19 dicembre 2017

Catalogna: il 21 dicembre lottiamo contro l’articolo 155 e il regime del 1978 – Repubblica, socialismo, internazionalismo

Questa dichiarazione è stata redatta dai compagni della sezione Catalana della Tendenza Marxista Internazionale, Revoluciò.
Sottolinea l’appoggio dei nostri compagni in Catalogna per la CUP nelle elezioni regionali catalane “illegittime e imposte”del 21 dicembre, per minare il regime del ’78, e traccia gli obiettivi da raggiungere per il movimento per una Repubblica Catalana.

Siamo di fronte a elezioni che, come diciamo nella CUP, sono illegittime e imposte all’interno del quadro repressivo e autoritario dell’articolo 155 [intervento dello Stato spagnolo contro le istituzioni catalane]. Si svolgono dopo settimane di incarcerazioni e intimidazioni e dopo le violenze senza precedenti della polizia il primo ottobre [giorno del referendum sull’indipendenza]. Questa repressione non ha riguardato solo i leader di JxSí [la coalizione di governo catalana Uniti per il Sì] e dell’ANC [Assemblea nazionale catalana] e Òmnium, che rappresentano i casi più visibili e drammatici, ma anche più in generale lo schieramento che sostiene la sovranità della Catalogna e le istituzioni della Generalitat [governo catalano].
È stata messo in molto una valanga di accuse e minacce con l’intento di creare un clima di paura. Lo Stato si è basato sulla mobilitazione nazionalista spagnola e sull’isteria in Catalogna e oltre, dando ossigeno ai gruppi fascisti e creando un’atmosfera di sciovinismo. Stiamo parlando di una azione decisa da parte di tutto il regime del 1978, il governo, il PSOE e Ciudadanos, la magistratura, la monarchia, i mass media borghesi, le organizzazioni dei padroni (catalani e spagnoli) e così via. In questa situazione, il campo della sovranità catalana affronterà ogni sorta di ostacolo e impedimento che renderanno queste elezioni una battaglia impari. L’eccezionalità del momento è riassunta dal fatto che i capolista delle liste elettorali dei due principali partiti indipendentisti sono in prigione o in esilio. Di nuovo, questo mostra la vera natura del regime del 1978 e della costituzione spagnola: repressiva, ostile al diritto all’autodeterminazione e alla libertà in generale, e al servizio di élite corrotte e reazionarie.

Come molti compagni nella CUP, pensiamo che sarebbe stato meglio boicottare queste elezioni, perché sono assolutamente illegittime, calpestano il mandato del primo ottobre e si svolgono in condizioni di repressione. Soprattutto, pensiamo che un boicottaggio massiccio e ben organizzato avrebbe minato l’autorità dello stato in Catalogna (e oltre) e rafforzato la lotta per la repubblica sull’unica base efficace che può essere intrapresa: la disobbedienza. Tuttavia, la decisione di ERC e del PDeCAT di partecipare ci costringe a partecipare a questa campagna. Quindi, una vittoria delle liste indipendentiste sarebbe un duro colpo contro lo sciovinismo reazionario spagnolo, contro il governo del PP e contro l’intero regime. L’obiettivo è quindi un’ampia vittoria del campo indipendentista e al suo interno, un rafforzamento dell’unica forza più conseguentemente coerente e di quella che sta più a sinistra: la CUP.

Tuttavia, dobbiamo avvertire che una vittoria del campo indipendentista non è sufficiente per raggiungere la repubblica che vogliamo. La lezione più importante degli ultimi mesi è che lo Stato spagnolo non rinuncerà al proprio proposito di schiacciare il diritto all’autodeterminazione, con l’appoggio esplicito e attivo delle grandi imprese spagnole, catalane e straniere, nonché di quelle dell’imperialista Unione Europea. Il nemico è forte e spietato. Possiamo combatterlo solo con metodi rivoluzionari: con la mobilitazione nelle strade e nei luoghi di lavoro, con la disobbedienza di massa e con una lotta audace e uno spirito di sacrificio, e il coraggio di rompere con il regime del 1978 e il sistema capitalista e imperialista che lo sostiene.
Nello stato spagnolo, il diritto all’autodeterminazione è un compito rivoluzionario. In effetti, le grandi vittorie di questo autunno non sono stato merito della Generalitat, ma delle lotte di massa: il 20 settembre, il primo e 3 ottobre, l’8 novembre, attraverso scioperi, occupazioni, azioni dirette e boicottaggio, picchetti di massa e organizzazione dal basso con i CDR [Comitati per la difesa della Repubblica]. Questa è la via da seguire. E va detto che un compito rivoluzionario richiede una direzione politica rivoluzionaria, con radici profonde nella classe più rivoluzionaria della società, la classe operaia.

