2014, anno di picco degli sbarchi di immigrati: il 62,7% degli stupri sono compiuti da partner o ex partner, il 4,6% da sconosciuti. Allo stesso modo era prevedibile l’ipocrisia del Pd, con la Boschi che pensa di cavarsela con un “non farei facili connessioni tra il tema migranti e il tema stupri” (Corriere della sera, 7 settembre 2017), mentre al resto ci pensano Minniti e Orlando.

Ma se con il facile capro espiatorio dell’immigrazione gli stupri di Rimini, e poi di un’anziana a Milano, rimanevano su un terreno rassicurante per le rispettabili istituzioni di questo paese e i loro lacchè mediatici, la vicenda di Firenze ha mandato tutti un po’ fuori di testa e in tanti, troppi, hanno perso un’occasione per tacere. Nardella (sindaco Pd di Firenze) che ha puntato il dito contro lo “sballo”, mentre, ancora più candidamente, per il senatore verdiniano D’Anna lo stupro è un “istinto primordiale” e la “donna porta con sé l’idea della preda”. La sostanza è sempre la stessa: se la sono andata a cercare. La Boschi, tra un red carpet e una festa dell’Unità, è riuscita a dire la stessa cosa con il suo immancabile bon ton: “Se venisse confermata la tesi delle ragazze americane (se! – Nda), si tratterebbe di un fatto gravissimo e ignobile”, già, se…

E c’è stato anche chi, come Fubini, che sul Corriere della sera (13 settembre 2017) ne ha approfittato per perorare la causa delle liberalizzazioni e nello specifico di Uber, vessato dalle denunce dei tassisti: “Avesse funzionato, alle due americane sarebbe bastato un tocco sullo smartphone per andare a dormire sane e salve”.

La nausea per tutto quello che abbiamo dovuto leggere e ascoltare è davvero tanta, ma tutto questo schifo un merito ce l’ha: il re è nudo, sulla questione della violenza sulle donne non c’è nulla che possiamo aspettarci da lorsignori e signore che non trasudi ipocrisia.

Sempre la Boschi, con la sua bella delega alle pari opportunità, si accinge a lavorare ad un piano anti-violenza fatto di “azioni concrete”: “criteri prioritari nell’assegnazione delle case popolari”, “un lavoro serio con i sindacati per le donne abusate sul lavoro”, “ambiente dedicato e personale qualificato al pronto soccorso” (Corriere della sera, 7 settembre 2017). Ci viene da chiedere a lei e a tutte le signore che siedono sugli scranni del governo: ma non vi vergognate a parlare di “azioni concrete”, di “autonomia” contro “la violenza economica”, mentre la vostra firma suggella il Jobs act, la “buona scuola”, i continui tagli allo stato sociale?

Queste sono le sole azioni concrete che possiamo aspettarci da voi, azioni che attaccano frontalmente le condizioni dei lavoratori e doppiamente delle lavoratrici. Potete anche risparmiarvi la vostra finta indignazione. Se voi potete scegliere tra considerarci vittime o puttane a seconda di cosa è più congeniale alle generalità dello stupratore, noi possiamo scegliere tra l’essere semplici sfruttate o, una volta di più nella storia, le rivoluzionarie che questo sistema lo combatteranno fino alla fine.

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