28 ottobre 2015

Air France – Nessuna persecuzione contro i lavoratori! Mobilitiamoci!

In meno di 24 ore, l’immagine del direttore delle risorse umane di Air France con la camicia strappata ha girato il mondo. Il sistema delle imprese e il governo l’ha usata per martellare l’opinione pubblica e farle credere che i lavoratori di Air France sono, nelle parole del presidente del Consiglio, “teppisti”.

da www.marxist.com

Anche Sarkozy è intervenuto e ha descritto gli eventi usando la parola francese “cheinlit,” che significa “carnevalata” – termine notoriamente usato da Charles De Gaulle nel maggio 68 contro le proteste degli studenti che avevano luogo in quel momento. È lo spettro del maggio 68 che ossessiona le menti della classe dirigente?

La copertura mediatica degli eventi del 5 ottobre ha focalizzato l’attenzione sulla “violenza” dei lavoratori di Air France. L’obiettivo è quello di spostare l’attenzione rispetto alla violenza delle misure che hanno condotto a questa esplosione di rabbia. Ad esempio, il telegiornale della sera di France 2 il 6 ottobre non ha menzionato neanche i 2.900 licenziamenti che erano stati annunciati. Non hanno nemmeno aggiunto l’informazione, già in possesso dei media, che Air France stava progettando altri 5.000 licenziamenti entro il 2017. No: hanno invece fatto circolare l’immagine del “linciaggio” del direttore delle risorse umane per mettere alla berlina i lavoratori di Air France e chiunque voglia resistere agli attacchi dei padroni francesi.

Tuttavia è molto importante notare che questa campagna dei media non ha avuto l’effetto desiderato. Secondo un sondaggio pubblicato il 10 ottobre, dopo 4 giorni di propaganda martellante, il 54% dei francesi dichiara di “capire” la reazione esplosiva dei lavoratori di Air France all’annuncio dei licenziamenti. La sinistra e i leader delle prganizzazioni operaie hanno fornito un forte sostegno ai lavoratori di Air France. Su questo problema, c’è stato un ottimo intervento Xavier Mathieu, ex rappresentante sindacale di “Contis” che ha subito un simile trattamento da parte dei media nel 2009. Anche Jean-Luc Mélenchon e Olivier Besancenot hanno dato un forte sostegno ai lavoratori e hanno denunciato la campagna mediatica. Mélenchon ha anche chiesto ai lavoratori di continuare con questa tattica di lotta, facendo notare il cinismo dell’amministratore delegato di Air France-KLM, Alexandre de Juniac, che non molto tempo fa si è pubblicamente lamentato per l’esistenza di leggi che proibiscono il lavoro minorile.

Dopo essere stati licenziati dalla direzione di Air France, cinque dipendenti sono stati arrestati nelle loro case il 12 ottobre e messi in carcere. Sono stati arrestati alle 6 del mattino, di fronte alle loro famiglie in un tentativo di umiliarli. Questi cinque lavoratori sono a rischio di una pena raddoppiata e saranno processati il ​​2 dicembre per violenza aggravata. Questo è inaccettabile. I cinque lavoratori devono mantenere i loro posti di lavoro e non dovrebbero subire alcuna condanna in tribunale.

Il 13 ottobre, Sébastien Benoît, un rappresentante sindacale della CGT ai cantieri navali di Saint-Nazaire della STX ha rifiutato di stringere la mano al capo dello Stato durante la sua visita ai cantieri. Questa è l’atteggiamento che prevale fra molti attivisti sindacali. Sébastien Benoît ha detto al presidente “Signor Hollande, per la CGT, riteniamo di non dover essere cortesi con lei a causa di ciò che sta avvenendo ai lavoratori di Air France. Riteniamo inaccettabile che coloro che ora stanno lottando per difendere i loro mezzi di sussistenza si trovino, in modo sempre più generalizzato, ad affrontare la violenza dei loro datori di lavoro”. In seguito lo stesso lavoratore ha detto alla stazione radio francese RTL che “Quando ci sono continui attacchi e provocazioni quotidiane, con una propaganda volta a criminalizzare i lavoratori, è violenza quotidiana. Diventa difficile essere cortese verso qualcuno che ci attacca costantemente“.