L’egemonia politica di JxSí nel movimento e, soprattutto, del PDeCAT, rappresenta un ostacolo per la lotta per la Repubblica catalana. Sebbene esprimiamo la nostra solidarietà contro la repressione che hanno subito, è necessario dire che hanno mostrato incoerenza e indecisione, che hanno indebolito il movimento di massa. Ora, si sono presentati in queste elezioni senza alcuna strategia, affermando che rispetteranno l’articolo 155 e abbandoneranno la strada dell’unilateralismo. Chi può davvero pensare, dopo tutto quello che è successo, che lo Stato spagnolo (o l’UE) negoziarà con il campo indipendentista? L’incoerenza del PDeCAT e l’ERC non è accidentale o una caratteristica casuale: riflette il loro carattere borghese e piccolo borghese.

La CUP è stato il partito più fermo e coerente negli ultimi mesi nella lotta per l’autodeterminazione, spiegando correttamente che la Repubblica poteva essere ottenuta solo attraverso la disobbedienza e collegandola alla rottura con il regime del 1978 e alla lotta per i diritti sociali . Il compito della CUP è conquistare l’egemonia del movimento e dotarlo del carattere rivoluzionario di cui ha bisogno per avere successo. Questo obiettivo è stato ostacolato dall’atteggiamento temporeggiatore dimostrato dai nostri leader. In passato, la CUP non è stata abbastanza coerente nel prendere le distanze da JxSí (incluso il fatto che ha votato per il loro budget di austerità), e nei momenti critici non si è differenziata chiaramente con slogan alternativi che potessero offrire una via da seguire. Ciò spiega anche la relativa stagnazione della CUP nei sondaggi: la mancanza di una critica coerente del “processismo” [l’idea che questo sia un processo senza fine che non raggiunge mai un punto di rottura] legittima questa logica e dà forza ai partiti che difendono maggiormente questo approccio, il PDeCAT (ora JuntsxCat) e, soprattutto, l’ERC, mentre agli occhi di molti sostenitori dell’indipendenza, la CUP appare come un fastidio o un ostacolo. Dal nostro punto di vista, è necessario spiegare pazientemente che il PDeCAT e i settori più codardi dell’ERC sono un freno per il movimento e che, per il loro carattere di classe, non sono in grado di condurre la battaglia necessaria per ottenere l’indipendenza. L’esito dell’assemblea [del CUP] a Granollers, in cui i membri hanno rifiutato una lista unitaria con ERC e PDeCAT, è molto positiva. Questa linea di condotta deve essere concretizzata e approfondita. Ciò di cui c’è bisogno è un ampio blocco della sinistra militante e che difende la linea della rottura La radicalizzazione dei settori del vecchio PODEM ed ECP guidati da Albano Dante, Marta Sibina e altri compagni è molto positiva, in quanto rappresentano i nostri alleati naturali al fine di ampliare la forza di chi difende la sinistra sovranista, di coloro che sono pronti a rompere con la Regime del 1978 non solo a parole, ma nei fatti.

