6 settembre 2017

Argentina – Per il rilascio immediato di Santiago Maldonado!

Il primo agosto scorso Santiago Maldonado è scomparso ad opera della Gendarmeria nazionale (l’equivalente dei Carabinieri, ndt) e dello Stato.

Per ordine del giudice della città di Esquel (in Patagonia, ndt), Guido Otranto, la Gendarmeria inizia una repressione per sgomberare il blocco della strada statale 40. Senza un mandato, entra nel territorio della comunità mapuche “Pu Lof en Resistencia del departamento Cushamen” reprimendo i manifestanti. I testimoni dicono che Santiago Maldonado – presente sul posto – è stato arrestato e fatto salire su un cellulare delle forze di sicurezza.
“I cellulari in circolazione venivano anche dalla tenuta Leleque di Benetton. Entravano nella stazione di polizia, venivano e andavano, tornavano alla tenuta, si recavano al presidio di Pu Lof. Inoltre davano ordini e indicazioni. Sapevano cosa stava succedendo. Quindi oltre ai cellulari della Gendarmeria e di Noceti, erano sul posto anche quelli di Benetton “, ha detto Soraya Maicoño, testimone chiave nel caso della scomparsa di Santiago.(Fuente: Revista Cítrica / )

Nell’operazione, è stato coinvolto anche il capo di gabinetto del Ministero della Sicurezza Nazionale, Pablo Noceti, che aveva già anticipato ai mass media che tutti i membri della comunità Mapuche sarebbero stati arrestati. “Con la RAM (Resistenza Ancestral Mapuche) non siamo disponibili al dialogo; l’unica cosa che faremo è di processarli, saranno tutti arrestati… saranno tutti identificati e quando lo avremo fatto, li arresteremo”, ha detto Noceti.

Pablo Noceti è stato il difensore di Naldo Miguel Dasso, ex capo del Reggimento di Concordia tra il 1975 e il 1977, condannato all’ergastolo per il rapimento di quattro persone e le sparizioni forzate di Sixto Francisco Zalasar e Julio Alberto Solaga, crimini commessi durante il “secondo genocidio nazionale”, come la Corte Federale di Paraná lo ha descritto nella sua sentenza. É stato anche avvocato di altri repressori che non sono mai comparsi in tribunale, ma che sono stati imputati nella cosiddetta causa di Area Concordia (riguardante sempre i crimini della dittatura, ndt).

La Commissione Provinciale per la Memoria (CPM) ha presentato nello stesso giorno un ‘habeas corpus’ per tutti i detenuti di Pu Lof Cushamen.

La manifestazione del 1 settembre a Buenos Aires

I popoli nativi lottano per il riconoscimento delle terre acquistate dai capitalisti europei, come è il caso del magnate Luciano Benetton. La terra in cui è avvenuto lo sgombero è stata occupata dai Mapuche dal 2015 e appartiene alla Compañía de Tierras Sud Argentino, azienda produttrice di lana acquisita dalla ditta italiana. I popoli nativi erano stati espropriati delle loro terre, per opera dell’imprenditore Benetton con il sostegno del governo di Mauricio Macri. Il 1 ° agosto, la comunità Mapuche protestava per richiedere il rilascio del “lonco” (leader) Facundo Jones Huala e contro l’esproprio delle loro terre effettuata dalla multinazionale.
Il Centro de Estudios Legales y Sociales (CELS) ha affermato che circa 100 agenti hanno sparato proiettili di piombo e di gomma e bruciato gli effetti personali delle famiglie del gruppo che stava realizzando il blocco stradale in segno di protesta rispetto all’arresto di Facundo Jonas Huala che ha una richiesta di estradizione pendente da parte della giustizia cilena per presunti crimini di terrorismo.

