29 settembre 2015

Alcune note sulle elezioni catalane

1- Mas voleva una maggioranza assoluta e non ce l’ha, assieme i due partiti catalani raccolgono 62 seggi contro i 71 che CiU e ERC avevano raccolto presentandosi separatamente nel 2012.

2- All’interno del blocco indipendentista c’è un chiaro spostamento a sinistra, prima da CiU verso ERC ed ora da ERC verso la Cup (Coordinamento di Unità popolare)

3- La Cup ha presentato un chiaro messaggio di rottura (nazionale e sociale) ed è passata da 120 a 335 mila voti sulla base di un programma anticapitalista.

4- Alla Cup manca ancora un forte radicamento operaio ma comincia a crescere nei quartieri operai soprattutto tra i giovani.

5- Ora la Cup sarà sottoposta a un enorme pressione per votare Mas alla presidenza, ma soprattutto, per formare un governo di “concentrazione nazionale” con il CDC, che sembrano aver accettato, ma che dovrebbero respingere.

6- Preoccupante la forte avanzata di Ciutatans nei quartieri operai (tradizionalmente di sinistra), a seguito della polarizzazione nazionale e l’assenza di un chiaro programma da parte della sinistra.

7- Risultato negativo per Catalunya si que es pot (la lista di Podemos, Iu e ICV) che ha avuto molti problemi: una posizione non di rottura sul diritto all’autodeterminazione, una candidatura e una campagna organizzata dall’alto (in contrasto con la campagna di Barcelona en Comù che organizzò migliaia di attivisti dal basso), l’identificazione con Tsipras che ha allontanato gli elettori più radicali, una campagna che stava migliorando nel finale ma era piuttosto generale e ambigua (far fuori Mas e Rajoy, sì, ma, per applicare quale politica?) – anche se ha più voti di ICV nel 2012, ha perso potenziali elettori a sinistra verso la Cup e a destra verso il Psc (un sondaggio del Periodico a inizio campagna venivano dati 30 seggi a Si que es pot).

8- Una forte frattura nel paese su basi nazionali con un voto molto differenziato nelle grandi città e le zone rurali, soprattutto nei quartieri dei lavoratori in relazione all’indipendenza.

9- Mas tenterà di utilizzare il risultato per negoziare con Madrid e la coalizione Junts pel Si (e anche la Cup) sarà sottoposta a un enorme pressione.

10- È abbastanza improbabile che lo stato (PP-PSOE) faccia un’offerta sostanziale prima delle elezioni politiche del 20 dicembre.

11- La lezione più importante a livello nazionale: per vincere è necessario un messaggio chiaro e radicale e un’unità genuina costruita dal basso (seguendo il modello delle candidature di unità popolare che hanno vinto le elezioni comunali di maggio).

Complimenti ai compagni della Cup e di Catalunya si que es pot che sono stati eletti augurandoci che diano vita a un forte blocco anti-capitalista nel Parlamento catalano. (Jorge Martin)

Articoli correlati

La capitolazione della Cup in Catalogna

La Cup (Candidatura d’unitat popular), il raggruppamento “anticapitalista e indipendentista” della Catalogna, premiato da un 8% di voti nelle elezioni autonomiche del 27 settembre, ha riprodotto in salsa catalana lo stesso voltafaccia di cui si era reso protagonista Tsipras la scorsa estate.

La proposta di Podemos di un governo di coalizione smaschera le reali intenzioni della classe dominante

La proposta di Podemos di formare un governo “di progresso” con i partiti che raccolgono un elettorato di sinistra, ha rovesciato tutto il circo montato dietro il processo di investitura del nuovo governo.

Podemos – Le differenze tra Errejon e Iglesias, un riflesso della lotta di classe

La Seconda “Asamblea ciudadania” nazionale di Vistalegre (in programma l’11-12 febbraio prossimi) ha una grande importanza per Podemos e per la sinistra spagnola e non è un caso che sia caratterizzata dalla polarizzazione delle posizioni dei compagni Pablo Iglesias e Íñigo Errejón.

Breve cronaca di un comizio a Madrid

Spesso ci sentiamo dire, soprattutto in Italia, che i tempi della partecipazione di massa in politica sono passati e che il divario tra le masse e i partiti è definitivamente incolmabile.

Elezioni spagnole: un calice avvelenato per la classe dominante

Il 26 giugno gli spagnoli sono stati chiamati alle urne in un clima di polarizzazione e di attesa. Queste elezioni sono arrivate dopo mesi di stallo politico, in cui nessun partito è stato in grado di formare un governo. Dai sondaggi ci si aspettava un buon risultato, come secondo partito, per la coalizione della sinistra radicale Unidos Podemos (UP) e che i partiti dell’establishment sarebbero stati colpiti seriamente.

Dichiarazione della TMI sul referendum per l’indipendenza della Catalogna

Il referendum per l’indipendenza della catalogna rappresenta una sfida nei confronti del regime spagnolo del 1978. È stato oggetto di una grave repressione da parte dello Stato spagnolo. La TMI sostiene il diritto del popolo catalano all’autodeterminazione. Per una Repubblica socialista catalana come scintilla della rivoluzione iberica