Il tono si sta indurendo nel campo sindacale. I sindacati CGT e Solidaires si sono rifiutati di partecipare alla “grande conferenza sociale” per l’occupazione organizzata dal governo. Il segretario generale della CGT, Philippe Martinez, ha giustamente definito questa conferenza “una massa di esperti dei padroni” al “solo” scopo di mettersi a servizio delle strategie di “comunicazione” del governo. Ha poi aggiunto che il presidente sta “continuando l’opera del suo predecessore sul piano sociale”. Poi ha denunciato l’atteggiamento del Presidente del Consiglio, che ha “ostinatamente ignorato i dipendenti” di Air France.

Manuel Valls non si limita a ignorare questi lavoratori. Porta avanti in alleanza con I padroni , l’intimidazione e la divisione sistematica di tutti i lavoratori del paese attraverso il trattamento brutale riservato agli operai di Air France. Sanno che ci saranno ulteriori tagli e, di conseguenza, altre rivolte. Vogliono dare un esempio. Ma così facendo, giocano con il fuoco. Ciò potrebbe infatti galvanizzare la combattività di molti lavoratori a tutti i livelli, come dimostrano le reazioni della CGT. Queste reazioni e il sondaggio citato in precedenza hanno nei giorni scorsi spinto il governo a ridurre i suoi attacchi contro i dipendenti di Air France. Il governo si sentiva già sicuro quella sera del 5 ottobre, ma ora non lo è più.

Il sostegno dato ai lavoratori di Air France da un gran numero di lavoratori è un sintomo molto significativo della rabbia che cova nel profondo della società francese. Guardando le immagini del 5 ottobre, molti lavoratori stavano sicuramente pensando che avrebbero voluto vedere i propri capi trattati in maniera simile. Questo ci ricorda il passo di un articolo scritto da Lenin da giovane e pubblicato nel 1901:

“A quanto pare stiamo attraversando un periodo in cui il nostro movimento operaio porta di nuovo, con forza irresistibile, a quei conflitti esacerbati che tanta paura fanno al governo e alle classi abbienti e che tanto incoraggiano i socialisti. Sì ci incoraggiano e ci confortano questi conflitti, (…) perchè la classe operaia con la sua resistenza dimostra di non volersi rassegnare al suo stato, di non voler restare schiava, di non sottomettersi alla violenza e all’arbitrio. L’ordine attuale, sempre e inevitabilmente, anche quando le cose procedono nel migliore dei modi, impone alla classe operaia innumerevoli sacrifici. Migliaia, decine di migliaia di uomini che hanno lavorato tutta la vita a creare l’altrui ricchezza periscono per fame e continua denutrizione, muoiono prematuramenteper le malattie provocate dalle infami condizioni di lavoro, dal misero stato delle abitazioni, dalla mancanza di riposo. E merita cento volte di essere chiamato eroe colui che preferisce morire nella lotta aperta contro i difensori e i protettori di questo abietto regime piuttosto che morire della lenta morte della brenna oppressa, strapazzata e rassegnata. Non vogliamo affattto dire che la lotta corpo a corpo con la polizia è la migliore forma di lotta. Al contrario abbiamo sempre fatto osservare agli operai che è nel loro stesso interesse rendere la lotta più calma e controllata, sforzarsi di orientare ogni malcontento in appoggio alla lotta organizzata dal partito rivoluzionario. Ma la principale forza che alimenta la socialdemocrazia è precisamente quello spirito di protesta delle masse operaie, che nell’atmosfera di oppressione e violena che circonda gli operai non può non prorompere di tanto in tanto in esplosioni disperate. Queste esplosioni destano alla vita cosciente i più larghi strati degli operai oppressi dal bisogno e dall’ignoranza, diffondono tra di essi il nobile spirito dell’odio verso gli oppressori e i nemici della libertà” (Un nuovo eccidio, giugno 1901. Opere complete, vol. 5, pagg. 17-18. Editori riuniti 1958)

Queste righe descrivono molto bene ciò che sta accadendo fra le fila della classe operaia, in risposta agli eventi del 5 ottobre e spiega il motivo per cui la campagna mediatica non ha avuto l’effetto desiderato. Questo è solo un motivo in più per passare all’offensiva. I lavoratori ed i loro sindacati non devono essere trattati come “delinquenti”. I lavoratori direttamente colpiti dalle sanzioni e sotto la minaccia di persecuzione giudiziaria non dovrebbero essere condannati. Dobbiamo respingere tutti insieme le accuse contro di loro. Il movimento operaio deve mobilitarsi sia contro le sanzioni (disciplinari o giudiziarie) e anche contro i licenziamenti. In questa lotta, si dovrebbe chiedere la rinazionalizzazione di Air France. È ora di strappare questa nave ammiraglia dell’industria dalle mani di parassiti come Alexander Juniac e tutti gli altri!

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