La copertura dei fatti da parte di radio, tv e giornali, sulla detenzione e la scomparsa forzata da parte della Gendarmeria Nazionale in provincia di Chubut, è semplicemente disgustosa. Il segretario della sicurezza nazionale, Gerardo Milman, ha dichiarato che la famiglia e la comunità non stanno collaborando. Da parte sua, il ministro della Sicurezza, Patricia Bullrich, ha posto l’accento sul comportamento della comunità Mapuche, accusata di non riconoscere lo stato argentino.
Nove giorni dopo, usando la copertina di “persona scomparsa” – invece di “scomparsa forzata”, il governo argentino ha posto una ricompensa di 500.000 pesos (29.000 dollari Usa) per coloro che forniscano informazioni su Maldonado. Il segretario per i diritti umani Claudio Avruj ha dichiarato: “L’artigiano Santiago Maldonado è ancora desaparecido e un autista di camion dice che lo ha visto in Entre Rios”, dichiarazione che viene subito smentita.
La scomparsa di Santiago Maldonado punta il dito non solo sulle responsabilità dello Stato, ma anche sul ruolo svolto dai media per fornire una protezione mediatica al governo di Macri; i giornali come Infobae, Clarín o La Nación, sono stati reticenti e hanno dovuto coprire il cosiddetto caso “Maldonado” solo a causa della pressione e della tensione provocata dalle organizzazioni per i diritti umani, dai partiti politici e dai sindacati, che denunciavano la scomparsa forzata e dopo che la protesta è letteralmente esplosa nelle reti sociali.
Sia il governo che i media hanno voluto distorcere e stigmatizzare la lotta della comunità Mapuche, così come l’immagine di Santiago Maldonado.

Così, nel corso dei giorni, sono stati forniti innumerevoli falsi indizi. Santiago è stato visto nella provincia di Entre Ríos, così come nella provincia di Mendoza o persino visto in Cile. Tutte queste false piste sono state avallate dal brutale Ministro della Sicurezza Patricia Bullrich, che ha sostenuto e sostiene la Gendarmeria Nazionale e che ha dato pieno sostegno a questo organismo di sicurezza sia per conto del suo ministero che dell’intero governo di Cambiemos.
Il 10 agosto, per la prima volta, i giudici ordinano di perquisire la sede della gendarmeria ad Esquel e El Bolsón dove i capelli e una corda sono raccolti come prove da confrontare con il DNA di Santiago. Il pubblico ministero riconosce che i veicoli delle forze di sicurezza erano stati puliti prima della perquisizione, il che danneggia l’indagine e pertanto queste prove sono messe in discussione.

La prima mobilitazione nazionale per richiedere il rilascio immediato di Santiago Maldonado si tiene l’11 agosto. L’evento principale si svolge in Plaza de Mayo a Buenos Aires con la presenza di parenti e organizzazioni per i diritti umani.
Il 16 agosto, il ministro della Sicurezza Bullrich si presenta davanti al Senato per rispondere sul caso Maldonado e minimizza la responsabilità della gendarmeria nella scomparsa.
Solo il 24 agosto, la Corte federale di Esquel riconosce che quello di Santiago è un caso di “scomparsa forzata”, come sostengono i parenti. Il giorno successivo, la Gendarmería, per mezzo del generale Diego Conrado Héctor Balari, ha riconosciuto che l’azione di forza è stata eseguita seguendo “ordini precisi” del Ministero della Sicurezza.

Dopo la scomparsa forzata, avvenuta il 1 agosto, in Argentina sono stati compiuti cinque attentati con bombe di Molotov ed esplosivi, oltre a proteste anarchiche che hanno provocato un attacco con una bomba incendiaria nell’edificio Anexo del Senato provinciale, senza vittime. (La Vanguardia, 29/08/2017)
Di fronte a questi incidenti, il governo di Cambiemos ha deciso di rafforzare le misure di sicurezza. Il ministro della Sicurezza ha affermato che “c’è violenza politica” e ha detto che il governo “si preoccupa” che i gruppi di opposizione “vogliono generare un clima di ingovernabilità quando non possono farlo con cortei ridicoli”. (La Vanguardia, 29/08/2017)

I mass-media hanno diffuso una serie di assurdità politiche con l’unico fine di generare un ambiente di disordine sociale, cercando di stigmatizzare le forze politiche dell’opposizione. Dopo le prossime elezioni di ottobre, il governo Macri vorrà passare di nuovo all’attacco. Dalla riforma del lavoro alla modifica dell’età pensionabile, i capitalisti che affrontano la crisi globale necessitano di lavoratori che lavorino sempre più ore, per sempre più anni e con salari sempre più bassi.