Mentre spingiamo l’asse politico del movimento verso sinistra, bisogna spingere l’asse sociale verso la classe operaia. Ampi settori della classe operaia sono stati coinvolti nella lotta per la repubblica e contro la repressione, dove gli scioperi e l’azione del movimento operaio sono stati fattori importanti nei momenti chiave. Va detto, tuttavia, che mentre un settore della classe operaia è coinvolto attivamente, un altro, forse una maggioranza, non è stato coinvolto in modo decisivo, e mantiene un atteggiamento di passività o addirittura ostilità verso l’indipendenza. Ciò non è dovuto a una visione reazionaria, almeno non principalmente, ma deriva dalla mancanza di fiducia nei leader nazionalisti dell’ERC e, soprattutto, da quelli del PDeCAT, un partito impegnato nell’austerità e nella repressione, che è anche macchiato dalla corruzione, e che anche di recente stava conducendo brutali attacchi contro i lavoratori. È necessario un programma socialista, che possa mettere radici tra i lavoratori, entusiasmarli e mobilitarli decisamente nella lotta per la repubblica. Solo dando alla repubblica un chiaro contenuto sociale e progressista possiamo ampliare la sua base sociale tra la classe operaia. Come ha correttamente spiegato Vidal Aragonés (candidato alle elezioni del 21-D per la Cup), una repubblica basata sui tagli dell’austerità e sul capitalismo non otterrà mai il sostegno della maggioranza della popolazione. I “decreti della dignità” che la CUP rivendica contengono elementi molto positivi che dobbiamo sviluppare e attorno ai quali dobbiamo sviluppare la nostra agitazione e indirizzarla verso i grandi centri della classe operaia della Catalogna.

Inoltre, non possiamo dimenticare le grandi mobilitazioni che nel 2011-14 hanno scosso Madrid e altri settori dello Stato spagnolo, che hanno mostrato la profonda indignazione che esiste nella società in tutta la penisola. Gli alleati naturali del movimento per la Repubblica catalana sono i giovani precari di Vallecas, i minatori asturiani, i residenti di Murcia che combattono contro il muro dell’AVE [treno ad alta velocità] in costruzione e i lavoratori andalusi nella campagne. Per conquistare lil looro appoggio, rompere l’ondata sciovinista e indebolire lo stato spagnolo, dobbiamo dare alla lotta per la Repubblica un contenuto internazionalista e rivolgere loro un appello cosciente, sottolineando che stiamo combattendo contro un nemico comune. Prima del primo ottobre, la CUP e persino l’ERC hanno fatto una campagna molto attiva nel resto dello Stato spagnolo. La presenza della compagna Núria Gibert all’assemblea “Madrid per il diritto di decidere”, che il PP voleva vietare, è stato molto istruttivo sul messaggio che deve essere trasmesso. Dobbiamo riprendere questo atteggiamento con ancora più intensità e perseveranza. Il successo del viaggio di Vidal Aragonés a Madrid, svolto per mostrare pubblicamente i nostri legami di solidarietà e di classe con Alfon [un giovane incarcerato per la sua partecipazione allo sciopero generale del 2011] e i lavoratori della Coca-Cola in sciopero, ha stabilito un precedente molto corretto. Possiamo riassumere: meno l’approccio del nostro movimento verso la classe operaia catalana e spagnola è nazionalistico, più possibilità avremo di influenzarli in modo decisivo.

Per quanto riguarda il 21-D, si può dire che i compiti pratici della CUP coincidono con i compiti programmatici: combattere per l’egemonia del movimento contro l’ERC e il PDeCAT al fine di condurre una battaglia coerente per la repubblica basata sulla disobbedienza e la rottura; e dare al movimento un contenuto sociale e progressista che rompa con la logica dei tagli di austerità imposti su di noi dalla crisi capitalista, che possa entusiasmare la classe operaia e ottenere sostegno nel resto dello Stato, e questo può essere fatto solo se il movimento ha una chiara direzione di sinistra.
La lotta per la Repubblica catalana è stata la sfida più importante che il regime del 1978 ha vissuto nella sua intera storia. Una rottura rivoluzionaria in Catalogna potrebbe suscitare l’attiva solidarietà e solidarietà dei giovani e dei lavoratori di tutto lo Stato e oltre. Dopo che la Troika ha schiacciato il tentativo del popolo greco di spezzare le catene dell’austerità, con il tradimento di Tsipras e del governo di Syriza, una vittoria in Catalogna scuoterebbe la classe dominante europea e servirebbe come fonte di ispirazione per la classe operaia e la gioventù del continente.

Pane, casa, lavoro – Per la Repubblica adesso!
Lottiamo contro l’articolo 155, contro il regime del ’78, libertà per i prigionieri politici!
Per una Repubblica socialista catalana, scintilla della Rivoluzione Iberica! Vota CUP!

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