19 ottobre 2017

Boicottiamo il referendum truffa di Zaia e Maroni!

Il prossimo 22 ottobre i residenti in Lombardia e Veneto sono chiamati a votare un “referendum per l’Autonomia” delle rispettive regioni. La propaganda dei due presidenti leghisti usa toni roboanti: secondo il veneto Zaia addirittura “il 22 ottobre possiamo riscrivere la storia”.

In realtà il 22 ottobre non si deciderà proprio nulla, si terrà un referendum consultivo dai contorni del tutto confusi: “Vuoi che alla Regione Veneto siano attribuite ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia?” (in Lombardia è simile), senza chiarire su quali materie si vorrebbe esercitare tale autonomia.

La nostra contrarietà, tuttavia, è di fondo. Lega e Forza Italia amministrano Lombardia e Veneto da vent’anni e hanno già dimostrato come hanno utilizzato i fondi regionali. Centinaia di milioni gettati in speculazioni belle e buone, come la Brebemi dove la regione Lombardia ha già contribuito per 100 milioni, o la pedemontana veneta (costo per la giunta Zaia, oltre 300 milioni), per non parlare del Mose, oggetto di un’indagine in cui sono stati arrestati alcuni assessori regionali.

Lombardia e Veneto sono state consegnati in mano agli affaristi mentre si tagliano i servizi. È forse casuale il taglio di 13 milioni nel trasporto pubblico locale per il 2017 in Veneto mentre la spesa per il referendum è pari a 14 milioni? O la perdita di 12 milioni per il Tpl in Lombardia, mentre quest’anno la regione spenderà 15 milioni in guardie private?

Nel settore in cui le regioni hanno già competenze, come la sanità, le scelte dei due “governatori” sono state precise: tagliare la sanità pubblica a vantaggio di quella privata. Così nel Veneto orientale quest’anno i fondi alla sanità pubblica diminuiranno di 132 milioni mentre in Lombardia, dove attualmente il 33% del bilancio della sanità regionale va ai privati, si consentirà, con apposita legge approvata al Pirellone, di arrivare al 50%.

E le “opposizioni”? Il Pd del Veneto voterà Sì, lo stesso faranno la stragrande maggioranza dei sindaci democrats lombardi. Anche il M5S ha assicurato il suo appoggio.

Tale appoggio è naturalmente critico: quello che Pd e pentastellati vorrebbero è una “vera autonomia”.

Ma “vera autonomia” per fare cosa? La crisi dello Stato centrale è stata utilizzata in questi ultimi trent’anni dalla Lega per costruire il proprio bacino di consensi. Attraverso lo slogan “padroni a casa nostra” hanno illuso tanti lavoratori del nord che avrebbero avuto voce in capitolo nelle scelte economiche e politiche quotidiane. Un’illusione pagata cara, con la distruzione dello stato sociale, il peggioramento del tenore di vita, il via libera allo sfruttamento e alla precarizzazione operati dai padroni lombardi e veneti (ma non solo…). I maggiori poteri concessi fin qui alle regioni hanno prodotto lo stesso numero esorbitante di scandali e corruzione che c’era con Tangentopoli negli anni ’90.

“L’autonomia” è servita ad arricchire i capitalisti, i banchieri e gli affaristi e chi da sinistra ha voluto rincorrere questo slogan non ha fatto altro che gettare nelle braccia dei leghisti le classi subalterne.

Non sarà possibile per i lavoratori e i giovani in Lombardia, in Veneto e nelle altre regioni decidere del proprio destino finché non si sovvertirà l’ordine capitalista e si toglierà dalle mani della borghesia le leve dell’economia e del governo.

Dal boicottaggio del referendum può e deve ripartire la lotta per riconquistare tutti i diritti che la Lega e le destre (ma anche il Pd) ci hanno sottratto in questi vent’anni!

Articoli correlati

Il debito di Roma non va ricontrattato né pagato!

Lo strumento del debito pubblico (a livello statale o di enti locali) è la clava che negli ultimi 10 anni la classe dominante ha utilizzato per spezzare ogni politica di welfare a sostegno della popolazione. La sua morsa stringe da anni anche la Capitale.

Padroni e governo dichiarano guerra ai lavoratori

Solo qualche mese fa, all’Assemblea generale di Confindustria, il suo presidente, Giorgio Squinzi diceva di “non avere più nulla da chiedere al Governo”. Il padronato italiano si riteneva pienamente soddisfatto dell’operato del governo Renzi e lo invitava a “non demordere e a mantenere la determinazione fin qui dimostrata”.

Cosa sono le assemblee popolari?

Da più parti in Italia si comincia a parlare delle Assemblee popolari come strumento di organizzazione e di lotta. Lo sviluppo di assemblee popolari come strumento di coordinamento delle lotte, fino a prefigurare elementi di contropotere non sono affatto casi eccezionali, o costruzioni astratte che i marxisti intendono imporre al movimento reale ma ne hanno costituito in molteplici occasioni un lievito essenziale.

Mandiamolo a fondo!

Il 9 luglio l’Economist di Londra usciva con una copertina intitolata “The Italian Job” che ritraeva l’Italia come un autobus sull’orlo di un precipizio nel quale era già precipitata una Gran Bretagna simboleggiata da un taxi londinese. La crisi italiana è matura e può scoppiare in qualsiasi momento.

I fantastici numeri di Expo

• 1,3 miliardi (inizialmente 1,6) di euro investiti da Expo Spa, azienda compartecipata di enti pubblici, che organizza l’evento; • 900 milioni che comuni, province e regioni investiranno in infrastrutture

Giornata mondiale contro l’omofobia: tenetevi l’ipocrisia, noi vinceremo con la lotta!

Dal 2004 è stata istituita per il 17 maggio la giornata mondiale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia. La data rimanda al 17 maggio 1990 quando, solo 27 anni fa, l’omosessualità è stata tolta dall’elenco delle malattie mentali dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.