Un “alto funzionario” che ha preferito mantenere l’anonimato, ha riferito al giornale La Nación il 30 agosto scorso, “siamo in presenza di gruppi anarchici e kirchneristi che stanno sviluppando un clima di violenza utilizzando politicamente la scomparsa di Maldonado”. Il ministro della sicurezza ha informato il governo del “tentativo di questi gruppi di modificare l’ordine pubblico” e dei presunti “contatti” tra “gli anarchici argentini e cileni”. Seguendo la stessa linea di condotta i sospetti arrivano a “trotskisti, kirchneristi e fazioni rivoluzionarie” (sic), che secondo la “magistratura” sarebbero gli autori di 70 atti di violenza. (La Nación 30/30/2017)
Oppure l’idiozia secondo cui Facundo Jones Huala, ora in prigione a Neuquén, è uno degli ideologi del gruppo. Secondo il Ministero della Sicurezza, la RAM “mantiene incontri quotidiani con la Cámpora (un gruppo di appoggio al kirchnerismo, ndt) e l’Universidad de las Madres e riceve finanziamenti e sostegno logistico dai gruppi colombiani FARC e estremisti kurdi in Turchia”. (Clarín, 26/08/2017)
O un’altra, diffusa da una fonte prominente del Ministero della Sicurezza che ha assicurato Infobae 08/08/2017 che “il gruppo (Mapuche) RAM mantenuto negli ultimi anni incontri con il gruppo terroristico ETA. Ci sono anche incontri con settori della sinistra degli anni settanta che sostengono la violenza “.

Con una simile impalcatura di menzogne sostenute dai più potenti mass-media del paese, si cerca di generare o preparare un ambiente favorevole ad ulteriori passi avanti nella repressione e generare in settori di massa il sospetto che le organizzazioni politiche dell’opposizione siano legate al terrorismo, di qualunque colore esso sia.

Tuttavia, la scomparsa forzata di Santiago rappresenta un punto di svolta nella situazione politica nazionale e ciò si è espresso chiaramente nelle centinaia di migliaia di giovani e lavoratori scesi in piazza venerdì primo settembre: la risposta popolare al governo non poteva essere più netta. Governo che non solo non è in grado di dire dove si trova Santiago Maldonado, ma ha messo tutte le risorse statali, sotto la direzione di Patricia Bullrich, ministro della sicurezza, per proteggere la gendarmeria colpevole della repressione. Non solo essi agiscono per proteggere le forze repressive, i cui servizi sono necessari più che mai questo governo sta portando avanti un attacco brutale contro la maggioranza della popolazione, ma anche per difendere l’appropriazione dei terreni da parte Benetton e gli interessi minerari e petroliferi delle aziende che operano in Patagonia e contro cui protesta la comunità Mapuche.
Questa lotta ha trovato consenso nella popolazione perché in un paese dove il terrorismo di Stato ha provocato 30mila desaparecidos, le sparizioni forzate non possono essere tollerate. Solo nella capitale federale, Buenos Aires, hanno marciato più di 500.000 persone e ci sono stati altri cortei nelle principali città di ogni provincia; mostrando tutta la disponibilità alla lotta del popolo argentino per difendere le libertà democratiche.

Rivolgiamo un appello ai lavoratori e ai giovani a livello internazionale affinché esprimano la loro solidarietà con la lotta dei lavoratori argentini, per lil rilascio immediato di Santiago Maldonado, per difendere le libertà democratiche e per sconfiggere il piano repressivo necessario al governo per imporre il suo programma di sacrifici.

Solo conquistando una nuova legalità, attraverso il socialismo, sarà possibile soddisfare le esigenze più urgenti e sentite dei lavoratori e dei settori popolari. Solo la lotta dei lavoratori verso questo obiettivo finale, per un proprio governo, sarà in grado di soddisfare la lotta per la riconquista della terra da parte dei popoli nativi, che è legata indissolubilmente alle lotte dei lavoratori e dei contadini. Il vicolo cieco del capitalismo non può e non potrà soddisfare nessuna di queste esigenze.

Socialismo o barbarie!

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